Business, MarketingNovember 14, 2006 10:33 pm

Dopo tanto parlare di pubblicità su internet
come se ormai esistesse solo quella e fosse solo questione di ore la scomparsa dei mezzi classici, mi piace l’idea di un post dedicato al caro vecchio "manifesto", però anche lui in chiave "2.0".
Questo manifesto secondo me è strepitoso: l’occhio di destra (di chi guarda) è stato truccato con il mascara di Max Factor, quello di sinistra no, e infatti quando piove (veramente) cola…

 

E’ chiaro che funziona in paesi piovosi, altrimenti l’effetto si perde.
Si potrebbe replicare sul web invitando l’utente a sputare sul banner…

Business, Marketing 6:41 pm

Nei blog di chi si occupa di internet marketing è tutto un parlare di "vanghetto", ovvero di ricordare e criticare l’uscita del presidente di UPA, Malgara, alla giornata inaugurale dello IAB Forum; cito come esempi autorevoli il post di Layla Pavone, presidente di IAB Italia, e quello di Luca De Biase, capo-redattore di Nova24.
A mio modo di vedere è un bene che questa cosa sia uscita e mi piacerebbe che diventasse il pretesto per un confronto tra le associazioni (UPA e IAB ma anche Assocomunicazione, ADCI e altre) che cercasse di sgombrare il campo, da una parte e dall’altra, dai pregiudizi e dai falsi miti.
Io non credo che Malgara abbia usato l’espressione come sintomo di "paura del novo", dopo tutto lui rappresenta gli utenti di pubblicità, ovvero la categoria di chi dall’avvento di un nuovo modo di comunicare, più efficace, etc. avrebbero solo da beneficiare.
Credo di più alla battuta sfortunata (magari fatta con intento positivo, a ribadire una prerogativa che la TV non ha) legata forse ad un  pizzico di sufficienza verso un’industria che non ha ancora la credibilità che invece ha quella dei media tradizionali, fatta da persone con 20 o 30 anni di carriera. Certo che la battuta stride molto con quanto sentito pochi giorni fa proprio in casa di UPA: in quell’occasione quasi tutti gli interventi sono sembrati di buon spessore e non ho ravvisato "paura" nei confronti del nuovo nè improprietà nell’affrontarlo, anche per questo propendo per la battuta infelice (che comunque mi ha lasciato parecchio basito).

Per la cronaca, un bel "vanghetto" era in vendita su eBay, non costava neanche tanto (base d’asta a €20) ed è andato invenduto: che l’inserzionista non abbia utilizzato bene le leve dell’internet marketing?

Web 2.0, Business, Marketing 12:20 am

Negli USA sta per uscire il film "Fast Food Nation", tratto dall’omonimo libro di Eric Schlosser.
In questo libro (e suppongo il film faccia altrettanto) il giornalista americano passa in rassegna tutti gli aspetti dell’industria del fast food, dalla macellazione, agli impatti sociali dei "MacJobs", tracciandone un quadro non proprio piacevole (alcuni capitoli non sono consigliati ai deboli di stomaco).
La cosa interessante sono i risvolti di marketing di questo libro/film: l’industria del fast food teme di subire un nuovo shock come quello subito nel 2003 quando uscì il famoso film "Supersize Me" di Morgan Spurlock, non posso giurare sulla correlazione, ma mi sembra molto sospetta la caduta del titolo MCD nel 2003:

 

Questa volta infatti l’industria del fast food ha deciso di non farsi trovare impreparata e ha quindi messo in campo una serie di contromisure sul piano della comunicazione e delle PR.
Sul web le più rilevanti a mio avviso sono il progetto Best Food Nation (varato da una serie di associazioni di categoria) e la sezione "Our Values" del sito corporate McDonald’s.
Entrambi i progetti prevedono un blog: ma mentre quello di Best Food Nation è generico, e consta di 2 soli post, uno di giugno e uno di novembre 2006, quello di McD’s è specifico sul tema della Corporate Social Responsability, ha numerosi post e soprattutto è dichiarato che l’autore è Bob Langert, VP per la CSR di McDonald’s.
Questa strategia preventiva di McD’s sembra essere globale, infatti al recente workshop UPA di cui ho parlato in un post precedente, è stata l’oggetto dell’intervento di Luca Bon, Direttore Marketing e Comunicazione McDonald’s Italia, il quale ha espressamente indicato la volontà di McD’s di non "farsi trovare impreparati come nel caso di "Supersize Me"".