Web 2.0, MarketingSeptember 15, 2009 11:26 pm

Di Doritos ne avevo già parlato più di 2 anni fa: questa marca di patatine aveva chiesto ai propri consumatori (o comunque ad un pubblico di "prosumer") di creare un commercial che sarebbe stato trasmesso durante il Super Bowl.

Adesso Doritos raddoppia, anzi triplica, l’iniziativa "Crash the Super Bowl", infatti i commercial user generated trasmessi saranno 3, ma oltre alla gloria per i creativi ci potrebbero essere sontuosi premi: se un film raggiungerà il primo posto del Super Bowl Ad Meter riceverà $1mln, se raggiungerà il secondo o il terzo rispettivamente $600K e $400K; se invece i 3 film saranno ai primi 3 posti, ciascuno riceverà un bonus aggiuntivo di $1mln.

Questo sistema di rewarding è molto interessante perchè di fatto pone a tutti gli effetti la creatività UG nella stessa lega della creatività "ufficiale", ovvero quella generata dalle agenzie creative.

Non a caso Doritos per lanciare la propria iniziativa ha ottenuto dalla municipalità di NYC di ribattezzare per un giorno Madison Avenue, la strada delle agenzie di pubblicità, in Doritos Drove…

Non sono sicuro che i creativi newyorkesi quel giovedì abbiano gradito i Doritos come snack durante l’happy-hour…

 

Personali, Business, MarketingMay 5, 2009 11:39 pm

Apertura: di cosa parliamo oggi?
Parliamo di video online e di come i brand possono (= devono) rapportarsi a questo nuovo (?) mezzo che unisce i tratti di un mezzo consolidato come la TV con quelli di un mezzo "nuovo" (???) come internet e in particolare con quelli "nuovissimi" (?????) del web2.0:
- UGC
- social networks
- web/online applications/platforms

Un po’ di numeri (se no che presentazione è?)
Hulu Shakes Up the Online Video Scene: "Overall, the average US online video viewer watched 327 minutes of video in March, nearly 5.5 hours."
Hulu Continues Ascent in U.S. Online Video Market, Breaking Into Top 3 Properties by Videos Viewed for First Time in March: "U.S. Internet users viewed 14.5 billion online videos during the month, representing an increase of 11 percent versus February"

Ma più che i numeri importa capire cosa sta accadendo e soprattutto cosa accadrà
Peering into 2009: 10 Predictions for Online Video
Europe Logs On: Microsoft Study

In realtà volevo parlarvi delle opportunità media offerte dall’online video…
…ma poi mi sembrava più divertente e interessante parlare di creatività comunque le specifiche IAB per i diversi formati sono in questo PDF.

Ma "lo spot TV da 30 secondi pianificato nel prime time" è morto o no?
No, non è morto ma non è più la soluzione "assoluta" a tutti i problemi di comunicazione, e come ha detto il CMO di Kimberly-Clark questo determina un ripensamento del classico rapporto cliente-agenzia:
"The current agency model, producing marketing programs built around 30-second television ads, is no longer relevant for today’s business environment," said Tony Palmer, Chief Marketing Officer for Kimberly-Clark.  "It is incumbent on clients to take an active role in reshaping the model.  This move is a key step in K-C’s commitment to this agenda."
comunicato stampa

E quindi cosa serve?
Un’idea che sia memorabile e che "si guadagni" spazio media
come per esempio il gorilla di Cadbury
oltre le views: le hacks
ma come diceva De Andrè… attenti al gorilla!!!

Senza la strategia la viralità è nulla
Online Video: Viral Isn’t Everything

Qualche spunto per la creatività

1) Sii creativo, ma là fuori c’è qualcuno creativo (almeno) quanto te
Dove Evolution
Dove Evolution Parody

2) Se ti provocano non tirarti indietro
Tiger Woods PGA Tour 08 Jesus Shot
Tiger Woods 09 - Walk on Water

3) Non inventare ciò che c’è già e soprattutto: "fish where the fish are"
YT Channel EA Sports

4) Fai parlare le persone (se ti senti confidente)
MyCadillacStory
sito
YT Channel
Jeep
sito
YT Channel

5) Stimola l’interazione (almeno il clic…)
Proviamo a vedere se MSNVideo, oppure Repubblica.it, oppure Corrriere.it hanno qualche pre-roll cliccabile…

6) Sky is the limit (non quella "Sky"… o forse si!)
In the Motherhood

Guardiamo in casa nostra (Barilla…)

Un’altra meravigliosa pubblicità della Barilla… (tetus1992)
Barilla132

Kakà palleggia con due palloni! Incredibile!!

Kakà palleggia con 2 palloni: il virale "ufficiale"
Kakà palleggia con 2 palloni: un repost
Kakà palleggia con 2 palloni: debunking
Kakà palleggia con 2 palloni: parodia
Earned media 1: Kakà meglio di Dinho, palleggia con due palloni
Earned media 2: Kaka palleggia con 2 palloni, Pellegatti gode

parodia Barilla

Chiusura: chi di voi vincerà?
voi che siete giovani provateci

Volevate un PowerPoint?
vi consiglio questo


Grazie ancora per la pazienza…

Web 2.0, Experience, Marketing, SocietàDecember 2, 2008 4:08 pm

Ammetto di essermi avvicinato a FB con un po’ di perplessità e che tutt’ora non sono certo un advanced user, ma al tempo stesso è evidente la capacità di coinvolgimento di questo strumento (che tra l’altro mi ha permesso di rientrare in contatto con un amico di infanzia).

Adesso su Repubblica.it leggo un articolo su Facebook Connect, ovvero un sistema di "passport" che consentirà non solo di entrare con le credenziali di FB su diversi altri social network, ma soprattutto di "importarvi" automaticamente la rete di relazioni intessuta su FB.

Al di là delle ragioni di questa mossa (secondo l’articolista sarebbe la ricerca di nuove fonti di introito), la cosa a mio avviso interessante è che sta succedendo per i social network quello che è successo per i blog: ad una fruizione "puntuale" (vado su un blog, leggo e commento, oppure vado sul mio blog, scrivo e rispondo ai commenti di altri) se ne è aggiunta, ma meglio dire sostituita, una più "liquida", dove la lettura, la scrittura e l’interazione avviene mendiante l’interfaccia neutra dell’aggregatore di feed RSS (che ormai è riduttivo chiamare così).

Anche per i social network io penso ad un futuro liquido, di interoperabilità tra piattaforme più o meno deidcate (es., Flickr per le foto) fruite non attraverso l’interfaccia proprietaria mostrata in un browser, ma mediante applicazioni desktop che organizzano tutte le informazioni in ingresso (feed RSS, feed Twitter, aggiornamenti di status su FB, etc.) e in uscita (nuovi post, nuove foto uploadate, commenti, etc.). Chiaramente questa apps saranno fruibili su tutti i device inclusi telefono mobile e soprattutto TV e piattaforma di gaming (la killer app dei SN è la chat in tempo reale con gli amici mentre tutti si vede lo stesso spettacolo).

E in tutto questo la pubblicità? Sarà il vero elemento di decisione, perchè si aprono scenari clamorosi, per esempio la pubblicità potrebbe essere servita dall’applicazione, o addirittura - e sta qui la parte più disruptive - dall’hardware (nel caso per esempio della TV un chip con accesso a internet potrebbe servire la pubblicità sulla base del profilo dell’utente e del contenuto).

Marketing 9:56 am

Bellissimo (come sempre) post di Mauro Lupi sul suo blog dal titolo "Internet complessa è meglio".

Anch’io sono un fautore della complessità (che è cosa ben diversa dalla complicazione) che ormai in tutti i campi è una tendenza legata alle sempre maggiori potenzialità ed opzioni offerte dal progresso tecnologico (basti pensare al telefono fisso con la rotella di qualche decina di anni fa, rispetto ad uno smartphone di oggi).

Venendo ad internet la tendenza alla complessità è "embedded" nel mezzo: sia dal punto di vista della fruizione (basti pensare alla vastità dell’offerta e ovviamente alla possibilità di essere anche autori oltre che puri fruitori), che da quello della pubblicità che offre una molteplicità di opportunità per chi investe.

