Personali, MarketingMarch 28, 2007 12:19 am

Oggi Vodafone mi ha scritto sostanzialmente per dirmi che sul suo servizio SMS vocale era in atto una "campagna disinformativa" e quindi che il servizio "è stato temporaneamente sospeso da Vodafone al fine di dissipare ogni dubbio e contestare ogni critica infondata".

A parte che una campagna è un atto organizzato, voluto e messo in atto da qualcuno, non sono affatto convinto che Vodafone abbia ragione, e soprattutto ho paura non si stiano rendendo conto degli errori commessi:
il primo, secondo me imperdonabile è che non si attivano mai, ma proprio mai, servizi senza l’esplicito consenso dell’utente; il secondo che tutte le belle e quasi chiare spiegazioni contenute nella mail dovevavo essere date prima dell’attivazione, e non solo a seguito delle segnalazioni pervenute al call center o rilevate da internet.

Se all’attivazione surrettizia si aggiunge che sul sito non erano affatto chiari nè il funzionamento del servizio nè i costi e che dal sito era praticamente impossibile disattivare il servizio, ecco che tutta questa "campagna disinformativa" Vodafone se l’è proprio andata a cercare, e quella che poteva essere un’ottima occasione per comunicare un buon servizio, è diventato un boomerang.

Volendo essere proprio dei maestrini, ci sarebbe anche l’errore della sospensione del servizio: perchè sospenderlo? Sarebbe stato sufficiente disattivarlo a tutti gli utenti, comunicare le informazioni e quindi invitare gli utenti ad attivarlo se interessati.
Invece questa mail di scuse e la frettolosa disattivazione temo che a più di qualcuno lasceranno la sensazione che sotto sotto qualcosa di poco chiaro doveva esserci…

del.icio.usMarch 23, 2007 5:20 pm
Marketing, Bottom-Up Brand Mgmt 1:52 am

Leggendo sul blog di Andrea mi imbatto in un post che parla di una iniziativa di Activia che chiede ai suoi "users" di fare da testimonial raccontando la loro esperienza con il prodotto.
La contribuzione è molto semplice: è sufficiente registrarsi e quindi uploadare una foto/immagine e un brevissimo testo di spiegazione dell’esperienza con il prodotto (la pubblicazione sul sito richiede comunque l’approvazione da parte dell’azienda); inoltre è incentivata da un concorso che prevede che i visitatori del sito possano votare le testimonianze, al termine del voto "popolare" una giuria "tecnica" sceglierà il vincitore tra le 10 testimonianze più votate.

I premi non brillano per originalità (1 televisore LCD al vincitore e 10 telecamere estratte a sorte), ma la cosa interessante è che al vincitore verrà offerta la possibilità di partecipare alle riprese di uno spot con Alessia Marcussi (comunque sul regolamento è specificato che questo spot verrà messo online sul sito, e non invece che verrà trasmesso in TV…).

Secondo me è un buon esempio di coinvolgimento delle persone, però mi piacerebbe avere qualche info in più sul progetto, in particolare sapere se sono stati fissati obiettivi di partecipazione (a distanza di oltre un mese dall’inizio del concorso le testimonianze pubblicate sono poco più di 150).

Web 2.0, Business, MarketingMarch 21, 2007 12:56 pm

Tre segnalazioni sul tema "blog aziendali":
Playstation Blog: un "vero blog", con tanto di blogger (un dipendente Sony) che oltre a pubblicare news e articoli sul mondo Playstation, cerca e ripubblica articoli pubblicati su altri blog, facendo così di Playstation Blog un vero e proprio "aggregatore attivo" di contenuti sicuramente interessanti per gli appassionati di questa console per videogames. A mio avviso questo approccio è molto interessante perchè dà rilevanza al blog di Playstation in un contesto competitivo sicuramente molto affollato, offrendo al tempo stesso un servizio ai suoi lettori.

