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Il sito di un fotografo interessato all’archeologia industriale.
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Una raccolta di siti CSSbased.
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Il sito di una delle agenzie di pubblicità più acclamate per creatività e approccio innovativo alla comunicazione.
Brand nella tempesta della rete: le mie riflessioni
Su [mini]marketing Gianluca fa una serie di riflessioni sui "brand nella tempesta della rete" chiedendosi:
"Come condurre un superbrand offline consolidato - che ha tutto da perdere, visto che è già top of mind, arrivato, con una sua identità ben precisa - nel mondo del web 2.0, senza farsi sballottare di qua e di la’ come una barchetta nella tempesta, posto che la direzione del vento non la puoi più dirigere tu?"
Si tratta di un domandone da diversi milioni di dollari (non figurati) perchè la risposta potrebbe in qualche caso significare lo spostamento di sostanziose fette di budget di comunicazione da un media ad un altro, il punto è come sempre capire se spostare, quanto spostare e soprattutto verso dove facendo cosa.
Ovviamente non esiste una risposta che va bene per tutti, però avendo letto il post subito dopo una riunione nella quale si è parlato proprio di questo tema, riporto il mio commento al post di Gianluca:
"vengo da una riunione in cui abbiamo proprio parlato di questo…
non ho soluzioni ma abbiamo definito un approccio alla relazione con le persone:
0) la mission, l’architettura e gli obiettivi della marca devono essere estremamente chiari
1) bisogna mappare i needs/wills della amrca con quelli delle eprsone
2) analizzando gli incroci della matrice di cui al punto 1 bisogna individuare degli ambiti interessanti per entrambi
3) ciascun ambito deve essere analizzato e approfondito allo scopo di definire uno o più "driver di relazione"
4) individuati i driver questi devono essere analizzati in due direzioni: verso l’alto ai fini della loro compliancy con la strategia complessiva di cui al punto 0, verso il basso in termini di possibilità di sviluppo progettuale.
tutto questo approccio deve essere assolutamente laico (cioè non anteponendo le soluzioni tipo "bisogna fare un blog") e "media neutral".
facile, no?"
No, non è per niente facile anche perchè, almeno per la mia esperienza personal/professionale, non saprei bene a chi "dare il brief", nel senso che la mia percezione è che, almeno in Italia, non esistano agenzie in grado di approcciare il tema nella sua complessità, ma si limitano appunto a proporre soluzioni puntuali (podcast, blog, etc.) a problemi che invece richiedono un approccio più comprensivo.
Ancora in tema di personalizzazione segnalo il sito Customsnkr.com interamente dedicato ad una forma estrema di "sneaker culture": la personalizzaizone di scarpe da ginnastica.
Oltre a tanti contenuti su come customizzare le proprie sneaker propone anche una piattaforma di blogging dedicata a chi voglia mostrare le proprie creazioni.
Chiaramente si tratta anche di un fenomeno riconsucibile al tema del "Bottom-up brand management", in quanto si tratta pur sempre di scarpe di marca (generalmente Nike, ma anche Adidas, Puma e Converse) che pur "reinterpretate" continuanoi ad avere i segni distintivi (per es., lo "swoosh" di Nike) della marca.
Altra cosa interesante è che come sempre su internet un singolo sito fa scoprire un intero universo di siti dedicati al tema, tra i tanti segnalo quello di Metamphibian, interessante anche perchè le creazioni (non solo scarpe ma anche T-shirts e altri capi d’abbigliamento) sono in vendita.
Sul blog di Luca Mascaro leggo questo post in cui l’autore stigmatizza il fatto che Lapo Elkann avrebbe definito "Made in Italy 2.0" la sua nuova iniziativa ItalianIndependent.
Come si legge nella sua risposta ad un commento di un lettore, Luca teme che il suffisso "2.0" appiccicato di qua e di là possa portare a conseguenze disastrose: "il problema è che gli uomini di marketing stanno deformando il concetto portandolo nel mondo fisico.. questo è molto pericoloso perchè i modelli di eccellenza che potenzialmente formano il 2.0 funzionano solo online e se vengono portati offline la mia paura è che si formi una bolla speculativa al contrario."
E poi conclude dicendo che "Nella pratica vorrebbe dire sviluppare prodotti fisici con idee di personalizzazione e/o di continua evoluzione che sono insostenibili nel mondo reale".
Non condivido in nessun punto la "paura" di Luca, anzi il fatto di portare nel mondo fisico questi "modelli di eccellenza" credo che sia la cosa migliore che ci possa capitare.
Penso per esempio ad un navigatore satellitare per auto con le mappe di Google (free) che mi permetta di telefonare direttamente (magari via VoIP) al ristorante del quale ho appena letto la recensione (magari grazie a 2spaghi); oppure ad un lettore di codici a barre (o meglio di tag RFID) che mi permetta di leggere le recensioni degli utenti del prodotto che sto decidendo se acquistare o no.
