Web 2.0, Business, Marketing, Bottom-Up Brand MgmtMarch 25, 2008 5:34 pm

Su Advertising Age si legge che: "Chrysler Ready to ‘Listen’ on New Site", ovvero che anche la marca automobilistica americana, recentemente separata da Daimler, ha deciso aprirsi al dialogo con chiunque (purchè residente negli USA) per raccogliere "insights for the automaker’s marketing, product development, vehicle features and engineering."

Il sito non è ancora live, ma si legge che è stato realizzato utilizzando la piattaforma di Passenger, società la cui mission è:

Passenger’s vision is to change the way companies collaborate with their customers, stakeholders and peers across social, geographic and organizational boundaries.
We believe that our customers will help shape the future of our business, and welcome the opportunity to show you why the world’s most innovative brands use Passenger to collaborate with their customers.

Tra le cose notevoli presenti sul sito di Passenger vale la pena menzionare il link ad un articolo che il Wall Street Journal dedica al tema della interazione azienda/consumatore: "The New Focus Groups: Online Networks".

Web 2.0, Business, Marketing, Bottom-Up Brand MgmtMarch 20, 2008 10:32 pm

E allora vieni e parliamone!

E’ questo quello che devono aver pensato Dell e Starbucks quando hanno lanciato rispettivamente "Dellstorm" e "MyStarbucksIdea".
Si tratta di 2 iniziative piuttosto simili con le quali Dell e Starbucks vogliono chiedere ai propri principali stakeholder, ovvero i loro consumatori, come migliorerebbero i prodotti e l’esperienza complessiva.

Nel caso di Dell si capisce che la maggior parte dei partecipanti è gente che di computer ne capisce… molto chiedono che sui PC non siano installate applicazioni di crapware e/o trialware, altri che ci sia l’opzione per avere Ubuntu pre-installato, etc.; in quello di Starbucks molto commenti invece riguardano aspetti quali la possibilità di avere una "carta fedeltà" evoluta che permetta ai regular users di ordinare senza problemi la loro bevanda preferita in tutto il mondo, di saltare la coda, etc.

In entrambi i casi quello che si realizza è un diverso rapporto tra azienda/marca e persone/consumatori, dove i primi riconoscono ai secondi il "diritto" a proporre idee sulla base di una "competenza" acquisita acquistando e utilizzando i prodotti e i servizi offerti.

Non conosco esempi italiani di collaborazione così esplicita e soprattutto paritetica, e per quella che è la mia esperienza personale ho paura che passerà ancora un po’ di tempo prima di vedere qualcosa del genere qui da noi.

[via Web Strategy by Jeremiah]

Web 2.0, Marketing, Bottom-Up Brand MgmtNovember 29, 2007 10:23 pm

Breve post per segnalare 2 siti che affrontano il discorso "spot su internet" secondo due approccio diametralmente diversi:
- Zooppa.com si propone come una piattaforma in cui le marche chiedono/permettono ai consumatori di creare gli spot;
- Firebrand invece è una vasta galleria online di spot televisivi USA.

La differenza di approccio è evidente: Zooppa.com adotta una logica "bottom-up" o quantomeno di pariteticità tra marca e consumatore, mentre Firebrand è un luogo nel quale gli spot vengono "celebrati" rendendo ancora più evidente la logica totalmente "top-down".
A marcare ulteriormente la differenza vi è il fatto che su Zooppa.com tutto è in mano agli utenti: generano i contenuti, determinano i vincitori dei contest, comnmentano, etc., mentre su Firebrand sono le marche (o le agenzie?) a tenere ben salde le redini, decidendo quali spot sono presenti nella gallery e non permettendo agli utenti di inserire i propri commenti.

Credo che per chi si occupa di marketing siano entrambi risorse interessanti: Zooppa per sperimentare e Firebrand per avere spunti (o anche solo per andarsi a rivedere la strafamosa "1984" di Apple).

Web 2.0, Experience, Marketing, Bottom-Up Brand MgmtJuly 4, 2007 11:43 pm

Il sito Have Fun Out There è il modo con il quale Jeep ha chiesto ai propri fans di raccontare cosa significa possedere e soprattutto usare una Jeep.
Per farlo è sufficiente uploadare una foto o un video servendosi di Flickr, YouTube o Facebook allegando una breve didascalia e il gioco è fatto: la propria foto è pronta per esser eusata per comporre un mosaico formato dalla foto dei diversi utenti.