Comunque per quanto riguarda la pubblicità, la tendenza alla complessità riguarda anche gli altri mezzi: sia per l’evoluzione dell’offerta (la stessa TV generalista non offre più solo il 30") sia e soprattutto per l’evoluzione dei modelli di fruizione (utenti più "distratti", esposti ad un numero di stimoli molto alto, etc.).

Come dice Mauro, questa maggiore complessità deve essere affrontata come un’opportunità a patto di saperla affrontare con gli strumenti e le competenze giuste, perchè maggiore complessità = maggiori opportunità anche di fare stupidate…

Sono convinto che la digitalizzazione di alcuni mezzi tradizionali come TV e radio portarà anche su queste piattaforma l’adozione di un modello di erogazione di contenuti e pubblicità "disaccoppiato", cioè la pubblicità viaggerà separatamente dal contenuto e verrà accoppiata a questo "on the fly", esattamente come avviene con i banner e le adwords sulle pagine di un sito, e quindi anche su questi mezzi avremo metriche come CPM o CPC (favorito in questo dalla disponibilità di un canale di ritorno) e sistemi di erogazione più o meno contestuali (rispetto al contenuto) e/o profilati (rispetto all’utente).

Quindi, chi aiuterà i "poveri" uomini (e donne) di marketing ad affrontare questa complessità?

Secondo me in questo momento il pallino l’hanno i centri media che sempre di più dovrebbero configurarsi come "registi" della strategia di contatto tra marca e consumatore (potenziale o già acquisito) andando ad individuare i diversi touch-points e definendo per ciascuno di essi la giusta modalità di interazione.

Su questo piano si andrà poi ad innestare il lavoro delle agenzie creative (proabiblmente più di una fino a quando le "grandi agenzie" continueranno a pensare solo in termini di 30") e in particolare il lavoro diretto con gli editori in quanto sempre di più in diversi ambiti la pubblcità assumerà le forme di contenuto di approfondimento o di intrattenimento rispetto al messaggio (e qui si entra sul tema del "Content Marketing" così caro al "solito" Mauro…).

Web 2.0, MarketingAugust 21, 2008 10:46 pm

Levinator 25, un utente di un gioco EA Sports (Tiger Woods PGA 08), pubblica su YouTube un video che a suo modo di vedere testimonia di un bug (o meglio di un glitch…) del gioco in questione: in pratica il mitico Tiger è in grado di camminare sull’acqua e da questa posizione mettere in buca (Levinator 25 definisce il tiro come un "Jesus shoty"…).

E come risponde a questa "accusa" EA Sports? nel modo migliore, ovvero pubblicando su YT un video in risposta a quello di Levinator 25 dove si vede Tiger Woods fare realmente il "Jesus shot"!

Ottima dimostrazione di impiego dei social media da parte di EA Sports, che oltre a rispondere alle "accuse" di un utente ribalta la situazione a proprio favore!

Personali, MarketingMay 28, 2008 5:54 pm

La stimatissima Mandarina Duck mi ha inviato una DeM con la quale mi comunica che mi ha riservato un buono sconto da €5 su ogni acquisto effettuato "in data 28 e 29 maggio compresi".

Nulla da dire: la DeM è ben fatta (anche se ricevuta sulla vecchia web-mail di libero non si vede bene), i 5 euri di sconto non sono granchè (considerando che una cartella per PC costa mediamente sui 150) ma meglio di niente.
Quello che non capisco è che speranze di successo può avere una finestra promozionale così breve, in particolare che probabilità ci sono che la DeM raggiunga una persona che si trova nel ciclo di acquisto di un prodotto come valigie, cartella, etc.
Non voglio infatti pensare che il marketing MD abbia davvero ipotizzato che uno sconto di 5 euro su un prezzo di oltre 150 possa far scattare l’acquisto d’impulso, per di più di un prodotto che quantomeno a mio avviso ha bisogno di essere visto, toccato, etc..

Infine c’è la chicca del "28 e 29 compresi": vorrei vedere fossero esclusi!!!

MarketingMarch 27, 2008 3:03 pm

Credo che questo sia uno dei più interessanti esempi di ambient advertising (penso si chiami così…):

 

Le buche finte e le scritte in stile gara di ciclismo sono un’idea strepitosa!

[via AdsOfTheWorld]

Marketing, InutiliMarch 25, 2008 7:36 pm

Chi non ha provato da bambino la delusione di vedere che il gelato appena comprato una volta scartato era ben diverso da quello rappresentato sul tabellone?
Dìaltra parte si sa che il marketing ha una certa tendenza alla rappresentazione idealizzata della realtà…

Per dimostrare la distanza tra finzione e realtà, i tedeschi di Pundo3000.com hanno fotografato una serie di prodotti venduti in Germania affiancando la foto della confezione al reale contenuto: il risultato è tremendo…

Ecco 2 tra le peggiori:

 

:-(

Web 2.0, Business, Marketing, Bottom-Up Brand Mgmt 5:34 pm

Su Advertising Age si legge che: "Chrysler Ready to ‘Listen’ on New Site", ovvero che anche la marca automobilistica americana, recentemente separata da Daimler, ha deciso aprirsi al dialogo con chiunque (purchè residente negli USA) per raccogliere "insights for the automaker’s marketing, product development, vehicle features and engineering."

Il sito non è ancora live, ma si legge che è stato realizzato utilizzando la piattaforma di Passenger, società la cui mission è:

Passenger’s vision is to change the way companies collaborate with their customers, stakeholders and peers across social, geographic and organizational boundaries.
We believe that our customers will help shape the future of our business, and welcome the opportunity to show you why the world’s most innovative brands use Passenger to collaborate with their customers.

Tra le cose notevoli presenti sul sito di Passenger vale la pena menzionare il link ad un articolo che il Wall Street Journal dedica al tema della interazione azienda/consumatore: "The New Focus Groups: Online Networks".

Personali, Marketing, SocietàMarch 21, 2008 10:38 pm

Continuando a fare un po’ di ricerche con Google ho visto che non sono il solo a ritenere che la campagna abbonamenti di Altroconsumo sia borderline con lo spam, ma c’è anche chi in passato da abbonato si è trovato in una situazione quantomeno spiacevole.

Ma soprattutto mi sono accorto che ci sono un gran numero di post che meravigliano l’offerta di abbonamento + regali di Altroconsumo. Incuriosito sono andato a vedere e mi sono reso conto che quasi sempre si tratta di post molto simili tra loro che contengono un link che rimanda al sito Programmavantaggi.it.
La cosa si spiega molto facilmente: il link è gestito mediante Tradedoubler e quasi sicuramente il referral in caso di abbonamento riceve qualche euro di ricompensa; a fugare ogni dubbio ci pensa un post del blog "Soldi per te" che dichiara che:
Per ogni abbonamento di un nuovo cliente tramite questo banner vi saranno riconosciuti 3,00 € a sessanta giorni. 

Ovviamente tutto questo è perfettamente legale, ma ancora una volta avrei preferito che un’associazione/rivista che ha come obiettivo la tutela del consumatore, utilizzasse una strategia diversa, per esempio partecipare alle discussioni su blog e forum, ovvero guadagnarsi anche in rete una forte autorevolezza e quindi facendo leva su questa, nuovi abbonati.

Personali, Marketing, Società 7:23 pm

Premessa: non conosco a fondo la rivista Altroconsumo avendola sfogliata non più di un paio di volte, immagino sia fatta con grande cura e sia di grande utilità per chi la legge, e che quindi tenga fede al 110% a quanto dichiarato nell’header del loro sito promozionale:

Indipendente. Efficace. Dalla tua parte. Altroconsumo, associazione di consumatori con 300.000 Soci e più di 35 anni di attività ed esperienza, ha un unico obiettivo: promuovere e tutelare gli interessi e i diritti dei consumatori. Attraverso l’informazione, la consulenza e la rappresentanza presso le istituzioni.

Proprio la frase: "promuovere e tutelare gli interessi e i diritti dei consumatori" mi sembra però che sia in forte contrasto con la strada scelta dall’associazione per promuovere l’abbonamento alla rivista (che di fatto comporta l’associazione ad Altroconsumo) che è l’oggetto di questo post.