Sono solo esempi di come oggetti di uso comune e soprattutto del mondo "reale" (come se ne esistesse un’altro) potrebbero essere resi migliori dall’impiego di applicazioni tipiche del Web 2.0.
Per quanto riguarda invece "l’insostenibilità" della continua personalizzazione ed evoluzione di prodotti "fisici" mi viene da pensare istintivamente ai faceplate dei telefonini: dal mio punto di vista non sono altro che delle "skin" o dei temi, esattamente come quelli che ciascuno di noi usa per personalizzarsi il proprio desktop e le proprie applicazioni, e non vedo per nulla impossibile immaginare un servizio online che mi permetta di crearmi i miei faceplate personalizzati e unici utilizzando un mio disegno o una mia foto e quindi ricevere l’oggetto a casa. Troppo avanti? No, visto che esiste già qualcosa di molto simile: ifrogz permette di creare le proprie cover personalizzate per l’iPod (ne parlo qui).
Anche l’evoluzione continua non è una chimera: la miniaturizzazione e la "softwarizzazione" di gran parte dei prodotti rende di fatto sempre più possibile l’upgrade (ma anche l’hackeraggio) di oggetti fisici, dai telefoni cellulari alle automobili.
Proprio ieri sera leggevo su it.discussioni.auto che una casa automobilistica che non ricordo sta effettuando un aggiornamento del software della centraline di un suo modello di auto, tra non molto sono sicuro che queste cose verranno fatte con un download satellitare o scaricandosi dal sito delle case gli aggiornamenti sulla chiave dell’automobile.
Per finire un punto sull’espressione "Made in Italy 2.0" usata dal Lapo nazionale: a mio avviso è azzeccatissima, perchè mi viene da pensare ad una proiezione contemporanea del "Made in Italy", ovvero non più (solo) legato a quei concetti un po’ datati e stereotipati di artigianalità, estro artistico etc., ma di ricerca, tecnologia, sperimentazione.
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Case prefabbricate di design
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Elenco di risorse sul fronte User Experience
L’agenda politica dell’on. Giovanardi
Non vi sto a dire per quale motivo sono andato sul sito dell’on. Giovanardi, ma mi ha fatto sorridere vedere che cliccando suol bottone "L’agenda politica" si ottiene questo messaggio:
" Sorry… This page doesn’t exist."
Gli altri bottoni funzionano correttamente per cui maliziosamente si potrebbe pensare che non sia un caso…
Chi glielo dice ai nostri politici che è meglio non avere un sito che un sito mal fatto e mal gestito?
p.s.
chi vuol fare una lettura politica di questo post faccia pure, comunque avrei evidenziato la cosa anche se l’avessi trovata in altri contesti.
Il “nuovo” design italiano alla Triennale
Sul blog di LS graphicdesign ho letto un post su una mostra appena inaugurata alla Triennale: "Il paesaggio mobile del nuovo design italiano".
Da laureato in Design (al tempo era un indirizzo di architettura al Poli di Milano) che ci ha provato e poi ha scelto o meglio si è trovato a fare altro, la mia sensazione è che ancora una volta non si stia parlando di design ma di quella "disciplina" a metà strada tra arte e ricerca un po’ fine a sè stessa, o nel migliore dei casi di furniture design, ovvero di design di oggetti di arredamento.
Continuo a pensare che il design industriale "vero" sia quello che fanno le varie IDEO, frogdesign, Design Continuum etc., quindi design di prodotti d’uso come computer, telefoni, apparecchi medicali, etc., invece purtroppo leggendo dal sito della Triennale questo tipo di design sembra esplicitamente escluso:
"Ne è emersa una mappa del nuovo design italiano non limitata al furniture design, ma allargata a tutte le nuove forme di comunicazione che riguardano la professione del XXI secolo: dal food al web, graphic, fashion, textile, ai copywriter, ai designer del gioiello, ai progettisti della multimedialità."
Il motivo è semplice: quella dell’arredamento (includendovi anche gli oggetti per la casa come i cavatappi, vero banco di prova per i designer italiani) è una delle poche industrie ancora vitali del mostro paese, mentre non esiste praticamente più nessuna azienda di elettronica di consumo, di computer, di apparecchiature medicali, e questo probabilmente si riflette nelle scuole dove si insegna il design (poi ci sarebbe da parlare degli insegnanti che il più delle volte sono degli storiuci o dei critici del design e raramente dei progettisti).
La mia paura è che per questi motivi l’Italia non sia in grado di sfornare degli Ive (VP of Industrial Design di Apple) ma solo dei pallidi emuli dei "grandi maestri" con l’aspirazione a diventare i nuovi Starck (almeno in termini economici…).