A mio avviso l’idea è molto buona ma non eseguita perfettamente, non fosse altro perchè non permette all’utente di cercare la propria foto magari per inviarla ad un amico. Inoltre mancano strumenti di social networking quali per esmepio la possibilità di vedere chi altri ha la stessa Jeep, oppure di trovare utenti che abitano vicino per organizzare gite in fuoristrada, etc.

Web 2.0, Marketing, Società, Bottom-Up Brand MgmtJune 7, 2007 10:18 pm

Un brevissimo post per segnalare questo articolo di AdAge dal titolo "Video Report: The Role of User-Generated Content in Advertising".

Design, Società, Bottom-Up Brand MgmtJune 6, 2007 2:53 pm

Si parla molto in molti blog del logo per le Olimpiadi 2012 di Londra e in massima parte i commenti sono negativi, in alcuni casi addirittura il logo viene descritto come più brutto dello sfortunato logo di Italia.it.
In UK è partita una petizione online per la revisione del logo che al momento ha già superato le 40.000 "firme".

Ecco il logo in 4 varianti di colore:

 

Invece a me il logo piace, ma non tanto come segno grafico, quanto perchè mi sembra che possa funzionare come una specie di tangram e quindi essere riassemblato per rappresentare varie cose: dal profilo del Regno Unito, alle icone delle diverse specialità olimpiche.

Se fosse davvero così (perchè in effetti è una mia supposizione che trova solo parziale conferma sul sito dedicato al design del logo) saremmo di fronte ad un esempio di brandbook "generativo", e infatti sul sito le persone sono invitate a interpretare il logo a partire da un template (che però sinceramente non capisco…).

Altra considerazione è che è molto probabile che il logo evolva da qui al 2012, forse con una sorta di morphing, in qualcosa di diverso, come si legge in questo post del blog del comitato olimpico:
It’s not about the shape. It’s not about the colours. It’s about what we can do with it - there is a lot more to see, and you’ll see it soon.

Staremo a vedere, dal mio punto di vista resta il fatto che se davvero si tratta di un progetto "aperto" quindi pensato per evolvere nel tempo e soprattutto grazie al contributo delle persone, sarà un ottimo esempio di brand management generativo.

Update:
Anche Seth Godin scrive del logo di London 2012, ma più che criticarlo dal punto di vista grafico/estetico lo fa dal punto di vista del processo, definendo "ridicoulous" spendere $800.000, in quanto "a great logo doesn’t mean anything until the brand makes it worth something".
Gli esempi: una certa onda al rovescio, una sirena mezza nuda e una mela che qualcuno ha morsicato… tre icone del nostro tempo che sono costate alle proprie aziende poche centinaia di dollari o addirittura niente!

Marketing, Bottom-Up Brand MgmtApril 1, 2007 7:25 pm

Via Adverblog segnalo questa iniziativa di Nike che permette (o chiede?) ai propri utenti appassionati di basket di creare un video da 1 minuto utilizzando un tool online.
Sono disponibili numerosi snippet video ed è possibile scegliere la colonna sonora, quindi la propria opera può essere salvata nella galleria ed eventualmente scaricata e mandata ad un amico.

Un’altra dimostrazione di come le aziende "più avanti" abbiano capito l’importanza di includere le persone nel processo, non solo  creativo ma anche "distributivo", della comunicazione pubblicitaria.

Marketing, Bottom-Up Brand MgmtMarch 23, 2007 1:52 am

Leggendo sul blog di Andrea mi imbatto in un post che parla di una iniziativa di Activia che chiede ai suoi "users" di fare da testimonial raccontando la loro esperienza con il prodotto.
La contribuzione è molto semplice: è sufficiente registrarsi e quindi uploadare una foto/immagine e un brevissimo testo di spiegazione dell’esperienza con il prodotto (la pubblicazione sul sito richiede comunque l’approvazione da parte dell’azienda); inoltre è incentivata da un concorso che prevede che i visitatori del sito possano votare le testimonianze, al termine del voto "popolare" una giuria "tecnica" sceglierà il vincitore tra le 10 testimonianze più votate.

