Anche a seguito dello IAB Forum, si parla molto di corporate blog: da un parte c’è chi, come Mauro Lupi, sostiene che i corporate blog sono cosa buona e giusta (nel giusto contesto aggiungo io, che comunque sto da questa parte), dall’altra chi invece, come Mascetti, li ritiene completamente inutili almeno dal punto di vista del ritorno sull’investimento.
A giudicare da questa lista di CEO blog però mi sembra che ci siano fior di aziende che nei blog vedono una certa utilità, a questo proposito io ho due considerazioni sul "perchè si" ai corporate blog.
Prima però sgombriamo il campo da possibili equivoci: non sono un romantico nè un templare del Web 2.0, per cui mi rendo conto abbastanza bene che è molto improbabile che qualcuno si precipiti al supermercato a comprare la scarta igienica dopo aver letto il blog del CEO dell’azienda produttrice, per questo premetto anche che ci sono anche tanti "perchè no ragionati" ai corporate blog (mentre non accetto i "perchè no assoluti", perchè come dicono i miei bambini "perchè no non è una risposta"…).

La prima considerazione riguarda i corporate blog veri e propri, cioè quelli in cui il proprietario dell’azienda, il CEO o comunque un alto dirigente, condivide la propria visione del mondo, anzi oserei dire (visto che questo è il mio blog oso…) la propria weltanschauung.
A mio avviso si possono permettere di tenere un blog di questo genere solo le aziende che hanno una posizione ben precisa (sul business, sul loro ruolo nella società, su temi specifici legati ai loro prodotti, etc.) e che non si vergognano a dichiararla; in questi casi il blog è lo strumento ideale per divulgarla e discuterla a aptto che ci sia la massima franchezza e trasparenza.
L’esempio che a mio avviso incarna meglio questo tipo di blog è quello di M. E. Leclerc (il blog in realtà è parte di un sito più articolato), proprietario dell’omonima catena francese di supermercati, che usa il blog per raccontare senza peli sulla lingua il suo approccio al sistema dei consumi.
Anche se non conosco benissimo il francese, lo stile molto diretto e personale mi fa pensare che sia tenuto da M.E.L. in persona e che non ci sia un "ghost blogger", altri elementi positivi sono la frequenza di posting è molto alta (oltre 10 post/mese), e la possibilità di commentare (con M.E.L. che partecipa assiduamente alla discussione).
Un altro progetto che va in questa direzione è Ford Bold Moves, il sito con il quale Ford documenta gli sfrozi che sta facendo per uscire dalla crisi. Anche qui prevale un tono "real real", senza forbitismi da PR. con una rassegna stampa senza censure e che spesso privilegia come fonti i blog anzichè i media tradizionali.

La seconda considerazione a favore dei corporate blog riguarda un’accezione più "markettara", ovvero un blog pensato per testimoniare il flusso continuo di novità (lanci di prodotto, eventi, campagne, etc.) che l’azienda "produce".
E’ evidente che questo tipo di blog è adatto ad aziende molto attive e con molte cose da comunicare, l’esempio a me più presente è il blog di Samsung Italia (gestito dall’amico Andrea) dove con un tono assolutamente fuori dai canoni della press release, Andrea racconta cosa succede in casa Samsung.

Una via di mezzo tra le due forme appena descritte è a mio avviso il blog di Federico Minoli, CEO di Ducati: in questo blog la visione del manager e la passione del tifoso si fondono animando discussioni cha vanno dai prodotti all’attività sportiva, veramente un bel progetto.

In conclusione: ben vengano i blog aziendali purchè non siano figli di una moda passeggera ma siano parte di una strategia di relazione e comunicazione chiara,