Oggi (ma mi arriva regolarmente ogni anno) mi è arrivata una pingue busta contenente la solita paccottiglia del direct marketing più becero:
- lettera in Courier (effetto macchina da scrivere) firmata in finto inchiostro dal "Responsabile relazioni con i soci"
- assegni (sic) regalo che mi danno diritto a ricevere alcuni prestigiosi omaggi/vantaggi
- busta preaffrancata con invito a spedire "al più presto per assicurarsi i vantaggi a lei riservati" 

Volendo approfondire ho digitato su Google "altroconsumo" ottenendo oltre ai risultati, un annuncio AdWords che propone:
Altroconsumo - Offerte
www.AltroConsumo.it      Tutela i tuoi interessi. Consulenze e 2 mesi gratis. Iscriviti online!

Cliccando si accede ad una landing page (prego notare il dominio "programmavantaggi.it"…) che sostanzialmente offre le stesse cose, cioè, gli stessi vantaggi proposti dal mailing (tranne lo sconto che nel mailing è l’80%, mentre online è "solo" del 50%).

Gli aspetti di questa promozione che non condivido in assoluto e ancor meno condivido vista la dichiarazione di intenti di Altroconsumo sono, in ordine di priorità:
1) la mancanza di chiarezza sul costo dell’abbonamento;
2) la leva ad abbonarsi non basata sulla qualità del prodotto/servizio ma sull’appeal dei gadget di scarsa qualità;
3) la scarsa attenzione nei confronti delle persone per quanto riguarda il trattamento dei dati personali.

Vediamoli uno per uno:

1) la mancanza di chiarezza sul costo dell’abbonamento è davvero imperdonabile e se sul cartaceo con un po’ di pazienza si riesce a capire che per i primi 12 mesi il costo sarà di € 5,25 per trimestre, anzichè € 26,45, sul web è più complicato, in pratica nella homepage di Programmavantaggi.it non è presente da nessuna parte il costo dell’abbonamento, per saperlo bisogna cliccare un link "Da sapere" che rimanda ad una pagina dove sono presenti 2 tariffe trimestrali di abbonamento.
Innanzitutto perchè mettere la tariffa trimestrale se l’abbonamento è annuale? perchè si può pagare trimestralmente? o forse perchè 12,95 "fa meno paura" di 51,8? (e poi una cosa che non ho capito: perchè se la tariffa piena sarebbe €26,45 con lo sconto 50% diventa €12,95? non sarebbe dovuto essere €13,225?).
E poi che senso hanno le 2 tariffe? da cosa sono determinate (in realtà leggendo attentamente si legge che la più costosa include una ulteriore rivista)? e soprattutto: dove le scelgo?
Quindi indefinitiva sia sulla carta che sul web per capire quanto mi costerà abbonarmi/associarmi è un’impresa, cosa a mio avviso poco adatta ad un’associazione che ha come ragion d’essere quella di aiutare i consumatori a compiere scelte di acquisti e consumo consapevoli.

2) il punto sul fatto di far la leva non sulla qualità del prodotto/servizio ma sull’appeal dei gadget è a mio avviso grave perchè Altroconsumo avrebbe il dovere di mettere in guardia contro questa pratica di invogliare all’acquisto (che quindi non è più consapevole ma forzato) tramite l’offerta di gadget che spesso sono di qualità discutibile.
I gadget che dovrebbero incentivare ad abbonarsi sono 2:
- videocamera digitale
- penna laser USB
Sulla seconda non ho granchè da dire, si tratta di una penna a sfera, dotata di puntatore laser e ben 128 Mb di memoria, molto simile a questa che negli USA viene venduta a $18.49 (cioè meno di €12,00); personalmente non ci vedo una grande utilità e soprattutto oggi come oggi 128 Mb sono davvero miseri…
La videocamera digitale (che nel mailing cartaceo è ovviamente "straordinaria") ha un CCD da 300.000 pixel (ovvero 0,3 Mpixel), guardando su Monclick.it la video camera più economica è una Mustek da 3,1 Mpixel (cioè 10 volte il numero dei pixel…) che costa €63,91.
Quindi considerando che  Altroconsumo di questi oggetti ne comprerà diverse migliaia presumibilmente direttamente dal produttore o al limite dall’importatore, è lecito supporre che il reale valore dei 2 gadget è di pochi euro,cosa comunque legittima e giustificata dal fatto che tutto sommato l’abbonamento, almeno al primo anno e per chi ha ricevuto il mailing, è di €21,00.
Le domande che mi faccio sono: ma Altroconsumo si sente veramente di raccomandare questi prodotti? se dovesse recensirli, che giudizio ne darebbe?

3) sul fronte del trattamento dei dati personali a mio avviso Altroconsumo mette in atto delle policy non particolarmente favorevoli per le persone sia sul carteceo che online.
Innanzitutto vorrei sapere in base a quele permission Altroconsuo mi abbia inviato la busta, io sono certo di non avergli mai conferito nè i miei dati nè tantomeno l’autorizzazione a inviarmi alcunchè, quindi si tratta di "spam";
La cosa più fastidiosa però è che, sia online che nel cartaceo, nella "Garanzia di riservatezza" si legge:

Se tu acconsenti, i dati potranno inoltre essere utilizzati da Altroconsumo Nuove Edizioni srl e dall’associazione Altroconsumo per proporti altre pubblicazioni o servizi rivolti ai consumatori. Se non sei interessato a queste iniziative, ti preghiamo di barrare l’apposita casella sul modulo di adesione.

L’espressione del consenso a questo ulteriore trattamento dovrebbe comportare un atto da parte dell’utente e non viceversa essere necessario compiere un atto per non consentire.
Se questa cosa può essere fastidiosa quando viene commessa da un’azienda, lo è ancora di più quando viene commessa da un’associazione che ha come missione la tutela del consumatore.

Ci sarebbe una quarta cosa migliorabile: il mancato inserimento della partita IVA nella homepage del sito, come invece stabilisce la risoluzione n. 60 del 16/05/06 dell’Agenzia delle Entrate [download PDF].

Quindi, non solo non mi abbonerò/associerò ad Altroconsumo, ma questo approccio cheap e dal mio punto di vista poco serio e ai limiti dell’offensivo (la mia reazione è stata "ma non penserete mica che mi abboni per avere una telecamera da 0.3 Mpixel, vero?") mi hanno lasciato una pessima percezione di Altroconsumo, e personalmente non sono disposto a ricevere consigli e in alcuni casi addirittura farmi rappresentare da chi mi approccia in questo modo.

Peccato, perchè io mi ritengo un "consumatore critico" e quindi potenzialmente interessato ad Altroconsumo, però per guadagnarsi il mio interesse prima e la mia adesione dopo ci sarebbe voluto un sobrio pacchetto contenente:
- 1 numero della rivista;
- una dettagliata descrizione dell’associazione, della rivista e dei servizi offerti;
- una chiara descrizione delle condizioni di abbonamento promozionali;
- una password temporanea per accedere ai contenuti del sito riservati agli iscritti/abbonati;
- una dichiarazione sul fatto che questo sarà l’unico contatto a meno di mia esplicita richiesta.

Così non solo avrei percepito meno l’invasione del mailing non richiesto ma avrei potuto anche apprezzare i contenuti (che mgari ci sono anche, ma a questo punto credo non lo saprò mai), e magari mi sarei anche abbonato.

p.s.
guardando il sito di Altroconsumo per scrivere questo post, ho visto che grazie ad una loro segnalazione il garante "ha deciso di aprire un procedimento per pubblicità ingannevole nei confronti di Nabaztag/tag, lo stravagante coniglio Wi-fi".
Cari signori di Atroconsumo, di questi tempi per un consumatore sapere che un’associazione di tutela dei consumatori ha deciso di occuparsi dello "stravagante coniglio Wi-fi" equivale al consiglio di mangiare le brioche che Maria Antonietta diede a chi lamentava la mancanza del pane…

Experience, Marketing 12:33 pm

Ancora oggi stimate agenzie propongono ai loro clienti di fare un advergame tipo "memory": l’utente dovrebbe divertisrsi a scoprire e abbinare le coppie uguali (solitamente prodotti dell’azienda) per ottenere l’immagine finale (per esempio il logo dell’azienda)…

Fortunatamente c’è anche chi si spinge oltre, molto oltre, come per esempio Coca-Cola che per la sua Coke Zero ha pensao in grande stile con "The Cok Zero Game": nei panni del protagonista e aiutato da un’avvenente bionda bisogna raggiungere uno stadio per assistere all’evento dalla Coke Zero Lounge.
La cosa che colpisce è la qualità della progettazione e soprattutto della realizzazione. non tanto per le attività in seè che non sono particolarmente complesse, ma per il fatto che viene fatto largo impiego di video, chiaramente girato ad hoc per questo progetto (che quindi avrà vuto un costo di realizzazione quanto meno paragonabile a quello di un classico 30").

