Personali, Design, InutiliMay 13, 2008 12:51 pm

Federico mi segnala questo edificio commerciale a San Pietroburgo:

 

Personalmente lo trovo geniale! 

 

Design, MarketingFebruary 9, 2008 12:17 pm

La automobili sono da sempre tra gli oggetti più personalizzabili e personalizzati: si va da una qualche leggera modifica
 fino al tuning estremo, ma la frontiera restano le "fuoriserie" ovvero auto derivate da auto di serie ma modificate in modo radicale fino a farne una nuova auto solitamente esemplare unico.

Molto spesso le case automobilistiche non sono contente di queste modifiche radicali e impongono che dall’auto trasformata vengano tolti gli stemmi con il marchio: è il caso di questa (ex)Maserati Quattroporte trasformata da una carrozzeria torinese in "Cinqueporte", ovvero una station wagon:

 

Il risultato non mi pare esaltante, a differenza invece di quanto si legge nell’articolo di Repubblica firmato da Vincenzo Borgomeo che ne sottolinea alcuni contenuti di alto livello:
"plancia rifinita con un blocco di madreperla australiana e bordini d’orati. Un particolare che - da solo - è costato 35 mila euro…"

Più che la madreperla devono essere stati i "bordini d’orati" a costare così tanto…

Design, Marketing, Arte, InutiliFebruary 5, 2008 5:18 pm

O forse si tratta di una forma alquanto estrema di personalizzazione?
 

Fatto sta che decorare con il laser delle fette di mortadella (nell’accezione USA di "Bologna") a base di "pork and chicken" con le immagini appunto di un maiale e di un pollo ha un che di dadaista che ne fa un gesto artistico sublime… anche perchè nelle intenzioni dell’artista c’è la volontà di "ricongiungere il prodotto con l’animale dal quale proviene".

A parte le considerazioni di ordine filosofico mi sembra che questa idea si presti ad una serie di applicazione tra cui quella per nulla remota di utilizzare la merce come media per pubblicizzare altra merce, in un processo che potrebbe vedere Baudrillard fare più di una giravolta nel suo sacello.

Che questa ipotesi sia concreat lo dimostrano esperimento come questo, definito "Egg-vertising":

 

Qui siamo ancora un passo indietro in quanto la pubblicità è sul guscio (quindi sul "packaging"), ma il passo alla mortadella (o ai biscotti, pane, etc.) che pubblicizzano altri prodotti è davvero breve.

Personali, DesignNovember 16, 2007 3:58 pm

Nell’aprile del 1992 ho discusso la mia tesi di laurea in Disegno Industriale presentando un prototipo di cruscotto "intelligente".
Mi ci ha fatto pensare questo post di Engadget che mostra (forse) l’output della annunciata collaborazione tra Apple e Volkswagen per migliorare le interfacce-utente di bordo.

Non ci crederà nessuno ma vedo alcune somiglianze tra il mio lavoro di tersi (che purtroppo non ha avuto seguito) e questo prototipo VW, in primo luogo l’idea di avere un display unico al centro della plancia e staccato da essa per gestire clima, intrattenimento, etc.
All’epoca non avevo pensato ad un’interazione via touch-screen ma ad una cosa "tipo Bancomat", con alcuni bottoni "fisici" che cambiavano di funzionalità a seconda del contesto.

Invece per quanto riguarda lo strumento dedicato al guidatore l’idea era quella di avere una doppia modalità di visualizzazione in funzione del contesto (guida "rilassata" vs guida "sportiva" - cosa che probabilmente c’è anche nel prototipo VW vista la dicitura "long distance mode"), e soprattutto un sistema di prioritizzazione delle informazioni (per es., all’avvio vengono mostrati tutti gli strumenti disponibili, a vettura fredda resta il termomentro dell’acqua, quando il motore va in temperatura il termometro scompare, per riapparire in caso di avvicinamento a temperature critiche, etc.).

Dal punto di vista personale quella tesi per me rappresenta una sliding doors che, non essendosi aperta verso il settore dell’automobile, mi ha fatto atterrare nel settore dei media digitali; non che mi lamenti ma se potessi tornare indietro…

Design, Inutili, AppleOctober 16, 2007 12:48 pm

Nei giorni scorsi è girata la notizia, ripresa da alcuni blog, di una truffa occorsa ad una ragazza che spacchettando i regali ricevuti per il compleanno ha avuto la bruttissima sorpesa di trovare nella scatola non un fiammante iPod, ma alcune pietre.

Questa notizia (che in Italia probabilmente non avrebbe suscitato molto clamore) ha dato il destro ad un gruppo di simpatici burloni di prendere in giro Apple e le sue icone: Steve Jobs e Jonathan Ive.
Non voglio rovinare la sorpresa a chi vorrà vedere di quale altra meraviglia Apple è stata capace, per cui leggete l’articolo che ne parla.

Design, ExperienceAugust 31, 2007 4:27 pm

Mercedes ha realizzato una feature, denominata "Search and Send", per i prossimi navigatori satellitari montati sulle proprie auto che permetterà di creare percorsi utilizzando Google Maps e quindi uploadarli sul proprio navigatore.

Non si se sia corretto definire questa feature un mash-up, ma mi sembra molto interessante il tentativo di estendere le funzionalità di un device tendenzialmente "chiuso" come un navigatore satellitare (per di più onboard) con quelle di un sistema "aperto" come le Google Maps.

(via Autoblog)

Personali, Design, MarketingAugust 22, 2007 1:41 am

Sono un fan di New Balance, non solo sono ottime scarpe per correre, ma hanno una serie di elementi che a mio avviso le rendono "different":
- non sponsorizzano atleti celebri secondo la loro filosofia "Endorsed By No One";
- molti modelli sono realizzati in USA e UK;
- sono le scarpe preferite da Steve Jobs (ma bisogna capire come stanno le cose adesso dopo il deal con Nike: è passato alle Nike o no?).

Fatta questa premessa non mi ha fatto granchè piacere ricevere una e-mail da New Balance in cui si annuncia una nuova gamma di scarpe dotate della nuova "tecnologia " Zip.
La presunta Nike-izzazione di NB a mio avviso comincia già dalla e-mail molto in stile Nike, ma è soprattutto il design delle scarpe ad essere troppo simile ad alcune Nike (e Adidas, non conosco i modelli) del recente passato.
Sulla tecnologia Zip sospendo il giudizio: aspetto di leggere le recnesioni di qualche runner, ma la sensazione di primo acchito è che si tratti di una innovazione "del marketing"…

Un altro indizio di questo processo viene dalla case history presente sul sito di Fuse, l’agenzia di "youth marketing" che ha lavorato al lancio della nuova linea:
When New Balance launched the NB Zip, a new product designed to appeal to a consumer considerably younger (core of 15-17 year old urban males; secondary target 17-24) than their traditional target, they turned to Fuse to support the launch via X Games Xll.
Molto belli e veramente ben fatti il sito e il film dedicati alla tecnologia Zip, che comunque tradiscono più di un’ispirazione con temi e linguaggi Nike.
Infine a mio avviso davvero insensato il concorso e non tanto per il "Porcupine Pachinko" (comunque insulso) ma per il premio: una orrenda Jeep Compass

Vediamo quando arriveranno da noi se almeno sono fatte in USA…

Personali, Design, Web 2.0June 15, 2007 12:26 pm

Da buon apassionato di auto e da persona che apprezza l’ironia anche un po’ becera, non posso non essere un fan di Clarkson & Co., ovvero dei protagonisti di Top Gear, la famosissima trasmissione di automobili della BBC.