I premi non brillano per originalità (1 televisore LCD al vincitore e 10 telecamere estratte a sorte), ma la cosa interessante è che al vincitore verrà offerta la possibilità di partecipare alle riprese di uno spot con Alessia Marcussi (comunque sul regolamento è specificato che questo spot verrà messo online sul sito, e non invece che verrà trasmesso in TV…).

Secondo me è un buon esempio di coinvolgimento delle persone, però mi piacerebbe avere qualche info in più sul progetto, in particolare sapere se sono stati fissati obiettivi di partecipazione (a distanza di oltre un mese dall’inizio del concorso le testimonianze pubblicate sono poco più di 150).

Marketing, Bottom-Up Brand MgmtMarch 15, 2007 10:56 pm

Le iniziative di User Generated Marketing/Advertising sono sempre più numerose e ormai sempre più "above the line".
Da Adverblog segnalo la campagna "Never Hide" di Ray-Ban che ha come protagonisti (testimonial) le persone che utilizzano gli occhiali Ray-Ban.
La meccanica di partecipazione è molto semplice: le persone sono state inviate a inviar mediante il sito una propria foto con indosso un paio di occhiali Ray-Ban, le foto (presumibilmente dopo esser state selzionate, nella gallery ne sono contenute oltre 1.600) sono state quindi mostrate per una quindicina di secondi su un tabellone elettronico in Times Square a New York.
Inoltre andando sul sito di Ray-Ban è quindi possibile effettuare una ricerca per vedere la propria faccia campeggiare in Times Square.

Paradossalmente una campagna così ben cognegnata pecca proprio nell’esecuzione online: non esiste la possibilità di scaricarsi la propria foto dal sito per potersela stampare o usare come desktop, nè è stata pensata una feature di "invia ad un amico" che molto probabilmente sarebbe stata molto gettonata da parte dei "testimonial".

Design, Web 2.0, Bottom-Up Brand MgmtJanuary 24, 2007 1:22 am

Ancora in tema di personalizzazione segnalo il sito Customsnkr.com interamente dedicato ad una forma estrema di "sneaker culture": la personalizzaizone di scarpe da ginnastica.
Oltre a tanti contenuti su come customizzare le proprie sneaker propone anche una piattaforma di blogging dedicata a chi voglia mostrare le proprie creazioni.
Chiaramente si tratta anche di un fenomeno riconsucibile al tema del "Bottom-up brand management", in quanto si tratta pur sempre di scarpe di marca (generalmente Nike, ma anche Adidas, Puma e Converse) che pur "reinterpretate" continuanoi ad avere i segni distintivi (per es., lo "swoosh" di Nike) della marca.

Altra cosa interesante è che come sempre su internet un singolo sito fa scoprire un intero universo di siti dedicati al tema, tra i tanti segnalo quello di Metamphibian, interessante anche perchè le creazioni (non solo scarpe ma anche T-shirts e altri capi d’abbigliamento) sono in vendita.

Business, Marketing, Società, Bottom-Up Brand MgmtJanuary 16, 2007 6:17 pm

Raccolgo il (non)invito di Maurizio a definire "Cosa è la pubblicità oggi".

Premessa: io lavoro come web marketing manager in una grande azienda "marketing oriented" che spende grandi cifre in comunicazione, principalmente in TV, per cui la domanda di Maurizio in realtà me la faccio e la faccio ai miei colleghi tutti i giorni. Per ora la risposta ha a che fare con qualcosa che dura 30"…

Comunque nella mia definizione non parlerò dell’approccio della azienda nella quale lavoro, ma di 2 sensazioni ben distinte e per adesso "non-cooperanti":
- l’aumento dell’interruption marketing e soprattuitto la sempre maggiore pervasività;
- i timidi tentativi di definire dei processi di marketing che includano le persone.