E’ un segnale di come ci siano aziende che hanno capito che, come le nozze, anche internet non si fa con i fichi secchi…

Web 2.0, Business, Marketing, Bottom-Up Brand MgmtMarch 20, 2008 10:32 pm

E allora vieni e parliamone!

E’ questo quello che devono aver pensato Dell e Starbucks quando hanno lanciato rispettivamente "Dellstorm" e "MyStarbucksIdea".
Si tratta di 2 iniziative piuttosto simili con le quali Dell e Starbucks vogliono chiedere ai propri principali stakeholder, ovvero i loro consumatori, come migliorerebbero i prodotti e l’esperienza complessiva.

Nel caso di Dell si capisce che la maggior parte dei partecipanti è gente che di computer ne capisce… molto chiedono che sui PC non siano installate applicazioni di crapware e/o trialware, altri che ci sia l’opzione per avere Ubuntu pre-installato, etc.; in quello di Starbucks molto commenti invece riguardano aspetti quali la possibilità di avere una "carta fedeltà" evoluta che permetta ai regular users di ordinare senza problemi la loro bevanda preferita in tutto il mondo, di saltare la coda, etc.

In entrambi i casi quello che si realizza è un diverso rapporto tra azienda/marca e persone/consumatori, dove i primi riconoscono ai secondi il "diritto" a proporre idee sulla base di una "competenza" acquisita acquistando e utilizzando i prodotti e i servizi offerti.

Non conosco esempi italiani di collaborazione così esplicita e soprattutto paritetica, e per quella che è la mia esperienza personale ho paura che passerà ancora un po’ di tempo prima di vedere qualcosa del genere qui da noi.

[via Web Strategy by Jeremiah]

Marketing, InutiliMarch 17, 2008 10:54 pm

Mi sono registrato al sito della nuova Alfa Romeo Mi.To e quando ho cliccato sul link contneuto nella mail di conferma mi è apparso questo messaggio:

 

Penso che sia il più bel messaggio di errore mai letto… 

Design, MarketingFebruary 9, 2008 12:17 pm

La automobili sono da sempre tra gli oggetti più personalizzabili e personalizzati: si va da una qualche leggera modifica
 fino al tuning estremo, ma la frontiera restano le "fuoriserie" ovvero auto derivate da auto di serie ma modificate in modo radicale fino a farne una nuova auto solitamente esemplare unico.

Molto spesso le case automobilistiche non sono contente di queste modifiche radicali e impongono che dall’auto trasformata vengano tolti gli stemmi con il marchio: è il caso di questa (ex)Maserati Quattroporte trasformata da una carrozzeria torinese in "Cinqueporte", ovvero una station wagon:

 

Il risultato non mi pare esaltante, a differenza invece di quanto si legge nell’articolo di Repubblica firmato da Vincenzo Borgomeo che ne sottolinea alcuni contenuti di alto livello:
"plancia rifinita con un blocco di madreperla australiana e bordini d’orati. Un particolare che - da solo - è costato 35 mila euro…"

Più che la madreperla devono essere stati i "bordini d’orati" a costare così tanto…

Marketing, ArteFebruary 5, 2008 6:37 pm

E’ quello che devono aver pensato i creativi di DDB Sidney nel concepire questi poster per un’azienda che produce chewing-gum:

 

In pratica al potenziale "vandalo" viene proposto anzichè di buttare la gomma masticata in terra di contribuire ad un’opera d’arte attaccandola al poster secondo il codice colore.

Un’altra dimostrazione di come per fare una buona attività di comunicazione serva una buona idea e non per forza mezzi stratosferici.

[Via Ibelieveinadv.com]

Design, Marketing, Arte, Inutili 5:18 pm

O forse si tratta di una forma alquanto estrema di personalizzazione?
 

Fatto sta che decorare con il laser delle fette di mortadella (nell’accezione USA di "Bologna") a base di "pork and chicken" con le immagini appunto di un maiale e di un pollo ha un che di dadaista che ne fa un gesto artistico sublime… anche perchè nelle intenzioni dell’artista c’è la volontà di "ricongiungere il prodotto con l’animale dal quale proviene".

A parte le considerazioni di ordine filosofico mi sembra che questa idea si presti ad una serie di applicazione tra cui quella per nulla remota di utilizzare la merce come media per pubblicizzare altra merce, in un processo che potrebbe vedere Baudrillard fare più di una giravolta nel suo sacello.

Che questa ipotesi sia concreat lo dimostrano esperimento come questo, definito "Egg-vertising":

 

Qui siamo ancora un passo indietro in quanto la pubblicità è sul guscio (quindi sul "packaging"), ma il passo alla mortadella (o ai biscotti, pane, etc.) che pubblicizzano altri prodotti è davvero breve.

Web 2.0, Business, Marketing 1:28 am

Le "associazioni" di cui al titolo sono quelle che ciascuno di noi tende a fare rispetto alle marche alle quali è più legato o che comunque sono in qualche modo rilevanti.
Questo post di David Armano prende lo spunto da questo fatto per dare una particolare lettura della mossa di Microsoft di voler acquistare Yahoo!.

A me però interessa un altro aspetto, ovvero quello, esemplificato dallo stesso autore, per cui alcune marche tendono a perdere una chiara identificazione, pur restando marche senz’altro molto note.
E’ ciò che è accaduto a Yahoo! ma mi sembra ancora più siginificativo vedere i punti interrogativi rispetto ad una serie di marche "brick & mortar" come Ford e Kodak.

La cosa devastante è il pensiero che queste aziende/marche sono state quelle che hanno "iniziato" l’industria automobilistica e quella delle apparecchiature fotografiche, e quindi per decenni sono state l’associazione elettiva con "automobili" e "foto".
Il punto però è proprio qui: se un tempo l’associazione con "auto" e "foto" era sufficiente, anzi era il desiderata, adesso non è più definente di nulla; questo perchè le persone non hanno più alcun bisaogno di un’auto o di una macchina fotografica, ma di estensioni della propria personalità e delle proprie capacità (in pratica di una "protesi proiettiva" e non "sostitutiva", ma questo è un altro discorso) che li portino a vivere esperienze che vadano oltre al puro valore intrinseco di spostarsi e/o di avere un’immagine.

Al di là di queste considerazioni, credo davvero che per molte marche la partita si giochi proprio sulla pssibilità/capacità di avere una associazione forte, univoca, rilevante e positiva, con un "core value" condiviso con un gruppo di persone.
Anche quest’ultimo è un punto importante: essere fortemente associati ad un valore da "un gruppo di persone" siginifica molto probabilmente essere ignorati o addirittura detestati da altre persone e altri gruppi.
Ma anche questo fa parte del gioco: è finito il tempo dei valori universali (spero che Benedetto XVI legga altri blog…), e soprattutto sul mercato, il tentativo di essere qualcosa per tutti, sempre di più porta al risultato non essere niente per nessuno (il classico "nè carne nè pesce"…).

Aggiungo:
dopo aver postato vado sul sito e-commerce di Mediaworld e vedo che nel catalogo alla voce "Computer" compaiono 4 "categorie":
- Notebook
- Desktop
- Desktop con monitor
- Apple

 

E’ fin troppo facile far notare la distintività di "Apple" (che di fatto costruisce "computer" che ricadono nelle 3 categorie merceologiche di cui sopra) rispetto alle altre marche di computer, ma forse è ancora più impietosa la constatazione che la prima voce di "Audio" è "I nuovi iPod"…

Marketing, SocietàJanuary 18, 2008 6:13 pm

Per chi, come me, lavora nel settore CPG, penso siano molto interessanti questi 2 articoli tratti da eMarketer:

Online To Pass TV Ad Spend in UK
Group M, the media planning and buying agency owned by WPP Group, has forecast that spending on Internet advertising in the UK will surpass spending on TV ads in 2009 - making the UK the first of the world’s major economies to see TV spending overtaken by the Internet.

