Dopo le considerazioni generali voglio fare una lista non troppo ragionata delle cose che mi sono appuntato.
Cose buone
l’interesse di UPA e delle agenzie tradizionali verso internet come media, certo, pare (ieri non c’ero) ci sia ancora qualche problema di contenuti (leggi qui le gags di Malgara e di Testa), però secondo me il segnale e comunque ottimo e fa il paio con il workshop UPA di cui a qualche post fa.
Lo stimolo di Sala a tutti gli "addetti ai lavori" a togliersi i panni dei guru troppo avanti & veloci, mi ricorda quello di Domenico Ioppolo (casualmente un altro con un ventennale background di media classici) allo IAB Forum 2003.
Le chiacchierate con Mauro Lupi di Admaiora, Massimo Colombo di Manzoni e Marco LoGuercio di SEMS, oltre ovviamente al rapido scambio con il prof. de Kerckhove.
Cose meno buone
Quasi tutti i relatori di questa mattina hanno tracciato grandi scenari su come cambia il consumatore e gli impatti delle tecnologie sulla società, il che mi va bene quando lo fanno dei professori/sociologi come de Kerckhove o Cova, molto meno quando viene fatto da chi invece dovrebbe dire alle aziende cosa fare perchè questi cambiamenti siano opportunità e non minacce.
Visti i nomi degli speaker e del moderatore, mi aspettavo di più dalla tavola rotonda: i troppi speaker e il troppo poco tempo non hanno aiutato il moderatore, Luca De Biase, a tenere alto il tenore e il ritmo dei discorsi, ma soprattutto mi sarebbe piaciuto sentire domande più incalzanti, tipo "ciascuno di voi cosa pensa di fare nei prossimi 6 mesi/1 anno, per colmare il gap con mercati come GB dove il media internet vale ben più del nostro 2%?"
Cose pessime
Un’atmosfera un po’ troppo autocelebrativa: è vero, la forte crescita rispetto all’anno scorso è un buon segnale e probabilmente per qualcuno è anche collegata ad un bel bonus, però attenzione perchè il lavoro da fare è ancora enorme, e poi: siamo sicuri di averne capito le ragioni? non è che come dice Sala, è un momento di "hype" passeggero? un’altra fase calante potrebbe essere letale.
I gadget: ma davvero servono ancora per agganciare il "prospect" e farsi dare il biglietto da visita per poi richiamarlo? Non è come se un marchio di auto premium facesse un concorso con in palio loghi e suonerie per costruirsi il proprio database? Se proprio volete usare questo sistema, almeno regalate dei libri sui temi di cui si parla, per esempio quelli di Luca.
Spunti interessanti:
Ovviamente solita eruzione di stimoli dall’intervento di de Kerckhove, eccone alcuni:
- screenager (screen + teenager, a sottolineare la dipendenza da uno schermo, TV, PC o cellulare, degli odierni teenagers);
- wreader (writer + reader, ovvero l’utente che non solo legge ma anche contribuisce);
- "The user is the content" (parafrasi di "Il mezzo e il messaggio" anche qui a riprender eil fatto che i contenuti non sono solo quelli creati dagli editori "istituzionali", inoltre dKK ha definito come "contenuto" anche i tag associati ai contenuti veri e propri e di come anzi il tag sia in alcuni casi sia il contenuto principale, in effetti su Flickr i tag sono i principali device di accesso ai contenuti, cioè le foto);
- Creative Consumers (concetto a mio avviso analogo a quello di "consumatore brand-manager" espresso da Cova al workshop UPA).
Un altro spunto interessante è Chuco, l’iniziativa di "cool hunting" di JWT citata da Maurizio Sala (che lavora per un’agenzia concorrente), peccato che siano così impegnati a cercare ciò che è cool da non aver avuto tempo di fare un sito (o comunque di fare in modo che fosse facile trovarlo).
Non granchè invece dal giro negli stand: cose già viste e sentite, assenti MSN e Google (qualcuno sa perchè?), poche agenzie (ricordo Marketing MultiMedia, Fullsix e E3), almeno 4 società che fanno SEO (ma quanto mercato c’è in Italia per questi servizi?).
Mi piacerebbe che al prossimo IAB ci fosse una zona "fringe" dove far mettere banchetti a quei player minuscoli (microagenzie, blogger, creativi freelance, etc.), che magari non saranno adeguati a gestire i budget da €10mln di cui ha parlato Marco Tinelli di Fullsix, ma che in questo momento mi sembra abbiano il polso dei cambiamenti in atto e forse siano più adeguati dei player più grandi (ma anche più lenti) a aiutare le aziende a cavalcare questi cambiamenti.