Nel primo caso la sensazione è che le persone di marketing e i loro consulenti stiano facendo di tutto per diventare sempre più pervasivi, con il risultato che ogni pezzettino della nostra realtà sta diventando un "media" nel tentativo di aumentare le opportunità di visione (OTS) di un messaggio.
A questo proposito trovo magistrale questo articolo del "New York Times" dal titolo "Anywhere the Eye Can See, It’s Likely to See an Ad" e dal quale traggo questa foto molto esplicativa della pervasività dei messaggi pubblicitari nel mondo reale:

 

Riprendendo un mio post di qualche mese fa, si tratta di una forma estrema di quel processo di marketing contro il quale, più che contro la pubblicità, sempre più persone stanno maturando un senso di avversione che può portare a delle forme di repulsione sia "passive" (innalzamento delle soglie di attenzione per cui immessaggi formano un unico indistinto "rumore") che "attive" (nei casi estremi boicottaggio delle aziende più intrusive).
Per inciso, dal mio punto di vista i text-ads di Google appartengono a questo approccio alla pubblicità, magari la percezione da parte delle persone non è così negativa perchè tutto sommato l’invasività è bassa e c’è comunque una base di rilevanza con l’esigenza di ricerca.

L’altra sensazione è che stiano iniziando i primi timidi tentativi di far entrare le persone nel processo di marketing affinchè svolgano un ruolo attivo nella definizione dei prodotti (co-design, mass-customization) e delle strategie di marca "bottom-up brand management).
Io credo molto in questa strada con alcuni distinguo:
- questa strada non è per tutte le aziende/brand;
- questa strada non è per tutte le persone;
- su questa strada gli errori e le furbate si pagano caro;
- non esistono scorciatoie.

Uscendo dalla metafora stradale, il punto è che includere le persone nel processo di marketing è un processo difficile, sia per le aziende (paradigm shift culturale) sia per i consumatori (ai quali verrà chiesto di "lavorare" per avere i prodotti e le campagne che desiderano).
Ci sono comunque tante modalità di esecuzione: se da un lato avremo sempre più esperimenti più o meno complessi di "user generated advertising" come quelli descritti in questo post, dall’altro avremo forme più semplici e immediate, per esempio, la possibilità di scegliere da quale sponsor farsi offrire la visione di un programma TV.

Il punto di sintesi tra queste due tendenze secondo me è la user experience complessiva, cioè un approccio "design driven" dove anche nei processi di marketing venga al centro dell’attenzione ci sia la persona e non il "target".

Web 2.0, Marketing, Bottom-Up Brand MgmtJanuary 11, 2007 12:28 pm

Gli esempi di "consumer generated advertising", almeno negli USA, si stanno stanno moltiplicando: oltre a Doritos (vedi questo post a proposito), anche Dove lancia una iniziativa del genere.

Le analogie con l’iniziativa di Doritos sono molte:
- gli utenti devono realizzare un film pubblicitario da 30";
- il migliore sarà trasmesso in TV e i vincitori vivranno "una esperienza memorabile" (parteciperanno alla cerimonia di premiazione degli Academy Awards);
- il regolamento contiene un vero e proprio brief creativo (in realtà un po’ meno tecnico e più user-friendly);
- l’iniziativa è in partnership con un portale (in questo caso AOL).

Ci sono però un paio di aspetti peculiari e piuttosto importanti:
- con il pretesto di mettere il consumatore nella condizione migliore per realizzare il film, il brief contiene una dettagliata descrizione dei benefits di prodotto e soprattutto un invito a provare il prodotto;
- Dove mette a disposizione dei partecipanti il "Director’s Toolkit", ovvero una serie di elementi (immagini, clip video, musiche, etc.) utili per creare il proprio film, a mio avviso si tratta di un esempio di "Brandbook Generativo", ovvero di uno strumento che la marca mette a disposizione delle persone che intendono appropriarsi del brand e manipolarlo (vedi questo post a proposito);
- non è chiaro come nel caso di Doritos come avvenga la selezione, nel regolamento si parla di una giuria di "Real People", ma la gallery dei contributi (realizzata all’interno della seizone video di AOL) permette comunque ai visitatori di votare per i propri film preferiti.