Capelli da accarezzare: si tratta di un’iniziativa di Nivea che con questo blog comunica novità di prodotto, partecipazione ad eventi, etc.; anche in questo caso esiste il blogger, l’hair stylist Gianni, ed è possibile commentare i post. L’aspetto a mio avviso più interessante è la modalità scelta per convogliare verso il pubblico un volume piuttosto elevato ed eterogeneo di contenuti, infatti il fomat blog determina un accesso molto più facile e immediato ai contenuti rispetto al classico approccio di sito strutturato in sezioni e sottosezioni.
Eventi ENI: probabilmente qui è imprproprio parlare di blog in quanto non c’è il blogger (quantomeno non è dichiarato come negli altri 2 casi) e non è possibile commentare gli articoli; è comunque un caso interessante di "sito" costruito secondo il format tipico dei blog, e soprattutto è un altro esempio di come la mole di informazioni prodotta in azienda necessiti davvero solo di essere organizzata e convogliata nel modo giusto. Interessante anche il fatto che il porgetto sia dedicato ad un’utenza tipicamente business (in particolari operatori dell’informazione) con forti esigenze di informazione e poco tempo per andarsele a cercare, con il format scelto le news più fresche sono sempre in cima alla lista, inoltre esiste la possibilità di abbonarsi ai feed RSS.

A mio avviso sono 3 esempi di come sia possibile definire approcci sostenibili al "blog aziendale", dove per sostenibile intendo dire innanzitutto sensato, cioè con un chiaro obiettivo di comunicazione e non perchè "di moda", e poi teso a rendere pubblica tutta la quantità di contenuti che molto spesso le azoende generano senza nemmenoi rendersene conto e che con un piccolo sforzo di organizzazione possono costituire un ottimo canale di comunicazione con i propri interlocutori.

del.icio.usMarch 19, 2007 5:19 pm
Web 2.0, InutiliMarch 15, 2007 11:44 pm

L’ho appena trovato citato qui e sono andato a vedere: Kaneva.com sembra un mix tra SecondLife e MySpace…
Visto che non sono mai stato su SecondLife e se ci vado adesso faccio la figura di quello che arriva ultimo quasi quasi mi creo un avatar su Kaneva.com e faccio quello che è più avanti…

Personali, Design 11:25 pm

Oggi mi hanno ritirato il vecchio HP (non ricordo precisamente la sigla, mi pare NC6000 o qualcosa del genere) e mi hanno dato un nuovo Dell Latitude D520.
Dal punto di vista delle prestazioni il nuovo andrà senz’altro meglio: processore Intel Core2 Duo contro Intel Centrino M, 1Gb di RAM contro 512Mb, etc., però c’è qualcosa che me lo fa già stare un po’ antipatico: è brutto da far paura!

Innanzitutto i materiali: l’HP non era un Apple, ma le plastiche erano di qualità nettamente superiore, sopratutto mi piaceva il fatto che avessero una microtexture che le rendeva opache, il Dell invece ha delle plastiche molto "secche", pressochè lisce e soprattutto dall’improbabile finitura metallizzata…

Poi il design: l’HP era il classico notebook "da lavoro" senza troppi fronzoli e senza pretese ma tutto sommato piacevole da vedere (qui una foto non mia da Flickr), mentre il Dell tra il colore e alcuni maldestri tentativi di "design", è veramente inguardabile (qui una foto presa da non so dove), soprattutto è molto più grande dell’HP perchè esiste anche in versione con schermo da 15", quindi il mio che ha lo schermo da 14,1" ha una cornice molto spessa tutto attorno allo schermo che lo fa sembrare ancora più sgraziato.

Altro aspetto che non mi piace per niente è la tastiera: il feedback dei tasti è OK, ma la forma non mi piace perchè è molto estesa la zona inclinata laterale di ciascun tasto (il cosidetto "bevel") il che comporta che sia un po’ piccola la zona orizzontale da premere.
Un’altra cosa che non mi piace è il fatto che il pad è "rugoso" e inoltre i 2 tasti non fanno un "bel clic" quando li si preme quindi non si ha un chiaro feedback.

