PersonaliFebruary 28, 2007 11:57 pm

Eccomi di ritorno da una settimana di vacanze (settimana bianca all’Alpe di Siusi). Di post da fare ce ne sarebbero tanti, ma questo primo post dopo la lunga assenza lo voglio dedicare ad una iniziativa alla quale prenderò parte: sul blog dell’ADCI (Art Directors Club Italiano) sta per iniziare una specie di tavola rotonda "bloggante" su alcuni temi della comunicazione online alla quale prenderanno parte 3 persone che lavorano in azienda (tra cui io appunto) e 3 bloggers italiani.

Qui le biografie dei partecipanti dalle quali si evince innanzitutto come io sia il più vecchio del gruppo…
A parte gli scherzi, sono davvero curioso di vedere cosa ne verrà fuori, intanto mi sembra giusto citare l’ideatore e animatore dell’iniziativa: Marco Massarotto, co-fondatore di Hagakure e membro del Consiglio Direttivo dell’ADCI.

del.icio.usFebruary 26, 2007 5:26 pm
Design, Business, SocietàFebruary 16, 2007 10:34 am

Virgin Galactic è l’ennesima società partorita dal genio di Richard Branson, la cui missione è diventare protagonista del nascente settore del turismo spaziale.
E’ già possibile prenotare un biglietto ($200.000) ma i primi fortunati viaggatori non partiranno prima dell’estate del 2009.
Nell’attesa è già possibile provare l’esperienza guardando questo filmato disponibile sul sito di BusinessWeek.

Da segnalare che il design degli interni dell’astronave di Virgin Galactic è opera dello studio britannico SeymourPowell, da leggere questo articolo sempre di BusinessWeek nel quale è spiegato l’approccio tenuto alla progettazione degli interni dell’astronave.

Marketing, Società, AppleFebruary 13, 2007 11:37 am

Federico (che di mele se ne intende…) mi segnala "Green My Apple", un’iniziativa di Greenpeace dedicata a tutti gli appassionati di Apple, per far si che la "mela" diventi più verde.
Secondo Greenpeace Apple non ha verso l’ambiente lo stesso riguardo che ha nei confronti del design dei propri prodotti, in particolare la critica è verso l’uso di alcuni componenti chimici e verso i programmi di riciclaggio che Apple avrebbe introdotto solo in quei paesi in cui è stata costretta a farlo.

La strada scelta da Greenpeace è molto interessante:
1) innanzitutto il sito è "ispirato" al look&feel del sito Apple, stesso design, stesso utilizzo delle immagini, etc., una sorta di "defacing" che sfrutta in modo creativo lo stile e l’iconografia Apple;
2) la pressione su Apple è esercitata facendo leva sugli aspetti positivi dell’azienda stessa: per esempio Greenpeace chiede che Apple non sia "just "good enough." We want Apple to do that "amaze us" thing that Steve does at MacWorld: go beyond the minimum and make Apple a green leader."
3) infine il "call to action" non è diretto ad Apple ma ai consumatori che in questi anni ne stanno decretando il successo: "YOU have to tell Apple to go green to the core — they listen to their customers, not to Greenpeace."
Quest’ultimo punto permette anche a Greenpeace di lanciare una campagna di attivazione "user generated", infatti agli utenti Apple, generalmente creativi, viene chiesto di "pro-creare" materiale di supporto alla campagna: spoof di campagne adv Apple,  idee per T-shirts, etc. fino ad arrivare ad una rieditazione del  keynote di Styeve Jobs in chiave "green".

In definitva, dal mio punto di vista si tratta di un’iniziativa molto ben pensata, giocata sul filo dell’ironia più che sull’attacco diretto, e che sfrutta al 100% le possibilità del "Web 2.0" invitando gli utenti ad essere parte attiva dell’iniziativa; nel mio piccolo faccio si che il mio iMac consumi meno corrente non lasciandolo in stand-by ma spegnendolo completamente.

