Come tanti (veramente tanti) sto seguendo il caso dei video postati su YouTube relativi ad un episodio di bullismo e alle folli corse di un imbecille in moto su una strada aperta al pubblico.
Ovviamente non penso che bullismo, pedofilia, gare in macchina/moto, etc., siano nati con internet (per la moto chi vuole può leggersi il 6° capitolo di "Racers" scritto da Michele Lupi), e anzi in questi casi va ascritto ad internet il merito di averli fatti emergere e di aver permesso alle forze dell’ordine di rintracciare i presunti colpevoli.
Sono un po’ meno certo del fatto che la possibilità di vantarsi di certe bravate non solo con gli amici del bar ma con tutti il mondo (sia le botte al ragazzo di Torino che le impennate in autostrada sono stai video "Most Viewed") non abbia in qualche modo incentivato alcuni comportamenti, ma questo ragionamento è rischioso perchè allora andrebbe esteso a tanti prodotti/servizi (per esempio le telecamere digitali con le quali sono stati girati questi video, i computer, etc.).
Quello che però ho notato in diversi post è l’insofferenza verso la necessità di un sistema di regole che normi non tanto internet (anche perchè come dice giustamente Marco "Internet è come l’aria: non è responsabile di quello che trasporta") ma chi, al di là di tutti i romanticismi, chi con internet fa business o anche solo è utente di internet.
Venendo a Google (che vorrei ricordare NON è internet ed è proprietaria di YouTube) per me nei casi in oggetto non può dichiararsi "neutra" rispetto ai contenuti (e quindi del tutto non responsabile) per una serie di motivi.
Tecnologia
A differenza della sua funzione primigenia di search, Google (cioè YouTube) non "cerca" nè "indicizza" i video, ma invita gli utenti a caricarli sui propri server dove questi vengono conservati e da dove questi vengono erogati a chi ne fa richiesta.
Quindi YouTube è parte attiva nell’accesso a questi contenuti molto più di quanto non lo sia Google (inteso come motore di ricerca) verso eventuali siti web "illegali".
Business
Questo per me è il punto più importante: la missione di Google non è il progresso del’umanità, ma fare soldi con i quali far crescere il valore in mano agli azionisti, stop.
A chi non crede che sia così consiglio di leggersi (o vedersi) "The Corporation" dove questo assunto è alla base della critica a tutto il mondo delle multinazionali le quali per perseguire il proprio interesse economico hanno il "dovere morale" verso i propri azionisti di fare tutto quanto nelle loro facoltà.
Secondo questo approccio, Google è una multinazionale quotata in borsa ("public company") e quindi ha il dovere di cercare il profitto, che nel caso di YouTube è funzione pressochè diretta della quantità di clic sugli AdSense che la stessa Google associa ai video erogati secondo una catena del valore nella quale più video visti = più AdSense = più clic degli utenti = più soldi pagati dagli inserzionisti a Google (ovviamente i fattori di conversione sono estremamente variabili, ma il modello di business "di base" è questo, poi ci sono i canali speciali, le sponsorizzazioni, etc.).
Avendo letto che i video incriminati sono stati dei video "Most viewed", quindi è probabile che abbiano fruttato a Google un bel po’ di dollari di AdSense, soldi che come tutti sanno non puzzano e sono buoni a prescindere dalla provenienza (non mi risulta che Google abbia annunciato di restituirli agli inserzionisti o di devoleverli a forme di beneficenza.
La domanda da 1 mln di $
Allora la mia domanda è: se Google, utilizzando una sua piattaforma tecnologica, con questi contenuti "discutibili" genera guadagni per sè stessa e i suoi azionisti può dichiararsi "non responsabile"?
Secondo me no, a meno che Google non sia una S.R.A. (Società a Responsabilità Altrui) che scarica le responsabilità sugli utenti "rei" di aver postato i video, ma che trattiene comunque i guadagni che questi video generano.
Conclusione
Non sono nè un giuduce nè un politico, ma sono comunque un "addetto ai lavori" che ha tutto l’interesse che la "diversità" di internet finisca presto, per cui credo che internet, come tuti i fenomeni globali, abbia bisogno di regole appunto globali, che tengano conto dell’enorme potenziale positivo, ma anche di quello negativo legato agli utilizzi deteriori.
Chiaro che non sono particllarmente fiducioso vista la qualità della classe politica non solo italiana, fatta da persone con una scarsa cultura di questi fenomeni e molto più interessati al proprio tornaconto o al massimo di quello della propria fazione o nazione.
Conclusione 2
La seconda conclusione riguarda la pessima figura, almeno secondo il mio punto di vista, fatta da Google Italia: possibile che l’azienda icona del Web 2.0 gestisca la comunicazione su questi episodi con uno striminzito post sul suo blog ufficiale dal tono molto simile al classico "siano stati fraintesi"?
Sinceramente la facevo un’azienda un po’ diversa, meno male che con il post del 21 novembre mi avvertono del fatto che hanno rilasciato Google Earth in italiano… hai ragione cara Google, non avrei mai pensato "che il 3D potesse diventare ancora più cool?"