Vedremo la mostra, intanto questi due articoli apparsi su Corriere e Repubblica mi fanno accapponare la pelle…
AAPL a 2 settimane dal keynote
Molti blog (tra cui il mio) avevano segnalato la performance del titolo Apple a seguito del keynote speech di Steve Jobs e soprattutto della presentazione di iPhone metendolo a confronto con altri player del settore "smartphone":
A due settimane di distanza l’effetto positivo sui titoli Apple sembra essersi ridimensionato molto (comunque il guadagno è ancora di circa il 4%).
Per RIM e Palm invece l’incubo continua: a due settimane perdono rispettivamente circa il 12 e il 7,5% rispetto alle quotazioni dell’8 gennaio, mentre Nokia ha recuperato e attualmente guadagna oltre il 2%.
Sarebbe interessante avere a disposizione i dati di vendita degli smartphone per vedere se l’effetto "vaporware" di iPhone è davvero presente e soprattutto per misurare l’impatto quando l’iPhone andrà veramente sugli scaffali.
Segnalo da Fosfor Gadget un bellissimo post che mette a confronto i più sofisticati gadget di oggi con i loro antesignani di qualche decennio fa.
Questo è un esempio legato ai videogames (Activision contro XBox):
Comunque ricordo che ci si divertiva anche con il pong…
Mia moglie ha fatto un favore ad una persona, e questa oggi l’ha ringraziata così:
Così, giusto per ricordarci che ci sono favori e ringraziamenti diversi dallo scambiarsi un link nel blogroll o un feedback positivo su eBay, e che i social networks non sono nati con MySpace.
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Racconta i tuoi errori e aiuta altre persone a non commetterli
Raccolgo il (non)invito di Maurizio a definire "Cosa è la pubblicità oggi".
Premessa: io lavoro come web marketing manager in una grande azienda "marketing oriented" che spende grandi cifre in comunicazione, principalmente in TV, per cui la domanda di Maurizio in realtà me la faccio e la faccio ai miei colleghi tutti i giorni. Per ora la risposta ha a che fare con qualcosa che dura 30"…
Comunque nella mia definizione non parlerò dell’approccio della azienda nella quale lavoro, ma di 2 sensazioni ben distinte e per adesso "non-cooperanti":
- l’aumento dell’interruption marketing e soprattuitto la sempre maggiore pervasività;
- i timidi tentativi di definire dei processi di marketing che includano le persone.
Nel primo caso la sensazione è che le persone di marketing e i loro consulenti stiano facendo di tutto per diventare sempre più pervasivi, con il risultato che ogni pezzettino della nostra realtà sta diventando un "media" nel tentativo di aumentare le opportunità di visione (OTS) di un messaggio.
A questo proposito trovo magistrale questo articolo del "New York Times" dal titolo "Anywhere the Eye Can See, It’s Likely to See an Ad" e dal quale traggo questa foto molto esplicativa della pervasività dei messaggi pubblicitari nel mondo reale:
Riprendendo un mio post di qualche mese fa, si tratta di una forma estrema di quel processo di marketing contro il quale, più che contro la pubblicità, sempre più persone stanno maturando un senso di avversione che può portare a delle forme di repulsione sia "passive" (innalzamento delle soglie di attenzione per cui immessaggi formano un unico indistinto "rumore") che "attive" (nei casi estremi boicottaggio delle aziende più intrusive).
Per inciso, dal mio punto di vista i text-ads di Google appartengono a questo approccio alla pubblicità, magari la percezione da parte delle persone non è così negativa perchè tutto sommato l’invasività è bassa e c’è comunque una base di rilevanza con l’esigenza di ricerca.
L’altra sensazione è che stiano iniziando i primi timidi tentativi di far entrare le persone nel processo di marketing affinchè svolgano un ruolo attivo nella definizione dei prodotti (co-design, mass-customization) e delle strategie di marca "bottom-up brand management).
Io credo molto in questa strada con alcuni distinguo:
- questa strada non è per tutte le aziende/brand;
- questa strada non è per tutte le persone;
- su questa strada gli errori e le furbate si pagano caro;
- non esistono scorciatoie.
Uscendo dalla metafora stradale, il punto è che includere le persone nel processo di marketing è un processo difficile, sia per le aziende (paradigm shift culturale) sia per i consumatori (ai quali verrà chiesto di "lavorare" per avere i prodotti e le campagne che desiderano).
Ci sono comunque tante modalità di esecuzione: se da un lato avremo sempre più esperimenti più o meno complessi di "user generated advertising" come quelli descritti in questo post, dall’altro avremo forme più semplici e immediate, per esempio, la possibilità di scegliere da quale sponsor farsi offrire la visione di un programma TV.
Il punto di sintesi tra queste due tendenze secondo me è la user experience complessiva, cioè un approccio "design driven" dove anche nei processi di marketing venga al centro dell’attenzione ci sia la persona e non il "target".
