Web 2.0, SocietàNovember 23, 2006 12:51 pm

Da una bella chiacchierata di ieri sera con Federico, è uscito uno spunto molto interessante: in questo momento si parla tanto di Wiki, cioè di "What I Know Is", ma quando questo concetto si applica a cose in divenire, come appunto il tema riassumibile in "Web 2.0", forse è meglio parla di "Witi", cioè di "What I Think Is".

Io trovo estremente utile una piattaforma come la Wikipedia, però la sua utilità è in qualche modo "classica": ho un’esigenza di conoscenza e lì trovo, se non proprio la summa, almeno un primo livello di informazione/sapere che mi permette nell’80% dei casi di risolvere l’esigenza e, per l’altro 20% probabilmente mi aiuta a risolverla dandomi elementi, fonti, etc.
Ma uno dei punti di forza del social web è proprio l’accesso alle opinioni delle altre persone, opinioni che possono servire a mettere in dubbio le nostre convinzioni e dalle quali far scaturire nuove idee o nuovi livelli di generazione di altre idee.
Il punto è proprio nella parola "generare": perchè ci sia "generazione" e non solo "consolidamento" e "messa a disposizone" del sapere, è necessario che la partecipazione delle altre persone al processo generativo sia un presupposto e non una possibilità.

Questo approccio porta ad una concezione bottom-up della costruzione del sapere secondo una logica "open source" che a mio avviso sarebbe un tema da far svolgere a qualcuno di più bravo (esempio).

Design, Experience 12:04 am

Quella della user experience riferita all’acquisto di un prodotto è una filiera abbastanza lunga e, soprattutto se il prodotto è di un certo valore e/o comporta un certo coinvolgimento emotivo, spesso è un’esperienza anche piuttosto gratificante.
Questo post di "Three minds @ Organic" si concentra su uno dei momenti più piacevoli: quello dell’apertura della scatola e quindi di abbattimento dell’ultimo diaframma che si frappone tra noi e la definitva presa di possesso dell’oggetto acquistato.
Io ho ben presente il momento in cui sono tornato a casa dall’ufficio sapendo che avrei trovato il pacco contenente il mio iMac, e memore delle sensazioni di piacevolissima sorpresa provate quando ho aperto la scatola del mio primo iPod, pregustavo il momento in cui avrei aperto il pacco, immaginandomi, come poi è stato, di trovare una perfetta disposizione dei vari componenti, i classici adesivi con i logotipi di Apple, etc., esperienza che si è conclusa degnamente con la comparsa di un bel "Welcome" appena acceso l’iMac.

 

Proprio perchè immaginavo che sarebbe stata un’esperienza piacevole ho fotografato tutte le varie fasi, creando così una delle "unboxing sequence" che ormai sono una presenza costante di blog quali Engadget e Gizmodo, fino ad arrivare a blog, come Unbox.it e Unboxing.com, dedicati interamente alla "unboxing ceremony".

Nel post in oggetto ci sono un paio di spunti interessanti, innanzitutto il fatto che le sequenze in qualche modo permettono di vivere l’esperienza di approccio ad un prodotto ambito anche quando questo non è ancora in nostro possesso, per esempio negli ultimi giorni sono fiorite le unboxing sequence relativa alla PS3 e alla Wii.
Ma lo spunto più interessante è questo e lo riporto per intero in inglese:
Unboxing is a component of the tribute media experience as loyal brand/product fans create, share and comment on social media to express their appreciation (or attack a competitor). Does unboxing help promote a consumer experience, we think so, and a lot of our clients are paying close attention to how a consumer feels about their product’s unboxing experience and the comments that ensue from the community - think of it as focus group, but without anyone influencing the opinion.

Adesso la domanda è: quante aziende italiane progettano l’esperienza dell’apertura della confezione dei loro prodotti con l’intento di farne un’esperienza memorabile che sia parte integrante della user experience complessiva?
Io ne conosco una: Fiordimela, azienda che vende online strudel di pasticceria consegnati a casa dentro una cassetta di legno e accuratamente confezionati (con tanto di sigillo di ceralacca) per garantirne integrità e fragranza.