Scrivo per segnalare che sul sito della trasmissione è disponibile la versione Flash del "CoolWall", ovvero della lavagna magnetica sulla quale Jeremy posiziona le auto secondo una scala che va da "Seriously Uncool" (praticamente tutti i SUV) a "Sub-Zero" (le Aston Martin e poche altre).
Appiccicando le auto sul CoolWall si ottengono i commenti di Jeremy, ovviamente nel suo stile piuttosto colorito (provate a catalogare come "Sub-Zero un’Audi Q7 per avere un assaggio…).
Un’altra feature è la possibilità di andare a vedere cosa altri utenti pensano delle diverse auto anche se i giudizi hanno un evidente sintonia con quelli di Clarkson (e infatti la Q7 è per quasi tutti "Seriously Uncool").

Al di là degli spunti personali, credo che sia un modo interessante per far esprimere agli utenti dei pareri in una modalità interattiva e divertente.

Design, Experience, MarketingJune 11, 2007 11:20 pm

Segnalo questo bell’articolo da Core77 sull’importanza dell’experience design, in particolare ho trovato centratissima l’esortazione rivolta alle aziende affinchè si dotino di una "experience strategy" che porti a concepire i prodotti come "necessary artifacts to address customer needs" inseriti però in un ambito più ampio, appunto quelo della user experience.

Design, Società, Bottom-Up Brand MgmtJune 6, 2007 2:53 pm

Si parla molto in molti blog del logo per le Olimpiadi 2012 di Londra e in massima parte i commenti sono negativi, in alcuni casi addirittura il logo viene descritto come più brutto dello sfortunato logo di Italia.it.
In UK è partita una petizione online per la revisione del logo che al momento ha già superato le 40.000 "firme".

Ecco il logo in 4 varianti di colore:

 

Invece a me il logo piace, ma non tanto come segno grafico, quanto perchè mi sembra che possa funzionare come una specie di tangram e quindi essere riassemblato per rappresentare varie cose: dal profilo del Regno Unito, alle icone delle diverse specialità olimpiche.

Se fosse davvero così (perchè in effetti è una mia supposizione che trova solo parziale conferma sul sito dedicato al design del logo) saremmo di fronte ad un esempio di brandbook "generativo", e infatti sul sito le persone sono invitate a interpretare il logo a partire da un template (che però sinceramente non capisco…).

Altra considerazione è che è molto probabile che il logo evolva da qui al 2012, forse con una sorta di morphing, in qualcosa di diverso, come si legge in questo post del blog del comitato olimpico:
It’s not about the shape. It’s not about the colours. It’s about what we can do with it - there is a lot more to see, and you’ll see it soon.

Staremo a vedere, dal mio punto di vista resta il fatto che se davvero si tratta di un progetto "aperto" quindi pensato per evolvere nel tempo e soprattutto grazie al contributo delle persone, sarà un ottimo esempio di brand management generativo.

Update:
Anche Seth Godin scrive del logo di London 2012, ma più che criticarlo dal punto di vista grafico/estetico lo fa dal punto di vista del processo, definendo "ridicoulous" spendere $800.000, in quanto "a great logo doesn’t mean anything until the brand makes it worth something".
Gli esempi: una certa onda al rovescio, una sirena mezza nuda e una mela che qualcuno ha morsicato… tre icone del nostro tempo che sono costate alle proprie aziende poche centinaia di dollari o addirittura niente!

Design, Business, Marketing, InutiliMay 8, 2007 11:28 pm

Vista l’emergenza ancora un post nel quale indicare siti e articoli interessanti nei quali mi sono imbattuto negli ultimi giorni.

Articoli: 
Mixed Media (da Forbes.com il pensiero di Rupert Murdoch sul cambiamento in atto nel dorato mondo dei media).
Putting the I in advertising (articolo di Advertising Age che tratta  della tendenza a far partecipare i consumatori al proicesso creativò o addirittura ad affidarglielo).
P&G Primes Its Pinpoint Marketing (sempre da Advertising Age un articolo sulle strategie di marketing digitale di P&G).
Reaching the unreachable (un bel post di Seth Godin sulla tenacia degli uomini di marketing a voler raggiungere con pubblicità, prodotti, etc. comunque anche quelle persone che non ne avrebbero tanta voglia…).

Siti: 
mycadillacstory.com (un sito di GM dove persone famose e comuni raccontano la loro storia legata a Cadillac).
Will it blend? (il sito di Blendtec, una marca di frullatori, nel quale l’azienda mostra le performance dei propri prodotti tritando un po’ di tutto). 

E per finire 2 prodotti della categoria "Mai più senza" (via Random Good Stuff):
Dopo Drops (il primo deodorante che neutralizza la puzza anziche coprirla).
Doorganizer (un utilissimo portatutto da appendere alla porta di casa per essere certi di nonuscire senza chiavi, cellulare, iPod, etc.).

Design, Experience, MarketingApril 5, 2007 11:59 pm

Da Autoblog USA segnalo questo articolo del New York Post che tratta di alcuni porgetti che stanno coinvolgendo i taxi di New York.

Il più avanzato è eTaxi (purtroppo non ho trovato il sito) che infatti è già in fase di test su 200 taxi.
Il sistema prevede un touch-screen installato nella parte posteriore dell’abitacolo mediante il quale i passeggeri possono accedere ad alcune informazioni (es., previsioni meteo) e pagare la corsa servendosi della propria carta di credito.

Il secondo progetto si chiama NY10 e nasce da una partnership tra la rete televisiva NBC e Clear Channel Taxi Media, la divisione specializzata in advertising sui taxi del broadcaster radiofonico Clear Channel.
Questo progetto ha un taglio decisamente più "televisivo", ma è comunque possibile accedere ai sito online del network NBC e di ricevere informazioni geo-localizzate; anche qui è integrato un sistema di pagamento via carta di credito.

Entrambi i progetti prevedono un vero e proprio sistema di "ad-serving" che, grazie al GPS, è in grado di mostrare pubblicità geo-localizzate.

Design, Web 2.0, SocietàApril 2, 2007 11:35 pm

Leggo su Core77 (un sito che tratta di design) di Easy Neuf: un computer "semplice" ideato espressamente per collegarsi ad internet e poco più, che viene offerto in affitto assieme all’abbonamento ad internet.
Secondo il post di Core77 si tratta di una riedizione in chiave moderna dello storico Minitel francese (che tra l’altro deve ancora funzionare se vendono i terminali)

L’idea mi sembra buona e il PC ha un design interessante:

 

Invece l’interfaccia (di cui è possibile vedere una demo) non mi sembra granchè, e non ho capito se per navigare è disponibile un vero browser o un accrocchio creato ad hoc.

Infine molto interessante il sito dedicato ad appassionati e sviluppatori: oltre a contenere informazioni (in forma di wiki) tecniche sull’oggetto, lancia veri e propri concorsi per sviluppare nuovi software, attualmente il contest è per un visualizzatore di presentazioni, il tutto con un ferreo approccio open source.

Design, Marketing 5:32 pm

Get the Glass è un gioco online creato da North Kingdom (assieme a Farfar una delle agenzie più creative del momento) a corollario della famosa campagna "Got milk?" che da diversi anni promuove il consumo di latte negli USA.
L’esperienza di gioco è straordinaria e difficile spiegarla a parole, però attenzione perchè richiede una certa pazienza anche con banda larga.