Oggi sono arrivati diversi auguri "automatici" via e-mail, i più graditi sono stati quelli di inter.it (il sito dell’Inter) che ha pensato di farmi cosa gradita personalizzando con il mio nome e l’età la gloriosa casacca nerazzurra:
Per la cronaca:
- il numero 42 non è stato scelto da nessun giocatore dell’Inter;
- se giocassi nell’Inter sarei il 7° italiano;
- avrei quasi 7 anni più del giocatore più anziano (Francesco Toldo, nato il 2/12/1971);
- e circa 2 mesi in meno dell’allenatore (Roberto Mancini, nato il 27/11/1964).
Invece gioco ogni tanto al sabato tra amici e sono tra i più giovani…
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Il sito di un’agenzia specializzata in Rich Internet Application
Fai sapere a Steve Jobs se ti piace l’iPhone
No, non è una nuova frontiera del web 2.0, nè una iniziativa estrema di crowdsourcing, più semplicemente pare che durante la presentazione dell’iPhone sia apparsa una interessante schermata di iTunes con installato l’iPhone del divino Steve:
Dalla schermata si vede tra l’altro un numero di telefono: 408-996-1010, che sia proprio il diretto di Jobs?
Ovviamente no, è il centralino di Apple Inc. (mi raccomando di togliere il "Computer"), ma è comunque interessante che l’iPhone condivida con iTunes l’informazione sul numero di telefono, chissà perchè e chissà se lo legge dalla SIM Card o se semplicemente è un’informazione (magari facoltativa) inserita dall’utente.
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Una guida alla "buona tipografia" anche sul web.
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Un sito per amanti della tipografia fatto da amanti della tipografia.
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Agenzia multidisciplinare londinese.
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Imperdibile sito per gli amanti della tipografia.
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Il libro del CEO di IDEO Tom Kelley, un "must read" per chiunque sia interessato al tema "innovazione".
Non che sia particolarmente in ansia di compiere gli anni (anche perchè saranno 42…) però l’imminenza di questa fatidica data mi ha dato modo di testare e segnalare un’applicazioncina molto semplice ma davvero ben pensata e ben realizzata che ho scoperto grazie a Designerblog.it.
Si tratta di GreyCountdown, un sito realizzato dall’agenzia Grey che permette agli utenti di definire il countdown ad un evento e quindi di condividerlo con amici e parenti.
Per sapere quanto manca al mio compleanno cliccate qui.
Consumer generated advertising: è un trend
Gli esempi di "consumer generated advertising", almeno negli USA, si stanno stanno moltiplicando: oltre a Doritos (vedi questo post a proposito), anche Dove lancia una iniziativa del genere.
Le analogie con l’iniziativa di Doritos sono molte:
- gli utenti devono realizzare un film pubblicitario da 30";
- il migliore sarà trasmesso in TV e i vincitori vivranno "una esperienza memorabile" (parteciperanno alla cerimonia di premiazione degli Academy Awards);
- il regolamento contiene un vero e proprio brief creativo (in realtà un po’ meno tecnico e più user-friendly);
- l’iniziativa è in partnership con un portale (in questo caso AOL).
Ci sono però un paio di aspetti peculiari e piuttosto importanti:
- con il pretesto di mettere il consumatore nella condizione migliore per realizzare il film, il brief contiene una dettagliata descrizione dei benefits di prodotto e soprattutto un invito a provare il prodotto;
- Dove mette a disposizione dei partecipanti il "Director’s Toolkit", ovvero una serie di elementi (immagini, clip video, musiche, etc.) utili per creare il proprio film, a mio avviso si tratta di un esempio di "Brandbook Generativo", ovvero di uno strumento che la marca mette a disposizione delle persone che intendono appropriarsi del brand e manipolarlo (vedi questo post a proposito);
- non è chiaro come nel caso di Doritos come avvenga la selezione, nel regolamento si parla di una giuria di "Real People", ma la gallery dei contributi (realizzata all’interno della seizone video di AOL) permette comunque ai visitatori di votare per i propri film preferiti.
Oltre agli esempi di Doritos e Dove ne segnalo altri 2 leggermente diversi ripresi da un post di Random Culture.
Il primo è relativo alla NFL (National Football League, ovvero l’ente organizzatore del campionato USA di footbal americano che culmina con il SuperBowl) che dà la possibilità ai fan di questo sport di presentare di persona alla commissione giudicante il proprio "concept" per un film che promuova la lega e in generale il football americano.
Il concept vincente verrà utilizzato per realizzare un film che verrà mandato in onda nel periodo precedente il SuperBowl.
Rispetto alle altre iniziative c’è il fatto che i partecipanti devono inviare un concept e non un film (il quale verrà quindi prodotto in modo "classico") e che il concept vincente verrà individuato associando i giudizi della commissione (70%) e quello dei visitatori del sito NFL.com (30%).
Il secondo caso invece riguarda la rete televisiva USA CBS ed è piuttosto differente: CBS chiede ai propri utenti "If you had 15 seconds to tell the world whatever you want to, what would you say?".
