Questo blog, che va a pieno titolo nella categoria "Inutili", raccoglie tantissime esempi di "generatori", cioè di applicazioni, tipicamente online, che a seguito di input dell’utente generano una foto, una frase, etc..
L’ho trovato mentre cercavo un generatore di codici a barre, e una volta trovato non ho potuto fare a meno di provare a generare un po’ di tutto:
Hierog-lize: il nome di questo blog ai tempi dei faraoni
Neon signs: un insegna per il blog
ChurchSigns: amen
Error Message Generator: e adesso?
Ma il più artistico è questo, che trasforma un set di dati personali in una composizione alla maniera di Mondrian.
A proposito di corporate blogs (altro tema del quale si discute molto) ho scoperto poco fa questo di Nike dedicato al basket, o meglio al "loro" basket, cioè alle loro scarpe e agli atleti che le indossano o le hanno indossate.
Non so se questo sia un "vero" blog o un "flog" ("fake-blog", come quello di Bonduelle), sicuramente non è uno "splog" ("spam-blog"), quello che posso dire è che è davvero ben fatto a cominciare dal template, e, vista la quantità e qualità dei contenuti, la rispondenza assoluta alle linee guida della brand image e quindi l’obiettivo dichiaratamente promozionale, mi verrebbe da definirlo un "mlog" (cioè "marketing-blog").
Purtroppo non è possibile commentare i post, e questo è un peccato perchè, al di là delle considerazioni blog-filologiche, credo che a tanti piacerebbe lasciare un commento su Moses Malone o sulle Air Force (ne ho consumate diverse paia sul playground della Cittadella a Parma).
Sempre in tema di Nike e blog, segnalo un altro paio di esempi piuttosto interessanti, da notare che sono entrambi francesi, una ulteriore testimonianza della maturità ormai raggiunta dalla blogosfera transalpina.
Il primo è "Inzebuzz.net", una piattaforma collettiva di blogging dedicata al famosissimo progetto Nike+, il prodotto congiunto Nike/Apple dedicato ai runners che consente di interfacciare le scarpe Nike predisposte all’iPod Nano per trasformare quest’ultimo in un allenatore personale.
L’idea è molto interessante e si articola in due fasi: a partire da circa un mese prima del lancio in Francia dello sport kit, Nike ha dotato 20 corridori di tutto il necessario affinchè lo provassero e descrivessero sul blog le loro impressioni; dal 1° novembre, giorno del lancio, il blog è diventato pubblico e chiunque può partecipare.
L’utilizzo del blog collettivo in questo contesto appare estremamente naturale in quanto il servizio web sul quale scaricare i propri risultati dispone di diverse funzionalità di community (per esempio la possibilità di sfidare a distanza altri runners), e inoltre prevede che alcuni testimonial eccellenti, tra cui Lance Armstrong, raccontino il ruolo che la musica ha nella loro attività sportiva (su Inzebuzz.net è disponibile una testomonianza di Loic Le Meur - definito "Le gourou des Bloggeurs français" - sugli effetti postivi della corsa anche sulle performance sessuali…)
Il secondo esempio è "The Daily SNKR", un blog collettivo "made with the support of Nike" che permette a chiunque di raccontare la passione per le scarpe Nike, scrivendo le proprie storie, descrivendo la propria collezione, etc.
Il blog faceva parte di un’azione 2004-2005 di Nike dedicata alle scarpe da basket di stile retrò, quindi terminata l’azione il blog è stato congelato.
Consiglio di fare un salto sul sito dell’agenzia che lo ha realizzato, BlogAgency, per vedere gli altri progetti realizzati dall’agenzia (Andrea: guardati questo per Samsung).
Credo che questa strada dei "mlog" o adver-log sia una strada che molte aziende possono intraprendere, parlando in prima persona dei propri prodotti e servizi e soprattutto facendo parlare le persone che di questi prodotti e servizi sono (o saranno) i consumatori.
Il concetto di "brandscape", cioè di paesaggio fisico definito dai brand che lo popolano, era stato anticipato nel 1977
dal libro "Learning from Las vegas" di Robert Venturi e Denise Scott-Brown, descrivendo come la "vera" Las Vegas
è visibile solo quando i neon degli alberghi e dei casino sono accesi.
Adesso "Kapitaal" un video del collettivo olandese "StudioSmack" va oltre "spegnendo la città" e lasciando solo le insegne pubblicitarie e gli elementi di comunicazione visiva (es., segnali stradali) per dimostrare la quantità di stimoli visivi ai quali siamo sottoposti quotidianamente..
Il risultato è molto interessante e dimostra il tasso di "inquinamento visivo" (definizione contenuta nella "Carta del progetto grafico" PDF) delle nostre città.
Il brandscape è un concetto che si applica non solo al paesaggio e all’architettura: infatti le marche e in generale gli atti di consumo sono fattori che sempre più spesso usiamo per definirci anche come individui (definendo i nostri "Lovemarks") e sempre più spesso anche come comunità (es., i BMWisti).
P.S.
a proposito di Lovemarks, questo è il mio…