CPG Starts Thinking Outside the Box
Consumers are going online to search for and research CPG products and then discussing them on blogs and social networks.

A mio avviso si tratta di 2 fenomeni correlati che avranno (non possono non averlo) grande impatto sulle aziende CPG tradizionalmente inclini ad usare i mezzi di massa partendo da 2 convinzioni:
- la TV è l’unico mezzo che permette di raggiungere in poco tempo la massima quantità di persone;
- i consumatori su internet cercano informazioni su altre catogorie di prodotti/servizi.

Ovviamente bisogna capire quando questi fenomeni si estenderanno anche all’Italia che effettivamente ha una situazione ben diversa da UK e USA, sia sul piano del predominio della TV sugli altri mezzi sia su quello dell’utilizzo di internet, ma una cosa è sicura: accadrà e quindi meglio utilizzare bene il tempo da qui a quel momento.

Web 2.0, MarketingJanuary 8, 2008 5:06 pm

Dell’editore? Della redazione? O dei suoi lettori?

Leggo su L’Unità online un articolo circa il nuovo corso di Airone, storico mensile ambientalista che da pochi mesi ha cambiato decisamente rotta abbandonando i "classici" temi naturalistici per abbracciare quelli tipici di riviste di divulgazione come Focus.

Il punto non è tanto discutere se questa svolta è giusta/corretta o meno (magari lo farà Luca al quale ho segnalato la cosa), quanto rilevare come questo cambiamento di linea editoriale non sia stato apprezzato dai lettori della rivista, che hanno utilizzato il blog di Cairo Editore (nuovo proprietario della rivista) per esprimere tutto il proprio scontento.

La frase che più ho trovato emblematica è questa: "Vi prego, non rovinate il nostro Airone.": evidentemente un giornale "non è" dell’editore, ma dei suoi lettori, e questa levata di scudi mi ricorda molto la reazione dei consumatori all’introduzione della cosidetta "New Coke".

Proseguendo nella lettura dei commenti al post con il quale il comitato di redazione sancisce l’approvazione della nuova linea editoriale, è interessante leggere le diverse reazioni:
i più pacati invitano l’editore a cambiare nome alla rivista: "Abbiate il pudore di CAMBIARE NOME ALLA RIVISTA: se volete fare qualcosa di diverso, fatelo, ma senza rovinare un nome che mi ha accompagnato dall’infanzia" oppure addirittura di fare una nuova rivista e chiudere Airone: "Chiudete Airone, se volete. Ma fatelo uscire con la dignità che ha mostrato in 26 anni, in modo che guardando alla libreria dove ho tutti i numeri in fila possa pensarci solo con nostalgia e non rabbia."; fino ad arrivare a consigli piuttosto espliciti: "ma perchè per la rivista non usate carta più morbida? Ne farei almeno un "uso" migliore. A buon intenditore, poche parole."…

MarketingDecember 20, 2007 10:03 am

Troppo stretti i vincoli creativi delle AdWords di Google?
Perchè non provare a superarli con un po’ di sana vecchia ASCII art?

Ecco come Sixt ha cercato di uscire dalla folla delle inserzioni per la keyword "mietwagen" (auto a noleggio):

 

Pare però che Google abbia già preso contromisure per evitare annunci di questo genere, come si legge nei commenti di Bannerblog.

Questa campagna, curata dall’agenzia Jung von Matt (qui la descrizione della campagna) ha vinto il primo premio per la categoria "Innovative ideas" all’eurobestLive 2007.

Dal sempre raccomandatissimo blog di Organic (ma apriranno mai in Italia?).

Marketing, SocietàDecember 19, 2007 11:09 pm

La pubblicità come strumento per sensibilizzare le persone su temi quali inquinamento, AIDS, etc. è il tema di Sensibilid(AD), blog che raccoglie numerosi esempi di creatività adottate da organizzazioni come WWF, Amnesty e Greenpeace.

Le campagne sui temi sociali sono contesti molto interessanti dal momento che i creativi possono esprimere al massimo il proprio talento senza i condizionamenti e i tabù delle marche, e soprattutto visto che l’obiettivo è il massimo impatto e la massima memorabilità, obiettivo che spesso viene ottenuto mediante l’effetto "pugno nello stomaco", come in questa campagna per il World AIDS Day:

 

A volte l’effetto viene invece ottenuto in modo meno shocking ma comunque sempre impattante, come in questa campagna del WWF contro l’inquinamento dei fiumi:

 

In altri casi invece è l’ironia o l’inusitatezza a cercare di far imprimere il messaggio, come in questa creatività per Greenpeace:

 

(che tra l’altro è perfettamente in sintonia con il nome del mio blog…). 

MarketingDecember 16, 2007 8:41 pm

Un paio di settimane fa avevo scritto di Zooppa e Firebrand, adesso dal blog dell’ADCI vengo a conoscenza di Senzamedia, un sito molto simile a Firebrand, quindi caratterizzato da un database di spot pubblicitari che gli utenti possono votare.

Sinceramente se già Firebrand mi sembrava così "1.0" rispetto a Zooppa, Senzamedia mi sembra ancora meno entusiasmante, anche perchè mi pare che la selezione di spot sia ancora piuttosto limitata, forse l’unico aspetto interessante è la sezione "Mai visti in TV". 

MarketingDecember 15, 2007 1:17 pm

Gustoso post di David Weinberger sulla sua disavventura con l’Alitalia: gli perdono il bagaglio e per scusarsi gli danno una cannottiera con il logo!

Personali, Web 2.0, Experience, MarketingDecember 14, 2007 12:26 am

E’ ormai un bel po’ che non pubblico un "vero" post, la causa è esattamente quella descritta da Mauro: un finale d’anno bello intenso ma con diversi segnali positivi su diversi fronti.

Negli ultimi tempi nella inbox si sono accumulati un bel po’ di spunti per una serie di post che probabilmente non farò mai, però almeno qualcuno di essi credo sia utile citarlo:

The New Advertising Outlet: Your Life
Un bellissimo e illuminante articolo del NYT sul nuovo approccio di Nike ai media, approccio riassumibile in questa frase di Trevor Edwards, corporate VP di Nike for global brand and category management: "We’re not in the business of keeping the media companies alive, we’re in the business of connecting with consumers."

Viral Campaigns Get Personal
Articolo meno illuminante e radicale del precedente, ma comunque un bello spunto su come mettere insieme alcuni temi temi assai caldi: personalizzazione, co-gestione del brand e viralità.

Web Videos Stealing TV Viewers, and Marketers
The Birth of the "Video Web"
Due articoli sulla fruizione di contenuti video sul web, fenomeno molto interessante per tutte le implicazioni su tutti i fronti: dalla fruizione dei contenuti, alle opportunità per gli investitori, fino alle minacce per i content providers (L’artciolo inizia con la domanda/risposta: "WHY are fewer viewers watching the new fall television series? Perhaps because they are too busy watching video online.")

Social Media Goes Mainstream
Ottimo articolo che a mio avviso meriterebbe di essere esteso fino a diventare un libro. Tocca tutti i temi dei "social media" e soprattutto contiene uno schema che esemplifica perfettamente la quantità di attori, interazioni, piattaforme, formati, etc.

Cycle of a Fan
The Traditional Marketing Funnel Is Dead
Due articoli con ottimi spunti sul tema dell’engagement tra marca e persone.

Approach to create experiences
Giuro che i miei progetti del 2008 li affronterò con questo approccio.

The Ten Most-Ignored Email Best Practices
Nessuna rivelazione, ma un’utile check-list per attività di  e-mail marketing (so che non sta bene auto-incensarsi ma l’ultima che ho maato alla user base che gestisco ha avuto un tasso di apertura prossimo al 92%…).

E per finire 2 statement che finirò per stampare e attaccare al muro dell’ufficio:
"Crave input, stay curious"
"I believe advertising is the tax you pay for being unremarkable." Robert Stephens, Founder, Geek Squad (da un post di FC Now, il blog di Fast Company).