In questo caso è quindi improprio parlare di "User generated advertising" in quanto è a tutti gli effetti un caso di "User generated contents", tanto più che CBS selezionerà 5 messaggi da pubblicare sul suo sito e da far passare in TV.
L’attività è in partnership con YouTube che mette a disposizione dell’iniziativa un’area dedicata del proprio sito.
Adesso sarà interessante capire se questa attenzione verso la creatività degli utenti/consumatori è solo un fenomeno di moda o è qualcosa in grado di diventare un elemento stabile nella strategia di comunicazione delle aziende, e naturalmente vedere se attecchirà anche qui da noi.
Concordo al 110% con questo post di Seth Godin sul nuovo iPhone, è brevissimo per cui lo riporto per intero:
Two kinds of people in the world…
The folks that want (need!) an iPhone, and those that couldn’t care less. And of course it’s not just Apple and it’s not just phones. It’s every single industry in the world.
You’re not likely to convert one group into the other. What you can do is decide which group you’d like to market to. You can’t do both at the same time, not particularly well, anyway.
Credo che andrebbe appeso nell’ufficio di ogni persona di marketing: è inutile, anzi fortememte dannoso, cercare di essere qualcosa di "abbastanza buono" per tutti, il rischio è quello di essere irrilevante per tutti, se vuoi aver successo o quantomeno sopravvivere devi essere irrinunciabile per qualcuno.
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Le case di IKEA (possibilmente da arredare con dei mobili non-IKEA…)
"Vaporware" è un termine che è stato spesso associato ad un certo tipo di dichiarazioni "strategiche" di Bill Gates: quando un concorrente annuncia(va) un nuovo prodotto, subito Gates subito faceva presente che di lì a poco sarebbe uscita la nuove versione del prodotto Micorosft corrispondente, con l’effetto immediato di disincentivare l’acquisto del nuovo prodotto concorrente e generare attesa per il futuro (spesso molto futuro…) prodotto MS.
Ovviamente l’iPhone è diverso: il prodotto c’è, e se negli USA verrà venduto solo tra un paio di mesi è solo per ottenere le necessarie autorizzazioni burocratiche. Al limite si potrebbe parlare di vaporware strategy per i rumors di fine 2006: in un periodo caldo per l’acquisto di gadget elettronici personalmente se fossi stato nelle spese per uno smartphone, sicuramente questi rumors mi avrebbero indotto ad aspettare il MacWorld, e adesso dopo la presentazione di Jobs, il budget stanziato sarebbe definitivamente rientrato nel salvadanaio in attesa dell’uscita dell’iPhone.
Che questo ragionamento sia stato fatto da tante altre persone, tra cui gli analisti dei mercati finanziari, secondo me è provato dall’andamento odierno delle azioni Apple rispetto a quelle RIM (produttore del Blackberry) e Palm (produttore dei Treo): Apple (AAPL) è salita del 7,10%, RIM (RIMM) è scesa del 7,85% e Palm (PALM) del 5,69%.
Non male Steve!
Le rivelazioni di Steve Jobs (was: Propositi 2007)
Ho un foglio sul quale ho scritto un po’ di cose da fare nel 2007, una colonna ha il titolo "Da comprare" e sotto, oltre a un po’ di cose "necessarie" (devo fare un revamping del guardaroba se voglio continuare ad essere lasciato entrare in azienda alla mattina…) ci sono anche cosette sfiziose (navigatore, iPod Nano con sensore Nike, etc.).
Perchè vi dico questo? Perchè sto seguendo il live reporting del keynote speech di Steve Jobs dal MacWorld e la lista sta cambiando vertiginosamente seguendo il ritmo di presentazione dei nuovi gadget, ehm prodotti Apple:
- iTV
- iPhone (o come si chiamerà, forse semplicemente "iPod"?)
- altro che saprò stasera visto che devo uscire… non vedo l’ora di rimettermi davanti al computer per vedere cosa sarà sugli scaffali dell’Apple Store (adesso c’è il classico "We’ll be back soon.")
E poi ovviamente quando uscirà bisognerà fare l’upgrade a Leopard…
Update
eccomi di nuovo davanti al computer, leggendo il report del keynoye ho visto che anche se non ci sono stati altri annunci di prodotto oltre a AppleTV e iPhone, un annuncio importante c’è stato comunque: dalla ragione sociale di Apple è sparito il termine "computer, quindi non più "Apple Computer Inc." ma "Apple Inc.".
Pare che questo cambiamento storico sia stato sottolineato da Jobs usando un’espressione molto felice del campione di hockey Wayne Gretzky: "I skate to where the puck is going to be, not where it has been"; chiaramente il riferimento è al fatto che ormai e sempre di più Apple giocherà la sua partita (anche) nel settore dell’home entertainment o ancora meglio della "connected home".