 

del.icio.usFebruary 10, 2007 5:22 pm
del.icio.usFebruary 6, 2007 5:23 pm
Marketing, Inutili, Società 3:08 pm

Nuovo episodio della serie "Get a Mac", ancora più diretto e tagliente del solito:
Certo che Apple ha davvero scelto una strategia frontale, non mi meraviglia che Gates se la sia un po’ presa

Web 2.0, Business, SocietàFebruary 5, 2007 10:43 am

Continuo ad essere convinto che il modello di business scelto da YouTube (e quindi da Google) non sia del tutto corretto: dal mio punto di vista è troppo facile scaricare sugli utenti del servizio la responsabilità di ciò che viene caricato e al limite riservarsi di eliminare contenuti dietro richiesta dei proprietari del copyright, forze dell’ordine, etc.

So che questa posizione non è condivisa dai liberisti ad oltranza che invece vedono ogni tentativo di regolamentare internet come un tentativo di censura e di diminuzione della libertà, però resto dell’idea che trarre profitto da attività illegali, per quanto effettuate da altri, non sia molto corretto.

A rafforzarmi nella mia convinzione c’è un recente post di Marc Cuban sul suo blog che ipotizza che non solo Google cerchi di guadagnare "scorrettamente" attraverso la pubblicità, ma anche mettendo in atto una sorta di ricatto nei confronti dei titolari dei diritti sui contenuti pubblicati dagli utenti di YouTube.

Infatti secondo Cuban Google è perfettamente in grado di filtrare i contenuti (algoritmicamente e/o con intervento umano) ma lo fa solo per evitare contenuti offensivi (es., video pornografici) oppure, e qui sta il nocciolo del ragionamentop di Cuban, quando siano in corso degli accordi con i titolari (es., Warner).
Quindi, la posizione di Google nei confronti dei titolari di diritti secondo Cuban sarebbe la seguente:
"You can’t stop us. You can’t stop people from uploading your copyrighted materials and if you want us to, you have to do a deal with us".

Naturalmente c’è sempre la possibilità di cercare i propri contenuti e chiederne la rimozione a Google, ma attenzione, perchè non è facile, visto che come appare nei "Terms of Use" del servizio è chiaramente indicato che è necessario utilizzare fax e/o posta ("To file a counter notification with us, you must provide a written communication (by fax or regular mail — not by email, except by prior agreement)").
E occhio a cosa si segnala, perchè "Please note that you will be liable for damages (including costs and attorneys’ fees) if you materially misrepresent that a product or activity is infringing your copyrights. Indeed, in a recent case (please see http://www.onlinepolicy.org/action/legpolicy/opg_v_diebold/ for more information), a company that sent an infringement notification seeking removal of online materials that were protected by the fair use doctrine was ordered to pay such costs and attorneys fees. The company agreed to pay over $100,000. Accordingly, if you are not sure whether material available online infringes your copyright, we suggest that you first contact an attorney."

Sinceramente per un’azienda il cui motto è "Don’t do evil", non mi sembra una policy molto corretta, e mi piacerebbe sapere cosa ne pensano i tanti che giustamente in Italia chiedono alla nostra Registration Authority di rivedere le procedure a partire dalla eliminazione del fax.

Comunque sia io sto con Marc Cuban.

del.icio.usFebruary 3, 2007 5:25 pm
del.icio.usFebruary 2, 2007 5:29 pm
Marketing, SocietàFebruary 1, 2007 6:18 pm

Una campagna di "guerrilla marketing" a Boston per il lancio di un film ha creato allarme e ha portato all’arresto dei due ideatori (CNN, Gizmodo).

In effetti vedendo "l’impatto ambientale" di alcune campagne mi sono sempre chiesto se esistono limiti (anche legali, oltre che di opportunità o buon gusto), e che ruolo giocano le amministrazioni locali.
Capisco infatti che queste attività abbiano un carattere di "fuori dalle regole", ma queste regole dovrebbero essere a mio avviso quelle del marketing (posto che sia vero) e non quelle della società.
Per esempio molte campagne invitano gli utenti ad attaccare degli adesivi in giro su muri, automobili, etc., personalmente non so se avrei una grande stima del brand che ha avuto al bella idea di farmi attaccare un adesivo sul parabrezza della macchina (quasi meglio i volantini sotto ai tergicristalli).

del.icio.us 5:27 pm