In pratica si tratta di un gioco da tavolo (tipo "Gioco dell’oca") tutto realizzato in 3D muovendosi nel quale si devono risolvere una serie di indovinelli e prove di abilità che altro non sono che un pretesto per trasferire i benefici derivanti dal consumo di latte.

Personali, DesignMarch 15, 2007 11:25 pm

Oggi mi hanno ritirato il vecchio HP (non ricordo precisamente la sigla, mi pare NC6000 o qualcosa del genere) e mi hanno dato un nuovo Dell Latitude D520.
Dal punto di vista delle prestazioni il nuovo andrà senz’altro meglio: processore Intel Core2 Duo contro Intel Centrino M, 1Gb di RAM contro 512Mb, etc., però c’è qualcosa che me lo fa già stare un po’ antipatico: è brutto da far paura!

Innanzitutto i materiali: l’HP non era un Apple, ma le plastiche erano di qualità nettamente superiore, sopratutto mi piaceva il fatto che avessero una microtexture che le rendeva opache, il Dell invece ha delle plastiche molto "secche", pressochè lisce e soprattutto dall’improbabile finitura metallizzata…

Poi il design: l’HP era il classico notebook "da lavoro" senza troppi fronzoli e senza pretese ma tutto sommato piacevole da vedere (qui una foto non mia da Flickr), mentre il Dell tra il colore e alcuni maldestri tentativi di "design", è veramente inguardabile (qui una foto presa da non so dove), soprattutto è molto più grande dell’HP perchè esiste anche in versione con schermo da 15", quindi il mio che ha lo schermo da 14,1" ha una cornice molto spessa tutto attorno allo schermo che lo fa sembrare ancora più sgraziato.

Altro aspetto che non mi piace per niente è la tastiera: il feedback dei tasti è OK, ma la forma non mi piace perchè è molto estesa la zona inclinata laterale di ciascun tasto (il cosidetto "bevel") il che comporta che sia un po’ piccola la zona orizzontale da premere.
Un’altra cosa che non mi piace è il fatto che il pad è "rugoso" e inoltre i 2 tasti non fanno un "bel clic" quando li si preme quindi non si ha un chiaro feedback.

Ci sono infine alcune cosette minori ma pur sempre fastidiose: non ci sono i tasti hardware separati per il volume e per altre funzioni come attivazione della rete wireless, modalità presentazione, etc. cosa che obbliga a usare i tasti "F" in abbinamento al tasto "Fn" (l’HP aveva il tasto "mute" che si illuminava quando era premuto, cosa che trovavo molto comoda).

E poi ci sarebbe il sistema operativo: visto che in azienda il passaggio a Vista non è previsto in tempi brevi ho su il solito tristissimo Windows XP Professional; ovviamnete lo avevo anche con l’HP, ma il fatto di ritrovarmelo sul nuovo me lo fa sembrare già vecchio… (se qualcuno ha dei bei temi da seglarmeli faccia pure, mi raccomando solo di indicarmi temi "profesisonali", niente orsetti o Pamele Anderson…).

Design, Business, SocietàFebruary 16, 2007 10:34 am

Virgin Galactic è l’ennesima società partorita dal genio di Richard Branson, la cui missione è diventare protagonista del nascente settore del turismo spaziale.
E’ già possibile prenotare un biglietto ($200.000) ma i primi fortunati viaggatori non partiranno prima dell’estate del 2009.
Nell’attesa è già possibile provare l’esperienza guardando questo filmato disponibile sul sito di BusinessWeek.

Da segnalare che il design degli interni dell’astronave di Virgin Galactic è opera dello studio britannico SeymourPowell, da leggere questo articolo sempre di BusinessWeek nel quale è spiegato l’approccio tenuto alla progettazione degli interni dell’astronave.

Design, Web 2.0, Bottom-Up Brand MgmtJanuary 24, 2007 1:22 am

Ancora in tema di personalizzazione segnalo il sito Customsnkr.com interamente dedicato ad una forma estrema di "sneaker culture": la personalizzaizone di scarpe da ginnastica.
Oltre a tanti contenuti su come customizzare le proprie sneaker propone anche una piattaforma di blogging dedicata a chi voglia mostrare le proprie creazioni.
Chiaramente si tratta anche di un fenomeno riconsucibile al tema del "Bottom-up brand management", in quanto si tratta pur sempre di scarpe di marca (generalmente Nike, ma anche Adidas, Puma e Converse) che pur "reinterpretate" continuanoi ad avere i segni distintivi (per es., lo "swoosh" di Nike) della marca.

Altra cosa interesante è che come sempre su internet un singolo sito fa scoprire un intero universo di siti dedicati al tema, tra i tanti segnalo quello di Metamphibian, interessante anche perchè le creazioni (non solo scarpe ma anche T-shirts e altri capi d’abbigliamento) sono in vendita.

Design, Web 2.0, Società 12:21 am

Sul blog di Luca Mascaro leggo questo post in cui l’autore stigmatizza il fatto che Lapo Elkann avrebbe definito "Made in Italy 2.0" la sua nuova iniziativa ItalianIndependent.
Come si legge nella sua risposta ad un commento di un lettore, Luca teme che il suffisso "2.0" appiccicato di qua e di là possa portare a conseguenze disastrose: "il problema è che gli uomini di marketing stanno deformando il concetto portandolo nel mondo fisico.. questo è molto pericoloso perchè i modelli di eccellenza che potenzialmente formano il 2.0 funzionano solo online e se vengono portati offline la mia paura è che si formi una bolla speculativa al contrario."
E poi conclude dicendo che "Nella pratica vorrebbe dire sviluppare prodotti fisici con idee di personalizzazione e/o di continua evoluzione che sono insostenibili nel mondo reale".

Non condivido in nessun punto la "paura" di Luca, anzi il fatto di portare nel mondo fisico questi "modelli di eccellenza" credo che sia la cosa migliore che ci possa capitare.
Penso per esempio ad un navigatore satellitare per auto con le mappe di Google (free) che mi permetta di telefonare direttamente (magari via VoIP) al ristorante del quale ho appena letto la recensione (magari grazie a 2spaghi); oppure ad un lettore di codici a barre (o meglio di tag RFID) che mi permetta di leggere le recensioni degli utenti del prodotto che sto decidendo se acquistare o no.
Sono solo esempi di come oggetti di uso comune e soprattutto del mondo "reale" (come se ne esistesse un’altro) potrebbero essere resi migliori dall’impiego di applicazioni tipiche del Web 2.0.

Per quanto riguarda invece "l’insostenibilità" della continua personalizzazione ed evoluzione di prodotti "fisici" mi viene da pensare istintivamente ai faceplate dei telefonini: dal mio punto di vista non sono altro che delle "skin" o dei temi, esattamente come quelli che ciascuno di noi usa per personalizzarsi il proprio desktop e le proprie applicazioni, e non vedo per nulla impossibile immaginare un servizio online che mi permetta di crearmi i miei faceplate personalizzati e unici utilizzando un mio disegno o una mia foto e quindi ricevere l’oggetto a casa. Troppo avanti? No, visto che esiste già qualcosa di molto simile: ifrogz permette di creare le proprie cover personalizzate per l’iPod (ne parlo qui).
Anche l’evoluzione continua non è una chimera: la miniaturizzazione e la "softwarizzazione" di gran parte dei prodotti rende di fatto sempre più possibile l’upgrade (ma anche l’hackeraggio) di oggetti fisici, dai telefoni cellulari alle automobili.
Proprio ieri sera leggevo su it.discussioni.auto che una casa automobilistica che non ricordo sta effettuando un aggiornamento del software della centraline di un suo modello di auto, tra non molto sono sicuro che queste cose verranno fatte con un download satellitare o scaricandosi dal sito delle case gli aggiornamenti sulla chiave dell’automobile.