Guardando le pagine di Apple.com mi sono fatto queste idee dei due nuovi prodotti:
AppleTV: sicuramente è un gadget interessante, ma per i miei gusti un po’ troppo orientato alla TV "differita", non lo vedo come rivoluzionario e le specifiche potrebbero essere migliori (perchè dotarlo di un HD da 40 Gb?), personalmente mi attendevo maggiori capacità di bridging tra internet e TV più spinte, e soprattutto più orientate alla "TV live".
iPhone: per design e feature è un prodotto straordinario, vorrei averlo qui e subito, punto. L’unica cosa che non mi piace è il nome, io avrei continuato a chiamarlo iPod (al limite iPod Phone), innanzitutto per sfruttare un brandname che ormai è diventato un lovemark planetario, e poi per non mettere questo oggetto sullo stesso piano di tutto il ciarpame (con poche eccezioni) che popola il mercato dei telefoni cellulari.
E’ vero che il termine "iPod" ormai è diventato per antonomasia sinonimo di lettore di musica digitale, però ciò che lo distingue dalla concorrenza non è nè la qualità audio (che pure pare non essere male), nè la quantità di feature presenti, ma l’eleganza progettuale complessiva, il design iconico e la facilità d’uso che diventa piacevolezza (chi ha un iPod si sarà certmente trovato a far scorrere il pollice sulla click-wheel per il puro piacere di farlo) elementi che nell’iPhone sono portati ad un livello spettacolare (foto e demo dal sito Apple.com).
In Europa dovrebbe arrivare alla fine del 2007 e non costerà certo poco: presumibilmente attorno a €500 (quindi tanto ma non di più di uno dei tanti inguardabili "smartphone" che dopo l’iPhone sarà bene rivattezzare "dumbphone"…).
Visto che per Times l’uomo dell’anno sei "tu" (o meglio "noi" come scrive Mauro), per Advertising Age tu/noi siamo anche "The Agency of the Year" (qui le motivazioni).
Attenzione, non è effetto di una moda o pura piaggeria, si tratta di una scleta basata su parametri di business: infatti grazie ai "nostri" film e a alla "nostra" pianificazione ($0 per una media exposure valutabile in $100mln) abbiamo garantito a Mentos un picco di vendite del 15%!!!
Segnalo questo post dal blog di Organic (web agency USA) relativo all’apertura di un profilo su MySpace da parte dell’editore Condé Nast dedicato a fornire contenuti sulle nozze (abiti, fiori, etc.).
In realtà lo spazio su MySpace contiene per lo più "strilli" a contenuti che si trovano sul sito ufficiale di Condé Nast.
Comunque dal mio punto di vista la cosa è molto interessante perchè l’editore evidentemente ha pensato che il mantra dei pescatori "fish where the fishes are" è sempre valido, e quindi ha ritenuto che questa iniziativa avrebbe portato sul sito proprietario (che a sua volta fa capo a 3 riviste a tema matrimonio) un’utenza qualificata in modo più efficiente rispetto alla "classica" campagna di internet advertising.
Questa cosa può sembrare banale, ma chi di voi lavora in azienda come web manager, provi a dire ai suoi capi che anzichè investire ogni euro nel sito "proprietario" vale la pena investire una quota del budget in una partnership con qualche traffic hub coerente con le persone da raggiungere: si sentirà rispondere che una grande azienda deve avere un grande sito in grado di attrarre in modo naturale un pubblico sterminato (per poi magari lamentarsi che il traffico non è granchè).
Purtroppo internet e il web hanno fatto credere a tutti che fare l’editore sia una passeggiata e che sia sufficiente mettere online un po’ di contenuti in una pagina con il marchio dell’azienda in alto a sinistra per attrarre frotte di consumatori.
Questa iniziativa di Condé Nast, che editore lo è davvero, mi sembra un’ottima dimostrazione che forse le cose non stanno proprio così e che un approccio un po’ meno "superbo" potrebbe aiutare.
Il secondo punto è contenuto nel post e rimanda ad una press release di Comscore (una società di ricerca che ha come claim "Measuring the Digital Age") che inizia con:
"More than Half of MySpace Visitors are Now Age 35 or Older, as the Site’s Demographic Composition Continues to Shift".
Cosa significa questo? che almeno negli USA internet è davvero un mezzo mainstream al punto che nel comunicato si legge che ormai sono mainstream anche i servizi di social networking come appunto MySpace.
The Best Web 2.0 Software of 2006
Segnalo questo post dal blog di Dion Hincliffe in cui l’autore traccia una classifica categorizzata dei migliori "software" web 2.0.
Posto che non sono un amante delle classifiche e tantomeno di quelle che vengono fatte a fine anno ritengo che la classifica sia molto interessante perchè continene alcune sorprese (almeno per me).
Va detto che il blog di Dion ha un taglio puittosto tecnico, quindi è probabile che nel giudizio abbia prevalso in qualche misura la volontà di "premiare" questo aspetto, e quindi mi spiego anche perchè si parli di "software" anzichè di "servizi".