Mi sento meglio ad aver smaltito un po’ degli spunti accumulati negli ultimi tempi, certo che adesso ci vuole un buon proponimento per il 2008 per tornare a postare almeno 3 post alla settimana e 1 bookmark al giorno…

MarketingNovember 30, 2007 11:38 pm

…non servono grandi mezzi.
Non è la prima volta che faccio un post a partire da questa considerazione, e questa volta l’idea che mi ha colpito è stata dell’agenzia berlinese MAB che per BMW ha realizzato una serie di creatività (immagino stampa) veramente azzeccate:

 

Qui per vederla a 1200x848, qui il post di Ibelieveinadv.com con altri 3 esempi.

Trovo davvero azzeccata l’idea per la quale per cui tutto può essere descritto a parole tranne che un’auto BMW, l’unica perplessità è che nei commenti c’è chi dice che non si tratti di un’idea tanto originale…

Web 2.0, Marketing, Bottom-Up Brand MgmtNovember 29, 2007 10:23 pm

Breve post per segnalare 2 siti che affrontano il discorso "spot su internet" secondo due approccio diametralmente diversi:
- Zooppa.com si propone come una piattaforma in cui le marche chiedono/permettono ai consumatori di creare gli spot;
- Firebrand invece è una vasta galleria online di spot televisivi USA.

La differenza di approccio è evidente: Zooppa.com adotta una logica "bottom-up" o quantomeno di pariteticità tra marca e consumatore, mentre Firebrand è un luogo nel quale gli spot vengono "celebrati" rendendo ancora più evidente la logica totalmente "top-down".
A marcare ulteriormente la differenza vi è il fatto che su Zooppa.com tutto è in mano agli utenti: generano i contenuti, determinano i vincitori dei contest, comnmentano, etc., mentre su Firebrand sono le marche (o le agenzie?) a tenere ben salde le redini, decidendo quali spot sono presenti nella gallery e non permettendo agli utenti di inserire i propri commenti.

Credo che per chi si occupa di marketing siano entrambi risorse interessanti: Zooppa per sperimentare e Firebrand per avere spunti (o anche solo per andarsi a rivedere la strafamosa "1984" di Apple).

Personali, Web 2.0, MarketingNovember 16, 2007 1:20 am

Giorni belli pieni tra il lavoro e qualche evento "mondano".

Cominciamo dallo IAB: ho potuto essere presente solo alla la seconda giornata per cui mi sono perso gli interventi della prima, compreso quello di Weinberger (che ironia della sorte ha tenuto un workshop nella nostra azienda proprio l’8/11), però chi c’era mi ha raccontato di un clima abbastanza euforico perchè anche quest’anno la crescita del mercato c’è e bella cospicua.
Ovviamente sono contento di questa cosa e posso testimoniare che anche un’azienda del largo consumo come quella nella quale lavoro sta forse imboccando la strada giusta: quella degli investimenti seri e non del "piluccamento", secondo la felice definizione di Roberto Binaghi di OMD del comportamento "timido" di molti investitori.
Lo stesso Binaghi però ha detto alcune cosette nel suo intervento che secondo me devono far riflettere:
1) il mercato italiano è per il 50% costituito dagli investimenti dei primi 4 settori
2) il 62% della crescita del mercato è dovuto agli investimenti dei primi 4 settori
3) il mercato cresce ma, rispetto a UK e Germania è comunque poca cosa
E’ chiaro che un mercato del genere non è un mercato "sano", ma è un mercato a rischio, perchè quando i settori trainanti smetteranno di trainare la crescita (e questo prima o poi accadrà), il mercato rallenterà pesantemente.
Potrebbe anche esserci un altro fattore di rallentamento o addirittura di decrescita legato ai "piluccatori" che potrebbero addirittura smettere del tutto di investire online. Questo può accadere perchè facendo sempre e solo investimenti molto tattici e limitati, è possibile, anzi è molto facile, che non ci siano grandi ritorni, per cui c’è il rischio che il "piluccatore" si convinca che "la pubblicità su internet non funziona".
Piuttosto inutili invece le tavole rotonde con gli investitori e con gli operatori: sinceramente soprattutto la prima non è riuscita a sfruttare al meglio la presenza sul palco di 11 tra direttori marketing e media di grandi aziende.
Non avendone frequentato nessuno non ho opinioni sui workshop pomeridiani, mentre nella parte espositiva si sono visti addirittura alcuni riflussi delle "niueconomi": sontuosi buffet, attrazioni con ricchi premi, ragazze in minigonna che consegnavano chissà quale gadget, etc.

Veniamo adesso alla "Cena Lunga" organizzata magistralmente da Giovy a seguito della lecture pomeridiana di Chris Anderson.
E’ stata l’occasione per vedere alcuni amici e per conoscerne di nuovi, in particolare ho avuto la fortuna di sedermi al tavolo con Antonio Tombolini e Vittorio Pasteris che conoscevo di "fama" e non di persona. Ne è uscita una bella conversazione su tanti temi che spero possa essere ripresa in futuro.Volendo sempre fare il maestrino, forse si poteva fare in un posto meno "fescion" ma "usabile", mi riferisco soprattutto all’illluminazione assurda (luci generalmente basse che ogni tanto cambiavano di colore…).

Personali, MarketingOctober 2, 2007 2:10 am

Misteri del CRM…
Ecco la storia: sento per radio che Jeep presneterà il prossimo weekend la nuova Jeep Patriot, e decido di dare un’occhiata online.
Digitando su Google  "Jeep Patriot" il link sponsorizzato posto sopra ai risultati organici mi porta direttamente al minisito dedicato alla nuova Jeep, dopo aver dato un’occhiata ai contneuti decido di  compilare la form per richiedere una prova e del materiale informativo.

A stretto giro ricevo una mail (in formato plain text) che mi invita a scaricare la brochure cliccando "sui link seguenti" che però non ci sono… , vorrei farge presente questo problemino a Jeep ma una scritta in basso nella mail mi intima "Attenzione: non rispondere a questo messaggio, è stato generato automaticamente." (non capisco il nesso tra la generazione automatica e il fatto di non poter rispondere, ma mi adeguo…).

Siccome la brochure la vorrei vedere vado sul sito Jeep nell’area apposita per scaricare i cataloghi, compilo la form e quindi vado a vedere nella casella di posta se è arrivato il messaggio contenente il link per il download del catalogo ed ecco il mistero: il link non mi permette di scaricare la tanto agognata brochure della Jeep Patriot, ma quello della Dodge Nitro
Anche stavolta mi farebbe piacere fargli notare l’errore ma il solito warning sul messaggio generato automaticamente me lo impedisce. 

Comunque scaricare la brochure della Patriot è possibile: basta richiedere quella di una qualunque altra Jeep (per esempio la Commander) e poi nella URL del .pdf andare a scrivere "patriot" al posto del nome della Jeep della quale si è scaricata la brochure: webmaster del sito Jeep, mi devi una birra!

MarketingSeptember 18, 2007 9:51 am

…mi stiano facendo dei buchi con un martello pneumatico!

Partendo da una serie di queste associazioni la filiale sud africana di TBWA ha realizzato una interessante campagna per presentare l’efficacia di un farmaco contro l’emicrania.

Questa è la mia preferita:

Io avrei associato alla campagna un’iniziativa online nella quale far creare agli utenti la loro associazione paraddossale…

[via AdsOfTheWorld.com

Marketing, InutiliSeptember 17, 2007 9:11 pm

In attesa del phishing 2.0, basato su modelli di social network (e ovviamente in versione beta), ecco a voi il phishing 1.5: non più minacciosi messaggi di sospensione di account presso prestigiosi istituti di credito o inviti a verificare il proprio account BancoPosta, ma maliziosi messaggi di vincita, ovviamente a patto di "verificare" il proprio account effettuando una login…

 

Un po’ come quelle vecchie direct mail che annunciavano vincite grandiose a patto di abbonarsi a riviste improbabili… 

Personali, Marketing, InutiliSeptember 12, 2007 12:03 am

Da quando lavoro sono angosciato da alcune frasi fatte, agli inizi della mia attività nei media digitali le più gettonate erano: "con un semplice clic" (tuttora mi chiedo come sia invece un clic complicato) e "grafica accattivante" (questa veniva detta ai clienti a titolo di rassicurazione sul fatto che pur non avendogli nulla da fargli vedere il sito sarebbe comunque stato favoloso).
Adesso invece quelle che "preferisco" sono "ancora più buono" (messo sulle confezioni fa sempre la sua porca figura) e "entra nel magico mondo di…" (usato soprattutto per favorire l’accesso a tristissimi siti dedicati a bambini abituati al Nintendo DS ai quali invece si offre l’entusiasmante memory…).

