Marketing, ArteFebruary 5, 2008 6:37 pm

E’ quello che devono aver pensato i creativi di DDB Sidney nel concepire questi poster per un’azienda che produce chewing-gum:

 

In pratica al potenziale "vandalo" viene proposto anzichè di buttare la gomma masticata in terra di contribuire ad un’opera d’arte attaccandola al poster secondo il codice colore.

Un’altra dimostrazione di come per fare una buona attività di comunicazione serva una buona idea e non per forza mezzi stratosferici.

[Via Ibelieveinadv.com]

Design, Marketing, Arte, Inutili 5:18 pm

O forse si tratta di una forma alquanto estrema di personalizzazione?
 

Fatto sta che decorare con il laser delle fette di mortadella (nell’accezione USA di "Bologna") a base di "pork and chicken" con le immagini appunto di un maiale e di un pollo ha un che di dadaista che ne fa un gesto artistico sublime… anche perchè nelle intenzioni dell’artista c’è la volontà di "ricongiungere il prodotto con l’animale dal quale proviene".

A parte le considerazioni di ordine filosofico mi sembra che questa idea si presti ad una serie di applicazione tra cui quella per nulla remota di utilizzare la merce come media per pubblicizzare altra merce, in un processo che potrebbe vedere Baudrillard fare più di una giravolta nel suo sacello.

Che questa ipotesi sia concreat lo dimostrano esperimento come questo, definito "Egg-vertising":

 

Qui siamo ancora un passo indietro in quanto la pubblicità è sul guscio (quindi sul "packaging"), ma il passo alla mortadella (o ai biscotti, pane, etc.) che pubblicizzano altri prodotti è davvero breve.

Personali, ArteOctober 22, 2007 9:33 am

Segnalazione veloce per una mostra che merita veramente di essere vista:
Gilbert & George al Castello di Rivoli (TO)

Raccomandatissimo anche il doppio volume che raccoglie praticamente tutte le loro opere:
Gilbert & George: The Complete Pictures, 1971-2005
(una volta si sarebbe detto "elegante cofanetto"…)

Design, ArteDecember 4, 2006 10:20 pm

Computerlove è un blog dediato ad arte e design che seguo sempre con molto interesse.Poco fa ho trovato segnalato Telmolindo, il sito di un illsutratore parigino che realizza opere di grafica molto interessanti per il tipo di tratto "sporco" e per l’uso del colore.

Ecco un’opera presa dal suo portfolio online:

Interessante la tecnica usata per realizzarla: mina, acquarelli e Mac…

Design, Marketing, ArteNovember 21, 2006 6:34 pm

Il tema della mass customization, ovvero della possibilità di personalizzare beni di consumo di massa, ha molte affinità con quello del bottom-up brand management, e a mio avivso si riallaccia al mio post di ieri sul brand book 2.0, cioè sull’opportunità per le aziende di definire dei linee guida di brand management più che delle regole rigide per permettere agli utenti di personalizzare i prodotti restando all’interno dell’equity della marca.
Federico contribuisce all’argomento suggerendo che il "classico" brand book "prescrittivo" non deve sparire, ma si deve dotare di una parte "generativa" nella quale rendere disponibili gli elementi base della brand architecture e magari anche dei tools veri e propri (es., famiglie di caratteri, elementi da embeddare nel proprio sito, etc.), il punto è correttissimo e rimette le cose in una prospettiva più malleabile per le aziende abituate ad un brand management top-down.
Un buon esempio di questo approccio viene da Motorola che nel tentativo di associare alla propria marca il concetto del "colore", ha lanciato sul suo sito USA tre iniziative molto interessanti.
La prima è pensata per permettere all’utente di scegliere il proprio telefono nel colore che meglio si sposa con il proprio stato d’animo ("The mobile to match your mood").
Alla base c’è un tool grafico che permette di creare dei disegni semi-random: l’utente sceglie il colore da una palette predefinita, quindi cliccando e trascinando il mouse il sistema genera delle forme non del tutto predicibili e intanto mostra all’utente la scelta di telefoni che meglio si addicono all’opera d’arte che sta creando.
Il risultato può quindi essere salvato ed esportato come desktop + screensaver per il PC o come sfondo per il cellulare, qui sotto trovate un esempio dell’output che si riesce ad ottenere:

 

La seconda, MAKEITMYMOTO, è un po’ meno spettacolare ma ancora più radicale in quanto consiste in un software da scaricare ed installare sul proprio PC mediante il quale creare degli adesivi da attaccare sul proprio telefono Motorola.
Si tratta evidentemente di un perfetto esempio di mass customization in quanto il risultato sarà veramente unico dal momento che è possibile importare immagini, miscelare colori, etc.
Per i più pigri (o meno creativi) sono comunque disponibili dei layout già pronti da stampare e attaccare, per esempio con i colori e i simboli delle squadre della NFL.
La terza iniziativa è KALEIDOSCOPE, una applicazione online realizzata con l’online artist Joshua Davis che permette di creare opere d’arte utilizzando la metafora del caleidoscopio.
Anche in questo caso il risultato può essere salvato ed esportato per personalizzare il PC e/o il cellulare

La cosa interessante è che tutte e tre le iniziative fanno leva 2 concetti: colore e personalizzazione che a loro volta si traducono in attributi di marca di modernità, hipness, fuori dagli schemi, etc.

