Da una bella chiacchierata di ieri sera con Federico, è uscito uno spunto molto interessante: in questo momento si parla tanto di Wiki, cioè di "What I Know Is", ma quando questo concetto si applica a cose in divenire, come appunto il tema riassumibile in "Web 2.0", forse è meglio parla di "Witi", cioè di "What I Think Is".
Io trovo estremente utile una piattaforma come la Wikipedia, però la sua utilità è in qualche modo "classica": ho un’esigenza di conoscenza e lì trovo, se non proprio la summa, almeno un primo livello di informazione/sapere che mi permette nell’80% dei casi di risolvere l’esigenza e, per l’altro 20% probabilmente mi aiuta a risolverla dandomi elementi, fonti, etc.
Ma uno dei punti di forza del social web è proprio l’accesso alle opinioni delle altre persone, opinioni che possono servire a mettere in dubbio le nostre convinzioni e dalle quali far scaturire nuove idee o nuovi livelli di generazione di altre idee.
Il punto è proprio nella parola "generare": perchè ci sia "generazione" e non solo "consolidamento" e "messa a disposizone" del sapere, è necessario che la partecipazione delle altre persone al processo generativo sia un presupposto e non una possibilità.
Questo approccio porta ad una concezione bottom-up della costruzione del sapere secondo una logica "open source" che a mio avviso sarebbe un tema da far svolgere a qualcuno di più bravo (esempio).
