Leggo su "La Repubblica" online che il MIT ha deciso di rendere pubblici e accessibili via internet i materiali didattici dei propri corsi.
Bella iniziativa, non c’è che dire, ma perchè nell’articolo di Repubblica non c’è nessun link?
Forse perchè l’articolo è nato per la versione cartacea ed è stato pubblicato online pari pari senza che nessuno si premurasse di integrarlo con i link ai siti citati?
Tra l’altro nell’articolo il nome del progetto è scritto erroneamente: "Open Corse Ware", mentre in realtà è "Open Course Ware", un altro elemento che sa di trasandatezza e che non aiuta nella ricerca su Google della fonte (che per chi è interessato è qui).
Vittorio: se sono ancora nei tuoi feed (lo avevi detto sul blog di Mauro che mi ci avresti messo) puoi dare qualche spiegazione?
User Generated Advertising: Doritos e il SuperBowl
Su RandomCulture leggo di "Crash the SuperBowl", un’iniziativa molto interessante di Doritos (marchio USA di chips e affini): si tratta di un concorso nel quale ai partecipanti è stato chiesto di realizzare e inviare un film pubblicitario (il classico 30").
I 5 finalisti (selezionati da una giuria "tecnica"), oltre ad intascare $10.000, andranno tutti al SuperBowl di Miami ospiti di Doritos, mentre il vincitore finale, scelto da una giuria "popolare" (ovvero i visitatori del sito ) vedrà il suo film trasmesso in uno degli spazi pubblicitari del SuperBowl, notoriamente tra gli spot più costosi del mondo (vedi il regolamento ufficiale per tutti i dettagli).
L’iniziativa mi sembra molto interessante e ci sono vari aspetti che vanno menzionati:
- innanzitutto ovviamente il fatto di trattarsi di una forma di User Generated Advertising molto più compiuta rispetto ad iniziative come ad esempio quella di Aquarius che permetteva di scegliere quale mandare in onda tra due diverse creatività (il sito era qui, ma adesso non c’è più…);
- il brief molto tecnico ("Creative Assignment") contenuto nel regolamento, il che può essere letto come un riconoscimento della "competenza" dei consumatori in qualità di veri e propri "addetti ai lavori", ovvero reali brand manager;
- il fatto di avere un doppio livello di selezione delle creatività rappresentato dalla giuria tecnica e da quella popolare, e il fatto che a determinare quale film mandare in onda sia quest’ultima, in pratica il "target" stesso della comunicazione;
- la partnership con Yahoo! e soprattutto il fatto che sembra che l’iniziativa non preveda nessuna agenzia di comunicazione nè tradizionale nè interactive/web (cosa che sembra provata da questo articolo di AdWeek).
In realtà la qualità dei 5 film finalisti lascia trasparire una mano ideativa ed esecutiva non proprio amatoriale: casting, location, shooting e post-produzione, per quanto non faraonici, sono comunque di buon livello, e infatti leggendo le biografie dei 5 filmaker si vede che nel peggiore dei casi si tratta di "prosumer", fino ad arrivare ad un esponente di una casa di produzione di film pubblicitari (che tra l’altro ha documentato con un apposito blog la realizzazione del film).
Il concorso mi ha anche fatto scoprire Jumpcut, una piattaforma di editing video online molto interessante: in pratica disponendo solo del browser è possibile montare video digitali utizzando un’interfaccia simile a iMovie di Apple o a Adobe Premiere.
I film così realizzati possono poi essere scaricati oppure condivisi sulla stessa piattaforma in una modalità più simile a Flickr che a YouTube (non a caso anche Jumpcut fa parte della galassia Yahoo!).