Ecco comunque la lista delle "sorprese":
nella categoria "Social Network" non c’è traccia delle più note piattaforme di blogging (es., Blogger) forse a siginificare come il blog di fatto non è che una feature (e in alcuni casi nemmeno la più importante) tra le molte presenti nelle più diffuse piattaforme di soaicl networking;
nella categoria "Social Bookmarking" del.icio.us (al primo posto nel 2005) è stato scalzato da StumbleUpon, e anche qui la motivazione che si evince è che quest’ultimo va oltre il concetto di "semplice" bookmark in favore di un approccio impronatto alla "content discovery";
nella categoria "Peer Production News" (e perchè non "Social Journalism"?) il vincitore è Nescape che supera Digg e NetVines; qui la mia sorpresa non è tanto dal punto della qualità del "software" (ammetto di non essere un grande utente di questi servizi), quanto perchè, da "vetero-internettiano", per me Netscape è tutt’ora sinonimo di browser e quindi mi fa specie trovarmelo come "servizio" e per di più in questa categoria;
nella categoria "Social Media Sharing" non è presente Flickr ma solo applicazioni di video online (al primo posto chi se non YouTube?), tra cui Jumpcut, un’applicazione che ho scoperto pochi giorni fa (qui il post dove ne parlo) e che mi ha sinceramente impressionato.
Da questa lista possono venire tante considerazioni, ma la principale è che davvero, come dice l’autore, questo trend di spostamento sul web dei nostri dati e delle nostre attività sociali è davvero un fiume in piana, e come tale sta sempre più spostando l’attenzione dal PC ad Internet, e da qui si capisce il senso degli annunci che stanno arrivando dal CES di Las Vegas (es., Microsoft) e che presumibilmente arriveranno dal MacWorld di San Francisco: la competizione "do or die" non è più (solo) per essere sulla scrivania della persone, ma è per essere nel loro salotto, nella loro auto, nella loro tasca e così via.
Leggo su "La Repubblica" online che il MIT ha deciso di rendere pubblici e accessibili via internet i materiali didattici dei propri corsi.
Bella iniziativa, non c’è che dire, ma perchè nell’articolo di Repubblica non c’è nessun link?
Forse perchè l’articolo è nato per la versione cartacea ed è stato pubblicato online pari pari senza che nessuno si premurasse di integrarlo con i link ai siti citati?
Tra l’altro nell’articolo il nome del progetto è scritto erroneamente: "Open Corse Ware", mentre in realtà è "Open Course Ware", un altro elemento che sa di trasandatezza e che non aiuta nella ricerca su Google della fonte (che per chi è interessato è qui).
Vittorio: se sono ancora nei tuoi feed (lo avevi detto sul blog di Mauro che mi ci avresti messo) puoi dare qualche spiegazione?
User Generated Advertising: Doritos e il SuperBowl
Su RandomCulture leggo di "Crash the SuperBowl", un’iniziativa molto interessante di Doritos (marchio USA di chips e affini): si tratta di un concorso nel quale ai partecipanti è stato chiesto di realizzare e inviare un film pubblicitario (il classico 30").
I 5 finalisti (selezionati da una giuria "tecnica"), oltre ad intascare $10.000, andranno tutti al SuperBowl di Miami ospiti di Doritos, mentre il vincitore finale, scelto da una giuria "popolare" (ovvero i visitatori del sito ) vedrà il suo film trasmesso in uno degli spazi pubblicitari del SuperBowl, notoriamente tra gli spot più costosi del mondo (vedi il regolamento ufficiale per tutti i dettagli).
L’iniziativa mi sembra molto interessante e ci sono vari aspetti che vanno menzionati:
- innanzitutto ovviamente il fatto di trattarsi di una forma di User Generated Advertising molto più compiuta rispetto ad iniziative come ad esempio quella di Aquarius che permetteva di scegliere quale mandare in onda tra due diverse creatività (il sito era qui, ma adesso non c’è più…);
- il brief molto tecnico ("Creative Assignment") contenuto nel regolamento, il che può essere letto come un riconoscimento della "competenza" dei consumatori in qualità di veri e propri "addetti ai lavori", ovvero reali brand manager;
- il fatto di avere un doppio livello di selezione delle creatività rappresentato dalla giuria tecnica e da quella popolare, e il fatto che a determinare quale film mandare in onda sia quest’ultima, in pratica il "target" stesso della comunicazione;
- la partnership con Yahoo! e soprattutto il fatto che sembra che l’iniziativa non preveda nessuna agenzia di comunicazione nè tradizionale nè interactive/web (cosa che sembra provata da questo articolo di AdWeek).
