Sul blog di Luca Mascaro leggo questo post in cui l’autore stigmatizza il fatto che Lapo Elkann avrebbe definito "Made in Italy 2.0" la sua nuova iniziativa ItalianIndependent.
Come si legge nella sua risposta ad un commento di un lettore, Luca teme che il suffisso "2.0" appiccicato di qua e di là possa portare a conseguenze disastrose: "il problema è che gli uomini di marketing stanno deformando il concetto portandolo nel mondo fisico.. questo è molto pericoloso perchè i modelli di eccellenza che potenzialmente formano il 2.0 funzionano solo online e se vengono portati offline la mia paura è che si formi una bolla speculativa al contrario."
E poi conclude dicendo che "Nella pratica vorrebbe dire sviluppare prodotti fisici con idee di personalizzazione e/o di continua evoluzione che sono insostenibili nel mondo reale".
Non condivido in nessun punto la "paura" di Luca, anzi il fatto di portare nel mondo fisico questi "modelli di eccellenza" credo che sia la cosa migliore che ci possa capitare.
Penso per esempio ad un navigatore satellitare per auto con le mappe di Google (free) che mi permetta di telefonare direttamente (magari via VoIP) al ristorante del quale ho appena letto la recensione (magari grazie a 2spaghi); oppure ad un lettore di codici a barre (o meglio di tag RFID) che mi permetta di leggere le recensioni degli utenti del prodotto che sto decidendo se acquistare o no.
Sono solo esempi di come oggetti di uso comune e soprattutto del mondo "reale" (come se ne esistesse un’altro) potrebbero essere resi migliori dall’impiego di applicazioni tipiche del Web 2.0.
Per quanto riguarda invece "l’insostenibilità" della continua personalizzazione ed evoluzione di prodotti "fisici" mi viene da pensare istintivamente ai faceplate dei telefonini: dal mio punto di vista non sono altro che delle "skin" o dei temi, esattamente come quelli che ciascuno di noi usa per personalizzarsi il proprio desktop e le proprie applicazioni, e non vedo per nulla impossibile immaginare un servizio online che mi permetta di crearmi i miei faceplate personalizzati e unici utilizzando un mio disegno o una mia foto e quindi ricevere l’oggetto a casa. Troppo avanti? No, visto che esiste già qualcosa di molto simile: ifrogz permette di creare le proprie cover personalizzate per l’iPod (ne parlo qui).
Anche l’evoluzione continua non è una chimera: la miniaturizzazione e la "softwarizzazione" di gran parte dei prodotti rende di fatto sempre più possibile l’upgrade (ma anche l’hackeraggio) di oggetti fisici, dai telefoni cellulari alle automobili.
Proprio ieri sera leggevo su it.discussioni.auto che una casa automobilistica che non ricordo sta effettuando un aggiornamento del software della centraline di un suo modello di auto, tra non molto sono sicuro che queste cose verranno fatte con un download satellitare o scaricandosi dal sito delle case gli aggiornamenti sulla chiave dell’automobile.
Per finire un punto sull’espressione "Made in Italy 2.0" usata dal Lapo nazionale: a mio avviso è azzeccatissima, perchè mi viene da pensare ad una proiezione contemporanea del "Made in Italy", ovvero non più (solo) legato a quei concetti un po’ datati e stereotipati di artigianalità, estro artistico etc., ma di ricerca, tecnologia, sperimentazione.

Caro Andrea, d’accordissimo con te. Leggo sempre con una certa disapprovazione i pensieri di chi vuole intende “closed” qualcosa di “open”. Il 2.0 è intrinsecamente “open”, non solo nel senso che è aperto verso chiunque voglia parteciparvi (Lapo compreso), ma anche nel senso di dare la possibiltà - non avendo barriere - di travasare informazioni, dati, applicazioni etc etc da un “contenitore” all’altro, come tu evidenzi con il tuo esempio di google maps in macchina connesso a due spaghi etc…
Il Web 2.0 è una definizione empirica (O’Reilly e la sua nota lista di cosa è Web 2.0 rispetto al passato), non una codifica, un protocollo. È chiaro che molti cedono alla tentazione di fare propria, di assumersi la paternità di una “cosa” a cui partecipano e che ha così tanto valore. Io rimango di questa opinione: che ogni forma di chiusura di un “open standard” quale è il 2.0 sia destinata a fallire.
Se infine uno appiccica 2.0 dietro a quello che gli viene in mente perché fa figo, ecco, non penso che c’entri nulla con quello di cui stiamo parlando…
Comment by Fede — January 24, 2007 @ 10:04 am
Quindi a breve avremo uno “strudel 2.0″???
;-D
Comment by Andrea — January 24, 2007 @ 11:02 am
Contaci, anche grazie alle tue idee!!!
Comment by Fede — January 24, 2007 @ 5:06 pm