Di questa miseria creativa devono essersene accorti i signori di Boden (sito UK di e-commerce di abbigliamento) che descrivono i propri prodotti con una buona dose di autoironia, per esempio i calzini grigi sono definiti "boring socks".

La più bella descrizione di prodotto a mio avviso è questa:
The trousers for the "active man" in you. I’m not saying you need to be a commando one minute and frogman the next, like our little plastic toys used to be, but you will need to be doing something useful in your utility trousers.

MarketingAugust 29, 2007 10:07 am

Breve segnalazione per "Make History", iniziativa di Lee (storica marca di jeans) che chiede ai propri user di inviare un’immagine ed un breve testo in grado di "raccontare la storia del nostro tempo".
In palio ci sono €50.000 e la possibilità di vedere le proprie foto pubblicate su riviste e utilizzate all’interno dei flagship store Lee.

Personali, Design, MarketingAugust 22, 2007 1:41 am

Sono un fan di New Balance, non solo sono ottime scarpe per correre, ma hanno una serie di elementi che a mio avviso le rendono "different":
- non sponsorizzano atleti celebri secondo la loro filosofia "Endorsed By No One";
- molti modelli sono realizzati in USA e UK;
- sono le scarpe preferite da Steve Jobs (ma bisogna capire come stanno le cose adesso dopo il deal con Nike: è passato alle Nike o no?).

Fatta questa premessa non mi ha fatto granchè piacere ricevere una e-mail da New Balance in cui si annuncia una nuova gamma di scarpe dotate della nuova "tecnologia " Zip.
La presunta Nike-izzazione di NB a mio avviso comincia già dalla e-mail molto in stile Nike, ma è soprattutto il design delle scarpe ad essere troppo simile ad alcune Nike (e Adidas, non conosco i modelli) del recente passato.
Sulla tecnologia Zip sospendo il giudizio: aspetto di leggere le recnesioni di qualche runner, ma la sensazione di primo acchito è che si tratti di una innovazione "del marketing"…

Un altro indizio di questo processo viene dalla case history presente sul sito di Fuse, l’agenzia di "youth marketing" che ha lavorato al lancio della nuova linea:
When New Balance launched the NB Zip, a new product designed to appeal to a consumer considerably younger (core of 15-17 year old urban males; secondary target 17-24) than their traditional target, they turned to Fuse to support the launch via X Games Xll.
Molto belli e veramente ben fatti il sito e il film dedicati alla tecnologia Zip, che comunque tradiscono più di un’ispirazione con temi e linguaggi Nike.
Infine a mio avviso davvero insensato il concorso e non tanto per il "Porcupine Pachinko" (comunque insulso) ma per il premio: una orrenda Jeep Compass

Vediamo quando arriveranno da noi se almeno sono fatte in USA…

Web 2.0, MarketingJuly 21, 2007 12:24 am

La leggenda vuole che Matt Harding fosse un oscuro programmatore che stanco del suo lavoro e invece innamorato della danza e dei viaggi si sia licenziato e abbia iniziato a girare il mondo per ballare nei posti più disparati (intervista).
I video dei suoi viaggi ballerini sono visibili sul suo sito (che ovviamente include un blog) e soprattutto su quello di Stridegum, una marca di gomme da masticare che lo sponsorizza, naturalmente i video sono anche su YouTube (questo è il suo canale su YT) dove soprattutto ci sono migliaia di video response a quelli di Matt.

Il dubbio che dietro a Matt e alle sue imprese ci sia un’abile regia pubblicitaria rimane, anche se a onor del vero la presenza dello sponsor è molto discreta, comunque sia la cosa più interessante è l’ennesima dimostrazione di come una buona (?) idea e un buon uso di strumenti come YouTube possano creare dal nulla una (quasi)celebrità (dal giugno 2006 il suo video "Where the hell is Matt?" è stato visto quasi 7,5 milioni di volte…), esattamente come la "YouTube star" Gary Broslma.

Personali, Marketing, MusicJuly 20, 2007 9:04 pm

La settimana scorsa mentre ero in auto ho visto un’affissione a Parma che pubblicizzava la nuova Virgin Radio: nessuna delle due frequenze indicate sul poster sembrava funzionare bene e comunque sul display della mia autoradio non è apparsa alcuna informazione RDS, per cui solo il fatto di percepire tra i fruscii "Hell’s Bells" degli AC/DC mi ha fatto pensare che forse avevo davvero sintonizzato Virgin Radio.
Il commento fatto tra me e me è stato: "certo che pubblicizzare una radio prima che sia tutto a posto a livello di segnale è davvero come fare pubblicità ad un prodotto senza che questo sia ancora adeguatamente distribuito nei negozi".

Poi stasera sul "Corriere della Sera" vedo una pubblicità a mezza pagina della suddetta radio: una stella rossa in campo scuro (che a me ricorda immediatamente i Clash) con in calce la URL del sito della radio: www.virginradioitaly.it.
Il sito in Flash non è granchè (il bottone "Contatti" fa aprire una nuova mail indirizzata a info@virginradioitaly.it) ma almeno è presente la funzione di streaming (mentre scrivo sono allietato da "While My Guitar Gently Weeps" dei Beatles).

Comunque l’impressione non è granchè e continua a preferire la cara vecchia K-Rock, che da Scandiano (RE) continua imperterrita a trasmettere 24 ore al giorno di "vero rock"…

Web 2.0, Experience, Marketing, Bottom-Up Brand MgmtJuly 4, 2007 11:43 pm

Il sito Have Fun Out There è il modo con il quale Jeep ha chiesto ai propri fans di raccontare cosa significa possedere e soprattutto usare una Jeep.
Per farlo è sufficiente uploadare una foto o un video servendosi di Flickr, YouTube o Facebook allegando una breve didascalia e il gioco è fatto: la propria foto è pronta per esser eusata per comporre un mosaico formato dalla foto dei diversi utenti.

A mio avviso l’idea è molto buona ma non eseguita perfettamente, non fosse altro perchè non permette all’utente di cercare la propria foto magari per inviarla ad un amico. Inoltre mancano strumenti di social networking quali per esmepio la possibilità di vedere chi altri ha la stessa Jeep, oppure di trovare utenti che abitano vicino per organizzare gite in fuoristrada, etc.

Design, Experience, MarketingJune 11, 2007 11:20 pm

Segnalo questo bell’articolo da Core77 sull’importanza dell’experience design, in particolare ho trovato centratissima l’esortazione rivolta alle aziende affinchè si dotino di una "experience strategy" che porti a concepire i prodotti come "necessary artifacts to address customer needs" inseriti però in un ambito più ampio, appunto quelo della user experience.

Web 2.0, Marketing, Società, Bottom-Up Brand MgmtJune 7, 2007 10:18 pm

Un brevissimo post per segnalare questo articolo di AdAge dal titolo "Video Report: The Role of User-Generated Content in Advertising".

Web 2.0, Business, Marketing, SocietàMay 12, 2007 10:54 pm

Giovedì scorso ho partecipato al workshop "Il nuovo potere dei consumatori sul web" organizzato da  Digital PR rimanendo complessivamente molto soddisfatto (è forse la prima volta che i tempi vengono rispettati al minuto, e il merito di questo va sicuramente a Paolo Guadagni, CEO di Digital PR), immagino che buona parte del merito sia da attribuire a Zeno (o Zemo?).

