Il mio post di appunti è stato ripreso da Luca De Biase sul suo blog, e la chiosa fatta da Luca circa le mie perplessità sulla tavola rotonda da lui moderata mi ha aiutato a mettere a fuoco meglio la mia perplessità di fondo sull’intero IAB Forum.
Nel mio post dicevo che avrei preferito "sentire domande più incalzanti, tipo "ciascuno di voi cosa pensa di fare nei prossimi 6 mesi/1 anno, per colmare il gap con mercati come GB dove il media internet vale ben più del nostro 2%?"" e Luca risponde "se qualcuno degli intervenuti avesse saputo come fare a colmare il gap che separa l’Italia dalla Gran Bretagna ce lo avrebbe detto senza aspettare una domanda in materia."
La risposta di Luca potrebbe essere terribilmente corretta e quindi essere da me maliziosamente interpretata così: gli "addetti ai lavori" che hanno parlato allo IAB Forum non sanno come far crescere davvero questo mercato, ecco perchè più che di pubblicità si è parlato di "sociologia".
Ovviamente questa considerazione sarebbe estremamente ingenerosa verso un settore, che avrà le sue pecche, ma che comunque sta fecendo passi da gigante anche in termini di qualità: sempre di più mi capita di parlare con editori (bada bene: editori, non centri media) che nel proporre progetti speciali sui loro siti/portali includono un tracking dell’attività per vedere come variano gli indicatori di ricordo, di propensione, etc, tra utenti epsosti e utenti non esposti.
Ecco, io allo IAB Forum 2006 avrei voluto sentir parlare di queste tematiche: pianificazione, creatività, misurazione, integrazione tra media diversi, etc.
Anche perchè nelle aziende dopo una bella presentazione sulle meraviglie del Web 2.0, del nuovo consumatore, etc., scatta la domanda "E quindi? Io cosa dovrei fare?" (per gli anglofili: "So what?"), e a mio avviso solo se si possiedono queste tecniche sarà possibile dare risposte convincenti e ambire a guadagnarsi quella fetta di budget che permetterà finalmente di dire che il mercato è cresciuto davvero.