Per finire un punto sull’espressione "Made in Italy 2.0" usata dal Lapo nazionale: a mio avviso è azzeccatissima, perchè mi viene da pensare ad una proiezione contemporanea del "Made in Italy", ovvero non più (solo) legato a quei concetti un po’ datati e stereotipati di artigianalità, estro artistico etc., ma di ricerca, tecnologia, sperimentazione.

Personali, DesignJanuary 22, 2007 12:28 pm

Sul blog di LS graphicdesign ho letto un post su una mostra appena inaugurata alla Triennale: "Il paesaggio mobile del nuovo design italiano".
Da laureato in Design (al tempo era un indirizzo di architettura al Poli di Milano) che ci ha provato e poi ha scelto o meglio si è trovato a fare altro, la mia sensazione è che ancora una volta non si stia parlando di design ma di quella "disciplina" a metà strada tra arte e ricerca un po’ fine a sè stessa, o nel migliore dei casi di furniture design, ovvero di design di oggetti di arredamento.
Continuo a pensare che il design industriale "vero" sia quello che fanno le varie IDEO, frogdesign, Design Continuum etc., quindi design di prodotti d’uso come computer, telefoni, apparecchi medicali, etc., invece purtroppo leggendo dal sito della Triennale questo tipo di design sembra esplicitamente escluso:
"Ne è emersa una mappa del nuovo design italiano non limitata al furniture design, ma allargata a tutte le nuove forme di comunicazione che riguardano la professione del XXI secolo: dal food al web, graphic, fashion, textile, ai copywriter, ai designer del gioiello, ai progettisti della multimedialità."

Il motivo è semplice: quella dell’arredamento (includendovi anche gli oggetti per la casa come i cavatappi, vero banco di prova per i designer italiani) è una delle poche industrie ancora vitali del mostro paese, mentre non esiste praticamente più nessuna azienda di elettronica di consumo, di computer, di apparecchiature medicali, e questo probabilmente si riflette nelle scuole dove si insegna il design (poi ci sarebbe da parlare degli insegnanti che il più delle volte sono degli storiuci o dei critici del design e raramente dei progettisti).
La mia paura è che per questi motivi l’Italia non sia in grado di sfornare degli Ive (VP of Industrial Design di Apple) ma solo dei pallidi emuli dei "grandi maestri" con l’aspirazione a diventare i nuovi Starck (almeno in termini economici…).

Vedremo la mostra, intanto questi due articoli apparsi su Corriere e Repubblica mi fanno accapponare la pelle…

Design, Inutili, Società 10:04 am

Segnalo da Fosfor Gadget un bellissimo post che mette a confronto i più sofisticati gadget di oggi con i loro antesignani di qualche decennio fa.

Questo è un esempio legato ai videogames (Activision contro XBox):

 

Comunque ricordo che ci si divertiva anche con il pong… 

Personali, Design, Experience, Marketing, Inutili, AppleJanuary 9, 2007 7:04 pm

Ho un foglio sul quale ho scritto un po’ di cose da fare nel 2007, una colonna ha il titolo "Da comprare" e sotto, oltre a un po’ di cose "necessarie" (devo fare un revamping del guardaroba se voglio continuare ad essere lasciato entrare in azienda alla mattina…) ci sono anche cosette sfiziose (navigatore, iPod Nano con sensore Nike, etc.).

Perchè vi dico questo? Perchè sto seguendo il live reporting del keynote speech di Steve Jobs dal MacWorld e la lista sta cambiando vertiginosamente seguendo il ritmo di presentazione dei nuovi gadget, ehm prodotti Apple:
- iTV
- iPhone (o come si chiamerà, forse semplicemente "iPod"?)
- altro che saprò stasera visto che devo uscire… non vedo l’ora di rimettermi davanti al computer per vedere cosa sarà sugli scaffali dell’Apple Store (adesso c’è il classico "We’ll be back soon.")

E poi ovviamente quando uscirà bisognerà fare l’upgrade a Leopard…

Update
eccomi di nuovo davanti al computer, leggendo il report del keynoye ho visto che anche se non ci sono stati altri annunci di prodotto oltre a AppleTV e iPhone, un annuncio importante c’è stato comunque: dalla ragione sociale di Apple è sparito il termine "computer, quindi non più "Apple Computer Inc." ma "Apple Inc.".
Pare che questo cambiamento storico sia stato sottolineato da Jobs usando un’espressione molto felice del campione di hockey Wayne Gretzky: "I skate to where the puck is going to be, not where it has been"; chiaramente il riferimento è al fatto che ormai e sempre di più Apple giocherà la sua partita (anche) nel settore dell’home entertainment o ancora meglio della "connected home".

Guardando le pagine di Apple.com mi sono fatto queste idee dei due nuovi prodotti:
AppleTV: sicuramente è un gadget interessante, ma per i miei gusti un po’ troppo orientato alla TV "differita", non lo vedo come rivoluzionario e le specifiche potrebbero essere migliori (perchè dotarlo di un HD da 40 Gb?), personalmente mi attendevo maggiori capacità di bridging tra internet e TV più spinte, e soprattutto più orientate alla "TV live".
iPhone: per design e feature è un prodotto straordinario, vorrei averlo qui e subito, punto. L’unica cosa che non mi piace è il nome, io avrei continuato a chiamarlo iPod (al limite iPod Phone), innanzitutto per sfruttare un brandname che ormai è diventato un lovemark planetario, e poi per non mettere questo oggetto sullo stesso piano di tutto il ciarpame (con poche eccezioni) che popola il mercato dei telefoni cellulari.
E’ vero che il termine "iPod" ormai è diventato per antonomasia sinonimo di lettore di musica digitale, però ciò che lo distingue dalla concorrenza non è nè la qualità audio (che pure pare non essere male), nè la quantità di feature presenti, ma l’eleganza progettuale complessiva, il design iconico e la facilità d’uso che diventa piacevolezza (chi ha un iPod si sarà certmente trovato a far scorrere il pollice sulla click-wheel per il puro piacere di farlo) elementi che nell’iPhone sono portati ad un livello spettacolare (foto e demo dal sito Apple.com).
In Europa dovrebbe arrivare alla fine del 2007 e non costerà certo poco: presumibilmente attorno a €500 (quindi tanto ma non di più di uno dei tanti inguardabili "smartphone" che dopo l’iPhone sarà bene rivattezzare "dumbphone"…).

Personali, DesignJanuary 5, 2007 1:17 am

Come penso chiunque abbia dei figli a settembre ho pagato (molto volentieri) il mio tributo alla Pixar e sono andato a vedere Cars.
Il film mi è piaciuto molto, oltre che per lo "scontato" il livello della qualità delle animazioni, per il tema (sono appassionato di auto e in particolare di auto USA) e per l’ambientazione nelle gare NASCAR e nei panorami della Route 66.

