Sempre nel contesto del "caso YouTube" stavo commentando il post di Mauro nel quale si associa alla proposta di Layla di istituire "un Comitato permanente per l’informazione su Internet che possa essere il punto di riferimento per far conoscere alle istituzioni giudiziarie, politiche e agli organi di informazione il valore e le peculiarità della rete", poi siccome mi stava venendo un po’ lunghetto ho deciso di farne un post.
Premetto che sulla carta l’idea di Layla mi pare sensata: creare un punto di riferimento per la classe politica sulle questioni legate all’utilizzo delle nuove tecnologie di informazione, una sorta di "lobby civica" che abbia come interlocutore la classe politica e l’obiettiva di mettere quest’ultima di legiferare con la dovuta conoscenza e competenza.
Però all’atto pratico vedo molti problemi:
Rappresentatività: chi assicura che questo "comitato" faccia davvero gli interessi di tutti gli utenti della rete? non rischiamo di creare un "MOIGE" di internet? ovvero che qualcuno si dichiari "rappresentante" degli utenti di intenret (che più si va avanti e più tebderanno a comprendere fette sempre maggiori della popolazione) e venendo riconosciuto come tale vada a parlare a nome di milioni di persone che non l’hanno mai autorizzato in alcun modo a fare ciò.
Autoreferenzialità 1: in Italia attorno ad internet io vedo ancora tanta voglia di affermare delle diversità, quasi che internet non fosse parte della realtà (l’unica, per quanto mi concerne), ma si configurasse come una "realtà alternativa", dotata di proprie regole (qualcuno in un post indignato citava la Netiquette, che sarebbe come dire che non servono le leggi perchè abbiamo il galateo…) e non assoggettabile alle leggi del mondo reale (semmai il punto è che il mondo reale non si è ancora dotato delle leggi necessarie a normare un fenomeno nuovo).
Autoreferenzialità 2: Mauro nel sottoscrivere la proposta di Layla afferma che "prima di parlare di internet uno dovrebbe dimostrare di saperne qualcosa o di essersi informato prima"; posto che la conoscenza non è mai troppa, a chi si dovrebbe dimostrare di poterne parlare? questa persona a sua volta a chi lo dovrà aver dimostrato? e così via con il rischio che ci sia una sorta oligarchia autoeletta e autocertificata che assegna le patenti di "esperto a sufficienza" di internet?
Io prima di creare questo "comitato", vorrei capire cosa hanno fatto e cosa intendono fare da questo punto di vista quelle associazioni industriali che già adesso operano con la rete: IAB, AIIP, Assocomunicazione, etc.
Forse il punto sta proprio qui: un po’ per la giovane età, un po’ per quella voglia di "essere molto avanti" molto ben descritta da Maurizio Sala allo IAB Forum, forse queste associazioni non hanno considerato opportuno avere questo genere di interlocutori, se non in modo superficiale, come nel caso del ministro Gentiloni al recente IAB Forum ("superficiale" è da prendere non come giudizio negativo ma come contrario di "non approfondito").
Mi rendo conto che questa opera non sia nella loro missione, per lo meno non in modo prioritario, ma in fin dei conti sono associaizoni che già esistono, sono formate da persone "esperte" e soprattutto hanno interesse a far si che internet venga regolata con loro seduti al tavolo.
Forse la cosa migliore sarebbe che esponenti di queste associazioni aderissero al progetto dmin.it, che, come appare sul sito, "è un gruppo interdisciplinare, aperto, senza scopo di lucro, che si propone di definire aree di interventi che consentano all’Italia di acquisire un ruolo primario nello sfruttamento del fenomeno globale Digital Media.

Con l’idea del comitato si ripropone l’eterno dilemma della rappresentatività.
Ma si può tentare comunque un esperimento: eleggere i componenti di questo comitato. Come?
Siano i blogger stessi, o chi vuole, a farlo: la forma ancora non so immaginarla ma penso di possa fare senza troppi problemi.
Io leggo un certo numero di blogger e non avrei difficoltà a votare questo o quello, perché penso di aver capito grosso modo la posizione di ciascuno.
Un po’ di rappresentatività è sempre meglio di zero rappresentatività.
Del resto mettiamoci anche nei panni di un politico che si trova a decidere su internet: quali sono gli interlocutori? I provider? Gli operatori telefonici? E gli utenti “normali” chi li rappresenta? Nessuno.
Un ipotetico comitato che si prefiggesse di essere interlocutore, deve avere anche la forza dei numeri, deve rappresentare qualcuno, fossero anche solo 500 o 1000 navigatori.