In realtà la qualità dei 5 film finalisti lascia trasparire una mano ideativa ed esecutiva non proprio amatoriale: casting, location, shooting e post-produzione, per quanto non faraonici, sono comunque di buon livello, e infatti leggendo le biografie dei 5 filmaker si vede che nel peggiore dei casi si tratta di "prosumer", fino ad arrivare ad un esponente di una casa di produzione di film pubblicitari (che tra l’altro ha documentato con un apposito blog la realizzazione del film).
Il concorso mi ha anche fatto scoprire Jumpcut, una piattaforma di editing video online molto interessante: in pratica disponendo solo del browser è possibile montare video digitali utizzando un’interfaccia simile a iMovie di Apple o a Adobe Premiere.
I film così realizzati possono poi essere scaricati oppure condivisi sulla stessa piattaforma in una modalità più simile a Flickr che a YouTube (non a caso anche Jumpcut fa parte della galassia Yahoo!).
Come penso chiunque abbia dei figli a settembre ho pagato (molto volentieri) il mio tributo alla Pixar e sono andato a vedere Cars.
Il film mi è piaciuto molto, oltre che per lo "scontato" il livello della qualità delle animazioni, per il tema (sono appassionato di auto e in particolare di auto USA) e per l’ambientazione nelle gare NASCAR e nei panorami della Route 66.
Autoblog (quello USA) rilanciando quanto stava accadendo su un forum di appassionati della Subaru Impreza, ha chiesto ai suoi lettori di Cars-izzare le proprie auto: qui trovate la galleria e qui sotto la mia interpretazione della mia V50:
ciaociaoooooommm
Ancora sulla responsabilità di Google/YouTube
Leggo sul sito inglese dell’agenzia Reuters che un tribunale brasiliano ha imposto a YouTube la "chiusura" fino a quando non provvederà a rimuovere un video che ritrae Daniela Cicarelli (una ex di Ronaldo) mentre amoreggia sulla spiaggia:
"A Brazilian court ordered the popular video sharing service YouTube, a unit of Internet search provider Google Inc., to be shut down until it removes a celebrity sex video from its site, a judicial clerk said on Thursday."
Il fatto era già noto da settembre e YouTube si era impegnata a cancellare il video che però continua a riemergere ripostato sempre da nuovi utenti, adesso la novità è l’inginzione da parte della corte brasiliana che chiede anche a YouTube il pagamento di un’ammenda di $116.000 per ogni giorno di permanenza del video.
p.s.
su YouTube il video è presente, così come Google Video e su DailyMotion (non metto il link ma penso che non vi sarà difficile trovarlo…)
Saltando da un blog all’altro in questo primo pomeriggio di ufficio ho visto che tanti blogger hanno dedicato il primo post dell’anno ai propositi per il 2007, e visto che per lo più si tratta di cose abbastanza banalotte e decisamente personali, avevo deciso di non fare questo post.
Ho però cambiato idea dopo aver letto la lista dei propositi di Giuliana, infatti la lista è pazzescamente simile a quella che avevo in mente, con però qualche piccola variazione:
5) "Tornare in barca!": per me è "tornare a giocare a golf" (anche se essendo sempre stato una schiappa e per di più molto discontinuo sarebbe più corretto dire "cominciare a giocare a golf per la terza volta")
6) "Aprire la posta": non ho un problema su questo punto, nel senso che per aprirla la apro, poi magari finisco ugualmente nei casini di cui al punto 7 della lista di Giuliana…
9) "Leggere di più in inglese": in inglese leggo abbastanza (Wired, Fast Company, occasionalmente qualche libro e poi ovviamente siti, blog, white papers, etc.), io vorrei imparare il francese visto che passo in Francia almeno 15-20 gg. all’anno (anche se il sogno proibito resta imparare il tedesco per leggermi in lingua originale Hesse, Durrenmat, etc.).
Stracondivido anche i punti 1 ("Fare space clearing") e 2 ("Perdere 5 kg"), ma se sul primo sono sulla buona strada (ho da qualche tempo una strategia di semplificazione degli acquisti soprattutto per ciò che riguarda l’abbigliamento: se trovo una cosa che mi piace ne compro 2 o 3 e quindi faccio il "refill" ogni tanto) sul secondo vado molto male e purtroppo 5 kg sarebbero "solo" un ottimo inizio…
una precisazione invece sul punto 3) "Cambiare lavoro": posto che sono contento del mio lavoro attuale, mi piacerebbe riuscire ad unire al mio dayjob qualcosa di più "imprenditoriale", tipo tenere delle lezioni o un corso e/o fare qualche consulenza: in entrambi i casi si accettano proposte.
Per quanto riguarda il blog il proposito è quello di continuare a postare con regolarità (magari smettendo di fare delle tesi di laurea ad ogni post) e soprattutto di approfondire il tema del "Bottom-up brand management".
In realtà il primo "vero" post lo farò oggi pomeriggio quando sarò in ufficio… questo è solo per
riprendere un po’ di confidenza con la tastiera e per fare a tutti gli auguri per l’anno appena iniziato.