Autoblog (quello USA) rilanciando quanto stava accadendo su un forum di appassionati della Subaru Impreza, ha chiesto ai suoi lettori di Cars-izzare le proprie auto: qui trovate la galleria e qui sotto la mia interpretazione della mia V50:


ciaociaoooooommm

Personali, DesignDecember 20, 2006 2:08 am

Sul newsgroup di it.discussioni.auto ho risposto ad una persona che chiedeva impressioni sulla V50, ripubblico qui il post opportunamente editato. 

Adesso dopo circa 3 settimane e 750 km quello che posso dire è che sono molto soddisfatto del mio acquisto e che lo rifarei al volo, magari rifletterei sull’opportunità di investire qualche € in più (almeno 3k, oltre ai maggiori costi di bollo e ass.) per la D5, non tanto per il motore, visto che il 2.0 da 136CV è ottimo, ma per il cambio automatico che è davvero l’unica cosa di cui sento la mancanza.

La conferma più importante è stata quella relativa all’esperienza complessiva di possedere e usare l’auto, in particolare sono sempre più conquistato dal design degli interni al punto che ogni tanto accarezzo l’alluminio della plancia centrale solo per l’effetto tattile, ma è un piacere anche ruotare i 4 manopoloni e attivare i comandi di indicatori e tergivetri: il feedback tattile e uditivo e la pastosità dei movimenti sono davvero notevoli.
l’unica cosa non disegnata bene è l’interfaccia del display centrale: è monocromatica e a bassa risoluzione, visto cosa si trova su telefonini da €100 come display credo che Volvo avrebbe potuto fare uno sforzo in più.
La strumentazione non è particolarmente ricca ma molto ben disegnata e perfettamente leggibile, e, cosa che noteranno solo i cultori della tipografia, con un uso del lettering da manuale (i numeri degli strumenti sono scritti con un carattere esclusivo di Volvo).
Per quanto riguarda l’uso la differenza più eclatante rispetto alla V40 1.6 benzina che avevo prima è nel motore, del quale apprezzo la coppia e in generale la miglior attitudine a muovere l’auto.
invece non ho ancora un’idea su tenuta e frenata, ma se saranno anche solo del livello della V40 sarò già molto soddisfatto.
I consumi per ora sono sui 13,5km/l, ma la maggior parte dei 750 km attuali sono stati fatti con brevi tratti di uso urbano, quando ho potuto usarla fuori città ho visto spesso dei consumi istantanei nell’ordine dei 5l per 100km, vedremo con l’autostrada.
Ho letto con piacere che il cambio si è slegato dopo un po’ di km, perchè per adesso sto notando un po’ di impuntature soprattutto nel passaggio tra 1a e 2a.

L’upgrade high-performance del sistema hi-fi per quanto costoso (€350) è comunque apprezzabile: oltre a qualche altoparlante in più (in realtà credo che ci sia un amplificatore più potente e c’è qualche possibilità di regolazione in più compreso un equalizzaotre grafico…), soprattutto c’è l’ingresso ausiliario al quale collegare l’iPod.
 
Il vero limite di questa auto (ma non è una sorpresa) è lo spazio, che seppure leggermente aumentato rispetto alla V40 non è ancora un punto di forza: per i bagagli ho già previsto per la settimana bianca di febbraio di investire nel contenitore da installare sul tetto; invece per riparare il retro dei sedili anteriori dai calci dei bambini per ora ho infilato due salviette da bidè nelle tasche posteriori (of course in tinta con il grigio dei sedili - very design oriented), ma sono alla ricerca di qualcosa di apposito (purchè ben fatto e intonabile agli interni, il massimo sarebbero due "grembiuli" in cordura grigio scuro).

il 23/12 partirò per una settimana di vacanza in Costa Azzurra e spero sulla distanza (circa 400km per tratta) di capire meglio la macchina e di vedere i consumi a velocità costante, penso che farò un post di update sul blog che ti invito ad usare anche per richiedere cose specifiche.

Design, Marketing, Società, AppleDecember 14, 2006 11:18 pm

Personalmente sono molto affascinato da un oggetto come l’iPod:

  • reintepretando il Walkman ha soffiato a Sony la leadership nel lettori musicali portatili (20 anni fa ci si chiedeva "di che marca è il tuo Walkman?" adesso "di che marca è il tuo iPod?");
  • ha permesso ad Apple di configurarsi come un’azienda attiva nel settore consumer electronics e allo stesso tempo ha funzionato come "cavallo di Troia" nella conversione da PC a Mac;
  • ha contribuito ad accelerare la digitalizzazione del mercato musicale (probabilmente godendo anche degli aspetti meno leciti di questo fenomeno) facendo di iTunes il music store più di successo;
  • ha fatto nascere un’economia basata sul "Made for iPod" che ha permesso a tante aziende di prosperare facendo prosperare al tempo stesso Apple.

Quest’ultimo punto è molto importante perchè mediante la scelta della cover preferita l’utente compie un vero e proprio atto di customizzazione del suo iPod superandone così la tanto acclamata "neutralità" del design.
Per avere ancora una maggior possibilità di personalizzazione iFrogz ha inventato un sistema di case componibili basato su 3 elementi liberamente combinabili che permette un numero virtualmente infinito di combinazioni, inoltre la possibilità, pagando un extra, di avere uno dei 3 elementi creato a partire da un’immagine fornita dall’utente garantisce l’unicità della customizzazione.
Il tutto costa attrono a 20 dollari, qualcuno in più se si decide di inviare la propria immagine (più le spese di spedizione).
Un’alternativa più economica (praticamente free) e ancora più customizzata è quella offerta da iPaperCraft: si tratta di un servizio online che permette di costruirsi una busta di carta per il proprio iPod a partire da una immagine caricata dall’utente.
Dopo aver specificato il proprio iPod e aver caricato l’immagine preferita, il servizio genera un file .pdf che oltre all’immagine riporta le linee da ritagliare e piegare per ottenere la bustina su misura per il proprio iPod.

Design, Experience, MarketingDecember 11, 2006 12:16 pm

Di Wii, la nuova console di Nintendo, tutti hanno detto molto bene dell’esperienza di gioco legata al controller sensibile al movimento, ma quasi immediatamente sono cominciate ad apparire nella blogosfera notizie di incidenti domestici causati dall’irruenza dei giocatori e forse da una cattiva progettazione del controller: in alcuni casi a farne le spese sono stati i televisori, in altri i giocatori o i loro amici.
Adesso da circa un mese è online Wiihaveaproblem.com, un blog dedicato a raccogliere gli incidenti di gioco con tanto di foto e video.

Nintendo ha già provveduto a irrobustire il laccetto da polso del controller e a pubblicare sul sito delle istruzioni ad hoc per giocare in sicurezza, inoltre proprio oggi sul blog è pubblicata una e-mail che Nintendo avrebbe inviato ai possessori di Wii per suggerire come giocare senza farsi male, per esempio di non lanciare il controller, di asciugarsi le mani quando cominciano ad essere sudate e di evitare "excessive motion during game play".

Sarebbe interessante sapere da qualche fonte interna a Nintendo in che misura i post relativi a questi  incidenti sono stati presi in considerazione, assieme alle chiamate al servizio clienti, per affrontare il problema.

Design, ArteDecember 4, 2006 10:20 pm

Computerlove è un blog dediato ad arte e design che seguo sempre con molto interesse.Poco fa ho trovato segnalato Telmolindo, il sito di un illsutratore parigino che realizza opere di grafica molto interessanti per il tipo di tratto "sporco" e per l’uso del colore.