Questa ridefinizione della brand perception di Motorola, che prende le mosse dal nuovo corso del product design voluto da Jim Wicks, VP Consumer Experience Design (articolo su FastCompany), sta ridando lustro ad un’azienda storica (circa 80 anni di storia), che disponeva di un’ottima reputazione buona per la fase "solo business" del mercato dei telefoni cellulari, ma di un basso "cool factor", indispensabile per avere successo in un mercato dove il cellulare è spesso visto alla pari di un accessorio di moda.

Design, Arte 10:42 am

Il global warming è un fenomeno preoccupante, per attirare l’attenzione su di esso l’agenzia "The Glue Society" ha realizzato questa eloquente opera d’arte:

 

Difficile non notarla e soprattutto non pensare a come sarebbe brutto il mondo senza il nostro gelato!

Web 2.0, Arte, InutiliNovember 18, 2006 4:48 pm

Questo blog, che va a pieno titolo nella categoria "Inutili", raccoglie tantissime esempi di "generatori", cioè di applicazioni, tipicamente online, che a seguito di input dell’utente generano una foto, una frase, etc..
L’ho trovato mentre cercavo un generatore di codici a barre, e una volta trovato non ho potuto fare a meno di provare a generare un po’ di tutto:
Hierog-lize: il nome di questo blog ai tempi dei faraoni
 

Neon signs: un insegna per il blog

 

ChurchSigns: amen
 

Error Message Generator: e adesso?

 

Ma il più artistico è questo, che trasforma un set di dati personali in una composizione alla maniera di Mondrian.

Design, Marketing, Arte 11:02 am

Il concetto di "brandscape", cioè di paesaggio fisico definito dai brand che lo popolano, era stato anticipato nel 1977
dal libro "Learning from Las vegas" di Robert Venturi e Denise Scott-Brown, descrivendo come la "vera" Las Vegas
è visibile solo quando i neon degli alberghi e dei casino sono accesi.
Adesso "Kapitaal" un video del collettivo olandese "StudioSmack" va oltre "spegnendo la città" e lasciando solo le insegne pubblicitarie e gli elementi di comunicazione visiva (es., segnali stradali) per dimostrare la quantità di stimoli visivi ai quali siamo sottoposti quotidianamente..
Il risultato è molto interessante e dimostra il tasso di "inquinamento visivo" (definizione contenuta nella "Carta del progetto grafico" PDF) delle nostre città.

Il brandscape è un concetto che si applica non solo al paesaggio e all’architettura: infatti le marche e in generale gli atti di consumo sono fattori che sempre più spesso usiamo per definirci anche come individui (definendo i nostri "Lovemarks") e sempre più spesso anche come comunità (es., i BMWisti).

P.S.
a proposito di Lovemarks, questo è il mio…

Marketing, ArteNovember 16, 2006 11:34 pm

Ecco un altro esempio di bottom-up brand management che riguarda le auto: Shannon Larratt è un ragazzo canadese appassionato di "body modification", e sul suo blog (warning: alcuni contenuti potrebbero non incontrare il gusto di tutti) racconta come ha deciso di dipingere la sua Porsche con una bella mimetizzazione…

 

Il motivo? Semplice: "Mostly I want it to be unique and make kids laugh".

A mio avviso questo è un esempio di "de-branding" ancora più potente rispetto al bollo nero applicato sullo "swoosh" delle scarpe Nike, anche se leggendo i post di Shannon non sembra esserci nessun atto di accusa nei confronti della Porsche e/o del sistema dei consumi, piuttosto ci vedo una critica di tipo situazionista, come teorizzato alla fine degli anni ‘60 da Guy Debord nel suo "La società dello spettacolo".

Personali, ArteNovember 13, 2006 11:31 pm

Ho un progetto perosnale: realizzare un’opera d’arte per il mio soggiorno.
Ovviamente non essendo un artista devo orientarmi su qualcosa di semplice, che possa cercare di "progettare" utilizzando uno strumento come Photoshop e quindi realizzare senza prima dover frequentare l’Accademia di Brera.
L’idea è quella di realizzare un grande codice a barre, oppure una serie di codici più piccoli da accostare, magari scegliendo alcune parole siginificative come fa il mio amico Scott Blake:

Un’altra idea è quella di riprodurre la proposta che l’architetto olandese Rem Koolhas ha fatto per la bandiera dell’Unione Europea (che è stata criticata proprio perchè sembra un codice a barre e quindi simboleggia il lato economico dell’unione e non quello storico, bla bla bla):

 

A me la bandiera di Koolhas piace: l’ha ottenuta affiancando e "stirando" tutte le bandiere dei paesi membri, a mio avviso rende perfettamente l’idea delle diverse culture ed indentità che si fondono in un unico "spazio".
Certo, potessi permettermi un Bacon, sarebbe tutta un’altra cosa…