Ci sono infine alcune cosette minori ma pur sempre fastidiose: non ci sono i tasti hardware separati per il volume e per altre funzioni come attivazione della rete wireless, modalità presentazione, etc. cosa che obbliga a usare i tasti "F" in abbinamento al tasto "Fn" (l’HP aveva il tasto "mute" che si illuminava quando era premuto, cosa che trovavo molto comoda).

E poi ci sarebbe il sistema operativo: visto che in azienda il passaggio a Vista non è previsto in tempi brevi ho su il solito tristissimo Windows XP Professional; ovviamnete lo avevo anche con l’HP, ma il fatto di ritrovarmelo sul nuovo me lo fa sembrare già vecchio… (se qualcuno ha dei bei temi da seglarmeli faccia pure, mi raccomando solo di indicarmi temi "profesisonali", niente orsetti o Pamele Anderson…).

Marketing, Bottom-Up Brand Mgmt 10:56 pm

Le iniziative di User Generated Marketing/Advertising sono sempre più numerose e ormai sempre più "above the line".
Da Adverblog segnalo la campagna "Never Hide" di Ray-Ban che ha come protagonisti (testimonial) le persone che utilizzano gli occhiali Ray-Ban.
La meccanica di partecipazione è molto semplice: le persone sono state inviate a inviar mediante il sito una propria foto con indosso un paio di occhiali Ray-Ban, le foto (presumibilmente dopo esser state selzionate, nella gallery ne sono contenute oltre 1.600) sono state quindi mostrate per una quindicina di secondi su un tabellone elettronico in Times Square a New York.
Inoltre andando sul sito di Ray-Ban è quindi possibile effettuare una ricerca per vedere la propria faccia campeggiare in Times Square.

Paradossalmente una campagna così ben cognegnata pecca proprio nell’esecuzione online: non esiste la possibilità di scaricarsi la propria foto dal sito per potersela stampare o usare come desktop, nè è stata pensata una feature di "invia ad un amico" che molto probabilmente sarebbe stata molto gettonata da parte dei "testimonial".

del.icio.us 5:19 pm
Business, Experience, MarketingMarch 14, 2007 11:00 pm

Un aggiornamento al post sugli Apple Store: sul blog di Adaptive Path ho trovato questo post che citando un articolo del NYT arriva alla conclusione del perchè CompUSA medita di chiudere un centinaio di negozi mentre Apple pianifica di aprirne altri:
"CompUSA fails because it plays in the commodity-and-low-margin space, squeezing as much as it can out of efficiencies and low labor costs; it is unable to compete with online retailers who can discount even further. Apple succeeds because it plays in the experience-and-high-margin space, providing tantalizing environments that compel visits."
Quindi a fare la differenza dal punto di vista del business sono degli intangibili come il design e l’esperienza complessiva e non il prezzo.

del.icio.usMarch 13, 2007 5:22 pm
Business, Experience, Marketing 12:50 am

Leggendo questo articolo su CNNMoney.com sembra proprio di si, e quello che alcuni avevano prospettato sarebbe stato solo un investimento in comunicazione o addirittura un bagno di sangue sembra un’altra mossa stra-azzeccata da parte del divino Steve.

Al di là delle considerazioni sulla reddittività per metro (piede) quadro, mi piace l’approccio seguito per decidere il design:
"rent a warehouse and build a prototype of a store, and not, you know, just design it, go build 20 of them, then discover it didn’t work"

Ma ancora di più mi piace l’approccio "think different", per cui se devi costruire un "negozio diverso" non guardare agli altri negozi ma a qualcosa di "realmente diverso", per esempio un albergo:
"When we launched retail, I got this group together, people from a variety of walks of life," says Johnson. "As an icebreaker, we said, ‘Tell us about the best service experience you’ve ever had.’" Of the 18 people, 16 said it was in a hotel. This was unexpected. But of course: The concierge desk at a hotel isn’t selling anything; it’s there to help. "We said, ‘Well, how do we create a store that has the friendliness of a Four Seasons Hotel?’" The answer: "Let’s put a bar in our stores. But instead of dispensing alcohol, we dispense advice."
Quindi: prima ancora di pensare al design di layout, mobili, etc. si è pensato al design dell’esperienza da far vivere ai visitatori.