Ecco un’opera presa dal suo portfolio online:

Interessante la tecnica usata per realizzarla: mina, acquarelli e Mac…

Design, Web 2.0, MarketingDecember 3, 2006 11:01 am

Ho saputo 5 minuti fa dell’esistenza di The Deck, un circuito di pubblicità online dedicato ai professionisti del design.
Mi sembra interessante soprattutto per un fatto: The Deck ha molto a cuore la qualità del prodotto editoriale dei 9 blog del network, per cui vuole solo inserzionisti i cui prodotti/servizi siano rilevanti per l’audience del network "We’re picky about the advertising we’ll accept. We won’t take an ad unless we have paid for and/or used the product or service."
Questo approccio a mio avviso ha due elementi di grande novità:
- il rispetto per l’audience;
- la selezione degli inserzonisti. 

Oltre che su internet mi piacerebbe vedere questo modello anche sui media tradizionali: potendo distribuire selettivamente i contenuti (e credo che sia con  il satellite che con il DDT questo sia possibile) i network televisivi potrebbero far vedere solo pubblicità di interesse degli utenti (ovviamente prima questi avrebbero dovuto specificare le categorie commerciali di loro interesse e eventualmente le aziende "bannate").

Questo modello di ditribuzione di pubblicità potrebbe anche portare ad una revisione dell’attuale modello di distribuzione dei contenuti: il costo dell’abbonamento e degli eventi "pay per view" verrebbe ad essere determinato dal mix di pubblicità definito dall’utente, dove i costi per l’utente sarebbero inversamente proporzionali alla quantità di pubblicità accettata).

Inoltre un approccio di questo tipo potrebbe indurre gli inserzionisti a cercare di innalzare il livello qualitativo se non dei loro prodotti/servizi, almeno di quello della loro pubblicità sia in termini di creatività che di adeguamento al contesto.

Personali, Design, Experience, MusicDecember 2, 2006 12:03 am

Oggi sono andato a Bologna a ritirare la mia nuova Volvo V50 2.0D.
La macchina è molto bella (IMHO, ovviamente), soprattutto mi piacciono gli interni dal design molto scandinavo con la plancia sottile in alluminio; come optional oltre a FAP e vernice metallizzata sono presenti impianto audio "High Performance" e rails sul tetto, comunque trattandosi della versione Momentum sono già presenti numerosi accessori qualificanti come il cruise control e il climatizzatore automatico bi-zona.
L’immagine qui sotto l’ho "generata" con il configuratore del sito svizzero di Volvo (chissà perchè su quello italiano il configuratore non c’è più) e si avvicina molto alla mia:

Mi ha colpito la qualità dell’audio "High Performance" che prevede l’ingresso AUX utile per collegare l’iPod, per la cronaca il primo CD ad essere suonato è stato "The Remix Album" di Shirley Bassey.
In generale l’interfaccia uomo-macchina è molto ben studiata, anche se per la prima volta, e con un po’ di perplessità, ho trovato su un’auto il pannello "Preferenze" dove impostare in modo fine alcune funzionalità secondarie dell’auto.
Nel viaggio da Bologna a Parma ho potuto apprezzare il comfort (l’auto anche se diesel è piuttosto silenziosa) e la sensazione di solidità che comunque era già molto buona sulla V40.

Abbastanza impresssionante il passaggio da un motore 1.6 a benzina da 105 CV a uno 2.0 turbodiesel da 136: anche in sesta se si schiaccia l’auto riprende senza incertezze, cosa che mitiga almeno in parte l’assenza del cambio automatico (non disponibile sul 2.0D, di serie invece sulla D5 2.400 di cilindrata che costa oltre €5.000 in più). Infatti mi ero ripromesso che la mia prossima auto lo avrebbe avuto, peccato per questa incomprensibile scelta di Volvo (doppiamente incomprensibile se si pensa che questo motore è montato su diverse auto di altre marche, e in alcuni casi è possibile richiedere il cambio automatico, per esempio la Puegeot 407 ne può montare uno a 6 marce).

Una nota di merito per la concessionaria Volvo Auto Bologna e in particolare per il venditore che mi ha seguito, Matteo, che hanno reso quasi piacevole separarsi dalla mia vecchia (9 anni) V40 rossa e soprattutto da circa 26.000 euri…

Adesso, ma con calma, voglio cercare un navigatore satellitare che oltre a funzionare bene ed avere le mappe europee, soprattutto si deve integrare adeguatamente nell’abitacolo, magari evitando l’attacco a ventosa al parabrezza che mi ricorda molto il tristissimo porta-blocconote per auto tanto in voga negli anni ‘80.
Di sicuro NON farò la prova comparata fatta da Lele Dainesi di 4 navigatori: oltre a non voler andare in giro con quei 4 affari attaccati al parabrezza (anche in questo video lo fanno, con risultati davvero comici)n non porterò mai in giro i miei bambini sul sedile davanti senza cinture e magari con l’airbag attivato.
Forse però l’ideale sarebbe questa soluzione: una PSP che funge da navigatore GPS!

Design, ExperienceNovember 23, 2006 12:04 am

Quella della user experience riferita all’acquisto di un prodotto è una filiera abbastanza lunga e, soprattutto se il prodotto è di un certo valore e/o comporta un certo coinvolgimento emotivo, spesso è un’esperienza anche piuttosto gratificante.
Questo post di "Three minds @ Organic" si concentra su uno dei momenti più piacevoli: quello dell’apertura della scatola e quindi di abbattimento dell’ultimo diaframma che si frappone tra noi e la definitva presa di possesso dell’oggetto acquistato.
Io ho ben presente il momento in cui sono tornato a casa dall’ufficio sapendo che avrei trovato il pacco contenente il mio iMac, e memore delle sensazioni di piacevolissima sorpresa provate quando ho aperto la scatola del mio primo iPod, pregustavo il momento in cui avrei aperto il pacco, immaginandomi, come poi è stato, di trovare una perfetta disposizione dei vari componenti, i classici adesivi con i logotipi di Apple, etc., esperienza che si è conclusa degnamente con la comparsa di un bel "Welcome" appena acceso l’iMac.

 

Proprio perchè immaginavo che sarebbe stata un’esperienza piacevole ho fotografato tutte le varie fasi, creando così una delle "unboxing sequence" che ormai sono una presenza costante di blog quali Engadget e Gizmodo, fino ad arrivare a blog, come Unbox.it e Unboxing.com, dedicati interamente alla "unboxing ceremony".

Nel post in oggetto ci sono un paio di spunti interessanti, innanzitutto il fatto che le sequenze in qualche modo permettono di vivere l’esperienza di approccio ad un prodotto ambito anche quando questo non è ancora in nostro possesso, per esempio negli ultimi giorni sono fiorite le unboxing sequence relativa alla PS3 e alla Wii.
Ma lo spunto più interessante è questo e lo riporto per intero in inglese:
Unboxing is a component of the tribute media experience as loyal brand/product fans create, share and comment on social media to express their appreciation (or attack a competitor). Does unboxing help promote a consumer experience, we think so, and a lot of our clients are paying close attention to how a consumer feels about their product’s unboxing experience and the comments that ensue from the community - think of it as focus group, but without anyone influencing the opinion.

Adesso la domanda è: quante aziende italiane progettano l’esperienza dell’apertura della confezione dei loro prodotti con l’intento di farne un’esperienza memorabile che sia parte integrante della user experience complessiva?
Io ne conosco una: Fiordimela, azienda che vende online strudel di pasticceria consegnati a casa dentro una cassetta di legno e accuratamente confezionati (con tanto di sigillo di ceralacca) per garantirne integrità e fragranza.