Comment by aghost — November 29, 2006 @ 8:38 am
non sono del tutto d’accordo sulla frase “Un po’ di rappresentatività è sempre meglio di zero rappresentatività.”, perchè ovviamente c’è il rischio che chi si configura come interlocutore rappresneti gli interessi di una piccola parte dei rappresnetandi, però d’altra parte più ci penso è più mi rendo conto che sia corretto provarci, altrimenti il rischio di provvedimenti “top-down” presi da una classe politica con poca dimestichezza con la rete è forte e potrebbe essere davvero devastante.
Comment by andrea — November 29, 2006 @ 9:22 am
Ho esitato un po’ a scrivere questo commento, perché quello da dire mi sembrava sia banale, sia tacciabile di supponenza.
Ho due cose da dire in merito:
(I)
Parlare di comitato dei
sapienticonoscitori di internet è contraddittorio.Internet è un “luogo” dove accadono fatti che hanno ripercussioni sul mondo reale.
Penso che chi
non è connessoè fuori dalla Rete possa (o debba, se è preposto a farlo) valutare le ripercussioni nel mondo reale del fatto che ha origini nella Rete.Non penso che un pubblico ministero o un giornalista sia tenuto ad andare a chiedere ad un “comitato di esperti” per avere spiegazioni e poter valutare. Gli strumenti e i codici che usa tutti i giorni nel mondo reale gli devono poter bastare (chi investiga può disporre anche di ottimi periti, fra l’altro), perchè appunto ciò che viene valutato sono le “conseguenze” di un fatto, a prescindere dall’origine.
L’esempio, nel triste caso google / bullismo di Torino: google si difende in base ad un user agreement del suo servizio online che la esenterebbe da responsabilità, chi indaga chiede invece conto del danno (e reato) che la visione del filmato ha causato alle parti direttamente coinvolte e alla comunità.
Per google deve prevalere la “policy applicata all’origine”, per l’altro la conseguenza che il fatto ha avuto e la responsabilità del network che lo ha trasmesso. Personalmente, l’ho già scritto su questo blog, penso che google sia responsabile perché si comporta a tutti gli effetti da network da
“emittente”, e quindi deve vigilare sul contenuto su cui fa business.(II)
Infine penso che definire una qualsiasi segmentazione o gerarchia (gli esperti e i “normali”, ad. es) in un ambiente “architetturalmente” non gerarchico e “pari a pari” sia una battaglia persa. Il TCP/IP che trasporta i dati in giro per la rete e che ne costituisce l’infrastruttura fu studiato proprio per permettere ai dati di raggiungere la loro destinazione scegliendo di volta in volta la rotta ottimale. In caso di ostacoli, un pacchetto di dati può tornare indietro di qualche passo e cambiare strada per arrivare alla meta. Erano gli anni della guerra fredda, il trasporto dei dati doveva essere possibile anche in caso di black-out da attacco nucleare…
Internet dunque si fonda in maniera originaria sul concetto di “workaround”, e trovo assurdo pensare che un qualsiasi filtro (come quello di un “comitato di esperti”) si possa regolamentare l’accesso alla conoscenza…
Fede
Comment by Federico — November 30, 2006 @ 6:22 pm
fiordimela, sarà anche assurdo ma la realtà è diversa. La classe politica non è “workaroud” ma decide per te, ti piaccia o no. Per questo è necessario un contrappeso, che può essere una libera associazione di utenti di internet, che esprime “un comitato” che prende delle posizioni.
Questo è utile anche al politico, perché se è un politico serio ascolta tutte le campane prima di decidere.
Nelle democrazie tutto si basa sul concetto di rappresentanza (a me non non piace ma non s’e’ trovato di meglio) siccome questo è il sistema vigente ti ci devi confrontare. Altrimenti subisci le decisioni degli altri e basta
Comment by aghost — December 5, 2006 @ 12:10 pm
Grazie aGhost per il commento. Sono d’accordo con te quando per sistema vigente si intendono le leggi dello stato italiano. Ma se scendiamo a livello di usi e consuetudini (che tra l’altro sono fonti di diritto), vedo come ogni giorno attraverso la rete faccio dei “workaround”: alle agenzie viaggio per trovarmi da solo la mia casa in grecia per le vacanze a prezzi accessibili, ai lost and found di una compagnia aerea per avere un risarcimento dovutomi scrivendo una mail ai vertici della compagnia stessa, ai comunicati stampa delle aziende per avere invece informazioni su un nuovo prodotto da chi realmente lo ha provato e quindi decidere di comprarlo, a Microsoft quando mi scarico Open Source. La Rete mi da la possibilità di “fare il giro intorno” a qualcuno si mette fra me e il mio interlocutore e spero che la lista delle mie esperienze di workaround continui ad allungarsi…
Comment by Federico — December 5, 2006 @ 1:10 pm