Web 2.0, Business, Marketing 12:35 am

Con l’affermazione dei social network le marche si trovano di fronte alla necessità di definire un proprio approccio a questo fenomeno, e come sempre quando ci si trova in un momento di transizione (ma secondo me niente sarà più definitivo di questo momento di transizione nei media…) tendono a prevalere atteggiamenti che denotano scarsa comprensione del fenomeno e/o presunzione.

Alla fine gli approcci possono essere riassunti in alcune categorie:

0) Social media?
L’azienda non fa niente in quanto non si è ancora accorta che i social media esistono, al momento è l’approccio più diffuso…

1) Stiamo osservando il fenomeno
In questo momento credo che sia tutto sommato un buon atteggiamento, purchè ci sia una reale volontà di rispondere seriamente alla domanda "Cosa c’è per me?"; si spera che da qui al punto 2) e poi al 3) non passi troppo tempo…

2) Stiamo sperimentando
Ottimo approccio, meglio se si è passati dal punto 1) e si vuole andare a vedere se le risposte che ci si è dati (un po’ marzullianamente…) reggono alla prova dei fatti.

3)  We are fishing where the fishes are
Questo secondo me è l’aprroccio più maturo, ovvero rendersi conto che i propri "target" passano un bel po’ di tempo su questi servizi e quindi cercare di essere presenti nel miglior modo possibile (ovvero con i contenuti giusti e con il tono appropriato) nei luoghi frequentati dalle persone con le quali sl’azienda/marca vuole entrare in contatto; un buon esempio è il canale di YouTube "A view of the future" con il    quale Nokia racconta il proprio approccio al design dei prossimi telefoni cellulari.

4) Abbiamo capito tutto e stiamo lanciando la nostra piattaforma di blog/video/etc.
Qui c’è il vero rischio del "Web 2.0": che in preda a deliri di onnipotenza e/o fomentati da consulenti che fiutano la grana, l’azienda/marca decida di scnedere sul terreno di MySpace o YouTube.
Un buon esempio di come questo approccio sia molto difficile è "The Hub": con questo progetto Wal-Mart voleva raggiungere un pubblico di 13-17enni ormai catalizzato da MySpace. Subito dopo il lancio sono iniziate a piovere le critiche legate per lo più alla "falsità" e al linguaggio "ggiovane" (alcuni articoli qui, qui e qui), con una disperata difesa di Wal-Mart del progetto come temporaneo e legato ad un concorso.
Fatto sta che il sito è adesso off-line e nella pagina appare un messaggio che sa molto di "excusatio non petita"…

Personali, Web 2.0, BusinessMarch 12, 2007 10:27 pm

Mercoledì scorso c’è stato l’incontro presso ADCI organizzato da Marco (Hagakure) con Andrea (Samsung), Stefano (Alfa Romeo), Paolo, Luca e Tony. All’incontro si sono poi aggiunti Claudia (Yahoo!) e Maurizio (TestaWeb).
Per fortuna siamo riusciti a schivare il podcast… e questo ha reso ancora più piacevole l’incontro che è filato via senza una vera e propria agenda, ma come piace a me in certe occasioni, seguendo il filo dei temi e dei pensieri che di volta involta venivano buttati sul tavolo dai partecipanti.
Un breve resoconto e qualche foto sono sul blog di ADCI, sicuramente il valore dell’incontro non è stato tanto nelle cose dette (volendo fare una piccola critica mi è sembrato che fossimo un po’ troppo d’accordo su tutto… e questo per em non è per definizione un bene), ma in quello che credo verrà dalle relazioni che si sono instaurate, stiamo a vedere…

del.icio.usMarch 9, 2007 5:19 pm
del.icio.usMarch 2, 2007 5:22 pm