Design, Marketing, ArteNovember 21, 2006 6:34 pm

Il tema della mass customization, ovvero della possibilità di personalizzare beni di consumo di massa, ha molte affinità con quello del bottom-up brand management, e a mio avivso si riallaccia al mio post di ieri sul brand book 2.0, cioè sull’opportunità per le aziende di definire dei linee guida di brand management più che delle regole rigide per permettere agli utenti di personalizzare i prodotti restando all’interno dell’equity della marca.
Federico contribuisce all’argomento suggerendo che il "classico" brand book "prescrittivo" non deve sparire, ma si deve dotare di una parte "generativa" nella quale rendere disponibili gli elementi base della brand architecture e magari anche dei tools veri e propri (es., famiglie di caratteri, elementi da embeddare nel proprio sito, etc.), il punto è correttissimo e rimette le cose in una prospettiva più malleabile per le aziende abituate ad un brand management top-down.
Un buon esempio di questo approccio viene da Motorola che nel tentativo di associare alla propria marca il concetto del "colore", ha lanciato sul suo sito USA tre iniziative molto interessanti.
La prima è pensata per permettere all’utente di scegliere il proprio telefono nel colore che meglio si sposa con il proprio stato d’animo ("The mobile to match your mood").
Alla base c’è un tool grafico che permette di creare dei disegni semi-random: l’utente sceglie il colore da una palette predefinita, quindi cliccando e trascinando il mouse il sistema genera delle forme non del tutto predicibili e intanto mostra all’utente la scelta di telefoni che meglio si addicono all’opera d’arte che sta creando.
Il risultato può quindi essere salvato ed esportato come desktop + screensaver per il PC o come sfondo per il cellulare, qui sotto trovate un esempio dell’output che si riesce ad ottenere:

 

La seconda, MAKEITMYMOTO, è un po’ meno spettacolare ma ancora più radicale in quanto consiste in un software da scaricare ed installare sul proprio PC mediante il quale creare degli adesivi da attaccare sul proprio telefono Motorola.
Si tratta evidentemente di un perfetto esempio di mass customization in quanto il risultato sarà veramente unico dal momento che è possibile importare immagini, miscelare colori, etc.
Per i più pigri (o meno creativi) sono comunque disponibili dei layout già pronti da stampare e attaccare, per esempio con i colori e i simboli delle squadre della NFL.
La terza iniziativa è KALEIDOSCOPE, una applicazione online realizzata con l’online artist Joshua Davis che permette di creare opere d’arte utilizzando la metafora del caleidoscopio.
Anche in questo caso il risultato può essere salvato ed esportato per personalizzare il PC e/o il cellulare

La cosa interessante è che tutte e tre le iniziative fanno leva 2 concetti: colore e personalizzazione che a loro volta si traducono in attributi di marca di modernità, hipness, fuori dagli schemi, etc.

Questa ridefinizione della brand perception di Motorola, che prende le mosse dal nuovo corso del product design voluto da Jim Wicks, VP Consumer Experience Design (articolo su FastCompany), sta ridando lustro ad un’azienda storica (circa 80 anni di storia), che disponeva di un’ottima reputazione buona per la fase "solo business" del mercato dei telefoni cellulari, ma di un basso "cool factor", indispensabile per avere successo in un mercato dove il cellulare è spesso visto alla pari di un accessorio di moda.

Design, Arte 10:42 am

Il global warming è un fenomeno preoccupante, per attirare l’attenzione su di esso l’agenzia "The Glue Society" ha realizzato questa eloquente opera d’arte:

 

Difficile non notarla e soprattutto non pensare a come sarebbe brutto il mondo senza il nostro gelato!

Design, Marketing 12:40 am

Il tema del "bottom-up brand management" mi sta davvero appassionando, e oggi parlandone con il mio interlocutore di un’agenzia web con la quale stiamo lavorando, è uscito un concetto molto interessante relativo al "brand book" (o "brand manual").
Il brand book è un documento emanato dall’azienda che ha lo scopo di normare la gestione del brand in tutti i suoi aspetti: dal corretto design del logo alla sua applicazione nei vari contesti, dal lettering ai colori "ufficiali", etc.
Allora parlando con Gianluca siamo arrivati al punto per cui se è vero che i processi di bottom-up brand management esistono a prescindere dalla volontà "normativa" dell’azienda, allora forse la concezione classica di brand book è da considerarsi superata in quanto tendenzialmente rigida, nota solo all’interno dell’azienda e comunque limitata come applicabilità, non essendo prevedibili tutti i contesti di declinazione/applicazione del brand che le persone saranno in grado di definire.
Allora l’idea è quella che il brand book "2.0" debba passare da un approccio "normativo" ad uno "generativo", ovvero deve essere pensato come ad un insieme non di regole assolute, ma di linee guida e addirittura di spunti che aiutino le persone ad applicare la marca secondo gusti ed esigenze personali.

Mi rendo conto della difficoltà ad immaginarsi un lavoro del genere, è molto più facile definire un set di regole e dire che tutto quando non espressamente normato dal brand book è da considerarsi sbagliato, in realtà gli esempi di come sia possibile individuare un approccio di questo tipo esistono: Apple a mio avviso potrebbe esserlo, Mini anche (per un concorso ha messo a disposizione gli elementi della marca), idem Absolut Vodka.
Tutti questi casi sono connotati da un fattore comune: l’estrema semplicità e forza della propria brand image, fatta di pochi elementi, estremamente forti e facilmente ricombinabili; questo fa si che sia abbastanza probabile che eventuali tentativi di bottom-up brand management generino risultati in linea con il look&feel delle esecuzioni top-down generate dai brand manager ufficiali.

Queste false pubblicità per Apple iPod non rispettano al 100% i canoni della marca (es., il lettering), ma ciò nonostante sono immediatamente riconducilbili alla campagna di iPod, e soprattutto è facile immaginarsi che l’autore sarà rimasto molto soddisfatto della sua opera e avrà senz’altro provveduto a inoltrarla a parenti e amici:

 

In questo sito dedicato alla famosa e interminabile campagna Absolut Vodka esiste un’intera galleria dedicata agli "spoof ads", ecco un paio di esempi:

 

Di Apple mi piace anche ricordare che all’interno delle confezioni dei prodotti è sempre presente un foglio di adesivi con la famosissima mela (una volta colorata adesso bianca), adesivi che si prestano benissimo per essere attaccati su meno nobili ed esclusivi notebook (per eseguire una Apple-ization) o per irridere alla reale marca del pc:

 

Questo libro: "Brand Hijack: Marketing Without Marketing" dovrebbe approfondire adeguatamente il tema, dico "dovrebbe "perchè ammetto di non averlo letto ma di averlo sentito citato per questi apsetti dal prof. Cova nel corso del workshop UPA del 26/10/2006 (comunque da allora è nella mia wish-list di Amazon.com, anzi, visto che ci stiamo avvicinando a Natale, se
qualcuno volesse provvedere, potete lasciare le offerte nello spazio dei commenti…).

