Dell’editore? Della redazione? O dei suoi lettori?
Leggo su L’Unità online un articolo circa il nuovo corso di Airone, storico mensile ambientalista che da pochi mesi ha cambiato decisamente rotta abbandonando i "classici" temi naturalistici per abbracciare quelli tipici di riviste di divulgazione come Focus.

Il punto non è tanto discutere se questa svolta è giusta/corretta o meno (magari lo farà Luca al quale ho segnalato la cosa), quanto rilevare come questo cambiamento di linea editoriale non sia stato apprezzato dai lettori della rivista, che hanno utilizzato il blog di Cairo Editore (nuovo proprietario della rivista) per esprimere tutto il proprio scontento.
La frase che più ho trovato emblematica è questa: "Vi prego, non rovinate il nostro Airone.": evidentemente un giornale "non è" dell’editore, ma dei suoi lettori, e questa levata di scudi mi ricorda molto la reazione dei consumatori all’introduzione della cosidetta "New Coke".
Proseguendo nella lettura dei commenti al post con il quale il comitato di redazione sancisce l’approvazione della nuova linea editoriale, è interessante leggere le diverse reazioni:
i più pacati invitano l’editore a cambiare nome alla rivista: "Abbiate il pudore di CAMBIARE NOME ALLA RIVISTA: se volete fare qualcosa di diverso, fatelo, ma senza rovinare un nome che mi ha accompagnato dall’infanzia" oppure addirittura di fare una nuova rivista e chiudere Airone: "Chiudete Airone, se volete. Ma fatelo uscire con la dignità che ha mostrato in 26 anni, in modo che guardando alla libreria dove ho tutti i numeri in fila possa pensarci solo con nostalgia e non rabbia."; fino ad arrivare a consigli piuttosto espliciti: "ma perchè per la rivista non usate carta più morbida? Ne farei almeno un "uso" migliore. A buon intenditore, poche parole."…