Nella mattina hanno parlato diversi "addetti ai lavori", e tra tutti gli interventi ho veramente apprezzato quello di Joel Céré che ha parlato di customer review e di come le aziende dovrebbero affrontare questo tema: da come monitorare le review online a come gestire quelle negative.
Nel pomeriggio invece spazio alle aziende con diversi interventi: Gabetti ha illustrato la sua strategia di "sbarco" su Second Life (saranno state davvero tutte rose e fiori come hanno raccontato?), Andrea ha parlato dell’esperienza di Samsung News, Stefano di Quelichebravo di FIAT (ad entrambi non smetterò mai di fare i complimenti per essere stati capaci di far capire la rilevanza di questi progetti al loro management).
Da segnalare anche l’intervento di Marco Montemagno (personalmente ho trovato più interessante la forma che i contenuti, ma non che questi mancassero: era proprio ben fatta e pensata la presentazione) e un "simpatico intermezzo" di Fulvio Zendrini (che ha citato il suo blog che linko volentieri, anche se l’ultimo post è del gennaio 2006…)di Piaggio che ha giustamente sottolineato l’assurdità da parte di 2 aziende del gruppo WPP (GroupM e appunto Digital PR) di organizzare i loro eventi in concomitanza.
Ottima idea quella di regalare all’uscita una copia dell’omonimo libro di Paolo Guadagni e Vincenzo De Tommaso.

Veramente poche le note stonate: il catering non all’altezza del panorama che si poteva godere dalla terrazza dell’Hotel Cavalieri, l’intervento di Pietro Scott Jovine di MSN (o come si chiamano adesso), a mio avviso un po’ troppo alla "venghino siore e siori" (e vogliamo parlare di Doretta82?) e quello di Toni Muzi Falcone, più orientato a dare un quadro dello stato di salute del settore delle PR in Italia che non a contribuire all’argomento del workshop.

Infine ho conosciuto 2 blogstar come Lele Dainesi e Enrico Sola (che a Torino abita a meno di 500 metri da dove abitavo io fino al 1980).

Design, Business, Marketing, InutiliMay 8, 2007 11:28 pm

Vista l’emergenza ancora un post nel quale indicare siti e articoli interessanti nei quali mi sono imbattuto negli ultimi giorni.

Articoli: 
Mixed Media (da Forbes.com il pensiero di Rupert Murdoch sul cambiamento in atto nel dorato mondo dei media).
Putting the I in advertising (articolo di Advertising Age che tratta  della tendenza a far partecipare i consumatori al proicesso creativò o addirittura ad affidarglielo).
P&G Primes Its Pinpoint Marketing (sempre da Advertising Age un articolo sulle strategie di marketing digitale di P&G).
Reaching the unreachable (un bel post di Seth Godin sulla tenacia degli uomini di marketing a voler raggiungere con pubblicità, prodotti, etc. comunque anche quelle persone che non ne avrebbero tanta voglia…).

Siti: 
mycadillacstory.com (un sito di GM dove persone famose e comuni raccontano la loro storia legata a Cadillac).
Will it blend? (il sito di Blendtec, una marca di frullatori, nel quale l’azienda mostra le performance dei propri prodotti tritando un po’ di tutto). 

E per finire 2 prodotti della categoria "Mai più senza" (via Random Good Stuff):
Dopo Drops (il primo deodorante che neutralizza la puzza anziche coprirla).
Doorganizer (un utilissimo portatutto da appendere alla porta di casa per essere certi di nonuscire senza chiavi, cellulare, iPod, etc.).

Personali, Web 2.0, Experience, MarketingMay 3, 2007 11:00 am

Tra impegni di lavoro e ponti, è un po’ che non aggiorno il blog e la cosa mi dispiace.
Non che manchino gli spunti, anzi, ecco una lista di post e di articoli che mi sono salvato con l’intenzione prima o poi di parlarne sul blog:
Customer experience definitions: The finale (l’ultimo di una serie di post dedicati a definire la "customer experience")
Social Media Disrupts All Company Communication (un breve post sugli effetti dei social media sulla comunicazione aziendale)
Blinded by the Apple iPod (se avessi tempo e soprattutto ne fossi capace scriverei un libro su quello che io definisco "l’effetto iPod", cioè sugli impatti che questa scatoletta piena di circuiti ha avuto su diversi ambiti, questo post sottolinea come l’iPod sia stato un unicum nella storia dell’affermazione di un prodotto e ciò nonostante sia la chimera alla quale tutti cercano di rifarsi, sia che producano auto che biscotti)
The Conversation Age (un breve post che ha lo scopo di lanciare il progetto di un ebook sulla "conversation economy", l’idea è quella di afere 100 contributi)
Did The Internet Save the Superbowl Ad?
(un post dedicato agli spot "user generated" che sono stati programmati durante l’ultimo SuperBowl)

Web 2.0, MarketingApril 12, 2007 9:57 pm

Oggi ho ricevuto da Giovambattista (il minimo che possa fare qui per ringraziarlo è linkare i suoi blog, Undolog e Pensieri Sottili, e il sito di e-lementi, la società di cui e co-fondatore) un invito per Joost e mentre scrivo sto "testandolo".

Sull’iMac di casa l’installazione e l’utilizzo non hanno dato il minimo problema, sul sontuoso Dell aziendale invece non sono mai riuscito a connettermi, probabilmente il software cerca delle connessioni su porte non autorizzate dal nostro firewall (non funzionanp nemmeno nè Second Life nè Habbo Hotel).

La prima impressione con Joost è positiva: l’interfaccia per quanto spartana è comunque molto intuitiva, e il video anche se non di qualità eccelsa (almeno quelli che ho visto io) appare abbastanza fluido.
A sottolineare che si tratta di una beta ci sono soprattutto i contenuti (relativamente scarsi sia in quantità che in qualità) e le occasionali interruzioni con messaggi molto "naif".

Una cosa molto interessante è che tutti i contenuti sono introdotti da pubblicità nella forma di un cartiglio che comunica che il contneuto che si sta per vedere "is brought to you by" e poi il logo dello sponsor, non ho visto altre forme di pubblicità.
Sensazione positiva anche per i widget, in particolare un sistema di chat basato sul canale che si sta guardando e un ticker in grado di mostrare feed RSS.

Quindi da questo primissimo assaggio devo dire che sembra davvero passo avanti verso una "TV 2.0", alla quale tutti, spettatori, marketer, editori, etc., debbano guardare con molto interesse.

P.S.
Al momento non ho ancora maturato inviti (ma ho già un paio di pretendenti ai quali andranno i primi), richiedete pure nei commenti, cercherò di esaudire man mano che li ricevo (posto che non venga resa pubblica la beta prima).

MarketingApril 10, 2007 1:00 am

Kevin Roberts, CEO di Saatchi & Saatchi e autore di Lovemarks, ha un blog nel quale i post in cui parla di advertising si alternano a quelli in cui parla di rugby e a quelli in cui racconta le sua "esperienze".
Proprio i post relativi a queste ultime sono i più interessanti perchè gli consentono di illustrare in pratica i principi su cui si basa la sua teoria dei Lovemarks.
Ovviamente tutti i post sono interessanti, ma fra tutti suggerisco di leggere assolutamente questo, che contiene un video della presentazione del suo ultimo libro, "The Lovemarks effect", fatta presso la sede di Google.

Design, Experience, MarketingApril 5, 2007 11:59 pm

Da Autoblog USA segnalo questo articolo del New York Post che tratta di alcuni porgetti che stanno coinvolgendo i taxi di New York.

Il più avanzato è eTaxi (purtroppo non ho trovato il sito) che infatti è già in fase di test su 200 taxi.
Il sistema prevede un touch-screen installato nella parte posteriore dell’abitacolo mediante il quale i passeggeri possono accedere ad alcune informazioni (es., previsioni meteo) e pagare la corsa servendosi della propria carta di credito.

Il secondo progetto si chiama NY10 e nasce da una partnership tra la rete televisiva NBC e Clear Channel Taxi Media, la divisione specializzata in advertising sui taxi del broadcaster radiofonico Clear Channel.
Questo progetto ha un taglio decisamente più "televisivo", ma è comunque possibile accedere ai sito online del network NBC e di ricevere informazioni geo-localizzate; anche qui è integrato un sistema di pagamento via carta di credito.

Entrambi i progetti prevedono un vero e proprio sistema di "ad-serving" che, grazie al GPS, è in grado di mostrare pubblicità geo-localizzate.