Design, Business, MarketingNovember 20, 2006 11:22 pm

Una allegra mail mi comunica che è online la nuova veste del sito Monclick.it, in calce alla mail c’è anche un codice promozionale che inserito al check-out mi fara un bello sconto.
Io da tempo mi dico che mi serve assolutamente un navigatore satellitare e quindi vado a dare un’occhiata al sito rinnovato.
La prima impressione è piacevole: dal clutter della versone precednete si è passati ad un uso meno intensivo dello spazio, sia per la presenza di meno elementi, sia per una grafica più leggera (e vagamente "2.0" sia come design  sia per l’utilizzo di AJAX o simili).
Purtroppo sono rimasti alcuni aspetti di usabilità a mio avviso migliorabili: il numero infinito di clic per arrivare ai prodotti, la lista prodotti limitata a 5 per pagina che non permette un colpo d’occhio sul’offerta, il fatto di avere accesso diretto solo alle prime 5 pagine, e altre cosette tutto sommato fastidiose ma non devastanti.
Mi piace invece la chiarezza con la quale sono trattati aspetti importanti per un servizio di eCommerce come spedizione, resi, etc., ben fatto anche il carrello (anche se non ho proceduto ad un acquisto) e molto positivo il fatto che accetti pagamenti via PayPal.
A questo primo approccio mi sembra che il redesign rappresenti un passo avanti, certo siamo ancora ben lontani dal "modello" Amazon.com: niente commenti, niente suggerimenti sulla base del comportamento degli altri utenti, niente insomma di quelle funzionalità che contribuiscono a creare una piacevole esperienza d’acquisto online.

Design, Marketing, ArteNovember 18, 2006 11:02 am

Il concetto di "brandscape", cioè di paesaggio fisico definito dai brand che lo popolano, era stato anticipato nel 1977
dal libro "Learning from Las vegas" di Robert Venturi e Denise Scott-Brown, descrivendo come la "vera" Las Vegas
è visibile solo quando i neon degli alberghi e dei casino sono accesi.
Adesso "Kapitaal" un video del collettivo olandese "StudioSmack" va oltre "spegnendo la città" e lasciando solo le insegne pubblicitarie e gli elementi di comunicazione visiva (es., segnali stradali) per dimostrare la quantità di stimoli visivi ai quali siamo sottoposti quotidianamente..
Il risultato è molto interessante e dimostra il tasso di "inquinamento visivo" (definizione contenuta nella "Carta del progetto grafico" PDF) delle nostre città.

Il brandscape è un concetto che si applica non solo al paesaggio e all’architettura: infatti le marche e in generale gli atti di consumo sono fattori che sempre più spesso usiamo per definirci anche come individui (definendo i nostri "Lovemarks") e sempre più spesso anche come comunità (es., i BMWisti).

P.S.
a proposito di Lovemarks, questo è il mio…

Design, MarketingNovember 15, 2006 5:03 pm

Grandioso uso di Flash nel sito worldwide dell’agenzia di pubblicità Leo Burnett.
Confesso di avere un mixed feeling rispetto a Flash: da una parte ne apprezzo le possibilità, ma dall’altra trovo che spesso sia usato male e a sproposito.
In particolare mi dà fastidio quando vedo Flash usato per cose per le quali non è lo strumento adatto, per esempio mostrare lunghi testi, e spesso noto la difficoltà con la quale i designer riproducono in Flash oggetti scontati come le scroll bar, uno sforzo totalmente inutile visto che l’output è di solito pressochè inusabile.
Chi ha fatto il sito di Leo Burnett invece ha cercato davvero di usarlo per dar corpo ad un’idea (alla base c’è comunque sempre bisogno di una buona idea) che non sarebbe stato possibile realizzare con altri strumenti.
Un ottimo esempio di utilizzo "sbagliato" (IMHO, ovviamente) di Flash è invece il sito italiano di Leo Burnett…

Design 12:47 am

Dopo la delusione di vedere il mio template tanto amorevolmente curato orridamente sbarellato in Explorer 7 ho deciso di rimettere mano al nuovo template investendo 10 minuti di Photoshop per rifare l’header e altri 10 minuti per un po’ di interventi lievi sui file del template standard.
Per ora non rimetterò l’orologio barcode e non perderò troppo tempo, meglio riservarlo ai post e ai commenti  ai blog più interessanti, in attesa del giorno in cui avrò anch’io il mio blog "serio".

DesignNovember 6, 2006 11:05 pm

Martedì prossimo 14/11, sarà il World Usability Day 2006, evento mondiale organizzato dalla UPA (Usability Professionals’ Association).

L’obiettivo è quello di accrescere la consapevolezza e la conoscenza sui temi dell’usabilità, in particolare il main theme di quest’anno è “Making life easy!”, con un focus specifico su accessibilità e inclusione.
Quello dell’usabilità è un argomento che da un lato mi attrae (la mia tesi di laurea è stata la progettazione di un sistema informativo di bordo per automobili), e da un altro mi lascia perplesso per tutta la fuffa (almeno io la ritengo tale) che ci sta attorno.
Le perplessità sono essenzialmente 2:
in primo luogo che c’è a mio avviso una tendenza ad associare l’usabilità al web design, mentre l’usabilità, o meglio l’ergonomia e l’ergonomia cognitiva, sono discipline che dovrebbero interessare ogni ambito progettuale, sia che l’output sia un artefatto fisico (es., un trapano) o sia un artefatto cognitivo (es., il cockpit di un aereo);
e poi la sensazione che ogni tanto si consideri l’usabilità come un qualcosa di sacro, sul cui altare sacrificare quel piacere d’uso che a volte sta anche nello scoprire come funziona un oggetto o un’interfaccia utente (basta vedere il sito dell’UPA per rendersene conto, o quello del guru assoluto dell’usabilità, Jakob Nielsen).
Tornando all’evento, in Italia la sede sarà l’Università degli Studi di Milano - Bicocca, qui tutti i dettagli.
Per finire una piccola cattiveria da maestrino:
la pagina dove accreditarsi contiene 2 piccoli errori, prima di tutto c’è un RSVP ma… manca l’invito (sarebbe stato più corretto parlare di registrazione), e per farlo si viene invitati a cliccare sull’ “email link below” che ovviamente è un link ad una pagina web che con l’email non c’entra niente!

Design, Marketing 10:28 pm

Questo post è più che altro una scusa per provare ad inserire nel blog un filmato di YouTube, ma comunque si tratta di uno spot molto divertente che pare sia reale.

Si tratta dello spot per Pronto Condoms, una marca sudafricana di preservativi, la cui particolarità sta nella velocità di "indossamento" dovuta ad un design del packaging innovativo.
Il signore che si vede nel film e che si presenta come Jacob è ispirato a Jacob Zuma, un controverso uomo politico sudafricano accusato (e poi assolto) di aver stuprato una donna infetta dal virus HIV. Il buon Jacob durante il processo ha affermato di non aver usato il preservativo, ma comunque di essersi fatto una doccia dopo il bel gesto per ridurre i rischi di contagio…

Design, ExperienceNovember 5, 2006 11:47 pm

Su uno dei miei siti preferiti in tema di "experience design" (che è la cosa di cui vorrei occuparmi, prima o poi), mi sono imbattuto in una singolare richiesta di aiuto: Frank Spillers, co-CEO di Experience Dynamics ha creato il "poster dell’usabilità" allo scopo di diffondere l’importanza della user experience nelle organizzazioni.

 

Frank cerca persone che lo aiutino a tradurlo nelle diverse lingue, mi sono offerto di farlo per l’italiano, vediamo se mi "affida" il lavoro (la ricompensa è costituita dall’invio di una copia della versione originale in inglese).
Questo post inaugura la categoria "Experience" che prevedo userò molto spesso nei prossimi tempi.