Oltre agli esempi di Doritos e Dove ne segnalo altri 2 leggermente diversi ripresi da un post di Random Culture.
Il primo è relativo alla NFL (National Football League, ovvero l’ente organizzatore del campionato USA di footbal americano che culmina con il SuperBowl) che dà la possibilità ai fan di questo sport di presentare di persona alla commissione giudicante il proprio "concept" per un film che promuova la lega e in generale il football americano.
Il concept vincente verrà utilizzato per realizzare un film che verrà mandato in onda nel periodo precedente il SuperBowl.
Rispetto alle altre iniziative c’è il fatto che i partecipanti devono inviare un concept e non un film (il quale verrà quindi prodotto in modo "classico") e che il concept vincente verrà individuato associando i giudizi della commissione (70%) e quello dei visitatori del sito NFL.com (30%).
Il secondo caso invece riguarda la rete televisiva USA CBS ed è piuttosto differente: CBS chiede ai propri utenti "If you had 15 seconds to tell the world whatever you want to, what would you say?".
In questo caso è quindi improprio parlare di "User generated advertising" in quanto è a tutti gli effetti un caso di "User generated contents", tanto più che CBS selezionerà 5 messaggi da pubblicare sul suo sito e da far passare in TV.
L’attività è in partnership con YouTube che mette a disposizione dell’iniziativa un’area dedicata del proprio sito.

Adesso sarà interessante capire se questa attenzione verso la creatività degli utenti/consumatori è solo un fenomeno di moda o è qualcosa in grado di diventare un elemento stabile nella strategia di comunicazione delle aziende, e naturalmente vedere se attecchirà anche qui da noi.

Web 2.0, Marketing, Bottom-Up Brand MgmtJanuary 6, 2007 12:25 am

Su RandomCulture leggo di "Crash the SuperBowl", un’iniziativa molto interessante di Doritos (marchio USA di chips e affini): si tratta di un concorso nel quale ai partecipanti è stato chiesto di realizzare e inviare un film pubblicitario (il classico 30").
I 5 finalisti (selezionati da una giuria "tecnica"), oltre ad intascare $10.000, andranno tutti al SuperBowl di Miami ospiti di Doritos, mentre il vincitore finale, scelto da una giuria "popolare" (ovvero i visitatori del sito ) vedrà il suo film trasmesso in uno degli spazi pubblicitari del SuperBowl, notoriamente tra gli spot più costosi del mondo (vedi il regolamento ufficiale per tutti i dettagli).

L’iniziativa mi sembra molto interessante e ci sono vari aspetti che vanno menzionati:
- innanzitutto ovviamente il fatto di trattarsi di una forma di User Generated Advertising molto più compiuta rispetto ad iniziative come ad esempio quella di Aquarius che permetteva di scegliere quale mandare in onda tra due diverse creatività (il sito era qui, ma adesso non c’è più…);
- il brief molto tecnico ("Creative Assignment") contenuto nel regolamento, il che può essere letto come un riconoscimento della "competenza" dei consumatori in qualità di veri e propri "addetti ai lavori", ovvero reali brand manager;
- il fatto di avere un doppio livello di selezione delle creatività rappresentato dalla giuria tecnica e da quella popolare, e il fatto che a determinare quale film mandare in onda sia quest’ultima, in pratica il "target" stesso della comunicazione;
- la partnership con Yahoo! e soprattutto il fatto che sembra che l’iniziativa non preveda nessuna agenzia di comunicazione nè tradizionale nè interactive/web (cosa che sembra provata da questo articolo di AdWeek).

In realtà la qualità dei 5 film finalisti lascia trasparire una mano ideativa ed esecutiva non proprio amatoriale: casting, location, shooting e post-produzione, per quanto non faraonici, sono comunque di buon livello, e infatti leggendo le biografie dei 5 filmaker si vede che nel peggiore dei casi si tratta di "prosumer", fino ad arrivare ad un esponente di una casa di produzione di film pubblicitari (che tra l’altro ha documentato con un apposito blog la realizzazione del film).

Il concorso mi ha anche fatto scoprire Jumpcut, una piattaforma di editing video online molto interessante: in pratica disponendo solo del browser è possibile montare video digitali utizzando un’interfaccia simile a iMovie di Apple o a Adobe Premiere.
I film così realizzati possono poi essere scaricati oppure condivisi sulla stessa piattaforma in una modalità più simile a Flickr che a YouTube (non a caso anche Jumpcut fa parte della galassia Yahoo!).