Inutili, SocietàJune 12, 2008 9:06 am

…di renna perisce!
O comunque viene preso per  i fondelli:
Pizza alla renna, Berlusconi ‘testimonial’. [Corriere.it]
Altre spiagge altro mare quest’anno si può cambiare: la Finlandia, per dire. [Kelablu]

Personali, Marketing, SocietàMarch 21, 2008 10:38 pm

Continuando a fare un po’ di ricerche con Google ho visto che non sono il solo a ritenere che la campagna abbonamenti di Altroconsumo sia borderline con lo spam, ma c’è anche chi in passato da abbonato si è trovato in una situazione quantomeno spiacevole.

Ma soprattutto mi sono accorto che ci sono un gran numero di post che meravigliano l’offerta di abbonamento + regali di Altroconsumo. Incuriosito sono andato a vedere e mi sono reso conto che quasi sempre si tratta di post molto simili tra loro che contengono un link che rimanda al sito Programmavantaggi.it.
La cosa si spiega molto facilmente: il link è gestito mediante Tradedoubler e quasi sicuramente il referral in caso di abbonamento riceve qualche euro di ricompensa; a fugare ogni dubbio ci pensa un post del blog "Soldi per te" che dichiara che:
Per ogni abbonamento di un nuovo cliente tramite questo banner vi saranno riconosciuti 3,00 € a sessanta giorni. 

Ovviamente tutto questo è perfettamente legale, ma ancora una volta avrei preferito che un’associazione/rivista che ha come obiettivo la tutela del consumatore, utilizzasse una strategia diversa, per esempio partecipare alle discussioni su blog e forum, ovvero guadagnarsi anche in rete una forte autorevolezza e quindi facendo leva su questa, nuovi abbonati.

Personali, Marketing, Società 7:23 pm

Premessa: non conosco a fondo la rivista Altroconsumo avendola sfogliata non più di un paio di volte, immagino sia fatta con grande cura e sia di grande utilità per chi la legge, e che quindi tenga fede al 110% a quanto dichiarato nell’header del loro sito promozionale:

Indipendente. Efficace. Dalla tua parte. Altroconsumo, associazione di consumatori con 300.000 Soci e più di 35 anni di attività ed esperienza, ha un unico obiettivo: promuovere e tutelare gli interessi e i diritti dei consumatori. Attraverso l’informazione, la consulenza e la rappresentanza presso le istituzioni.

Proprio la frase: "promuovere e tutelare gli interessi e i diritti dei consumatori" mi sembra però che sia in forte contrasto con la strada scelta dall’associazione per promuovere l’abbonamento alla rivista (che di fatto comporta l’associazione ad Altroconsumo) che è l’oggetto di questo post.

Oggi (ma mi arriva regolarmente ogni anno) mi è arrivata una pingue busta contenente la solita paccottiglia del direct marketing più becero:
- lettera in Courier (effetto macchina da scrivere) firmata in finto inchiostro dal "Responsabile relazioni con i soci"
- assegni (sic) regalo che mi danno diritto a ricevere alcuni prestigiosi omaggi/vantaggi
- busta preaffrancata con invito a spedire "al più presto per assicurarsi i vantaggi a lei riservati" 

Volendo approfondire ho digitato su Google "altroconsumo" ottenendo oltre ai risultati, un annuncio AdWords che propone:
Altroconsumo - Offerte
www.AltroConsumo.it      Tutela i tuoi interessi. Consulenze e 2 mesi gratis. Iscriviti online!

Cliccando si accede ad una landing page (prego notare il dominio "programmavantaggi.it"…) che sostanzialmente offre le stesse cose, cioè, gli stessi vantaggi proposti dal mailing (tranne lo sconto che nel mailing è l’80%, mentre online è "solo" del 50%).

Gli aspetti di questa promozione che non condivido in assoluto e ancor meno condivido vista la dichiarazione di intenti di Altroconsumo sono, in ordine di priorità:
1) la mancanza di chiarezza sul costo dell’abbonamento;
2) la leva ad abbonarsi non basata sulla qualità del prodotto/servizio ma sull’appeal dei gadget di scarsa qualità;
3) la scarsa attenzione nei confronti delle persone per quanto riguarda il trattamento dei dati personali.

Vediamoli uno per uno:

1) la mancanza di chiarezza sul costo dell’abbonamento è davvero imperdonabile e se sul cartaceo con un po’ di pazienza si riesce a capire che per i primi 12 mesi il costo sarà di € 5,25 per trimestre, anzichè € 26,45, sul web è più complicato, in pratica nella homepage di Programmavantaggi.it non è presente da nessuna parte il costo dell’abbonamento, per saperlo bisogna cliccare un link "Da sapere" che rimanda ad una pagina dove sono presenti 2 tariffe trimestrali di abbonamento.
Innanzitutto perchè mettere la tariffa trimestrale se l’abbonamento è annuale? perchè si può pagare trimestralmente? o forse perchè 12,95 "fa meno paura" di 51,8? (e poi una cosa che non ho capito: perchè se la tariffa piena sarebbe €26,45 con lo sconto 50% diventa €12,95? non sarebbe dovuto essere €13,225?).
E poi che senso hanno le 2 tariffe? da cosa sono determinate (in realtà leggendo attentamente si legge che la più costosa include una ulteriore rivista)? e soprattutto: dove le scelgo?
Quindi indefinitiva sia sulla carta che sul web per capire quanto mi costerà abbonarmi/associarmi è un’impresa, cosa a mio avviso poco adatta ad un’associazione che ha come ragion d’essere quella di aiutare i consumatori a compiere scelte di acquisti e consumo consapevoli.

2) il punto sul fatto di far la leva non sulla qualità del prodotto/servizio ma sull’appeal dei gadget è a mio avviso grave perchè Altroconsumo avrebbe il dovere di mettere in guardia contro questa pratica di invogliare all’acquisto (che quindi non è più consapevole ma forzato) tramite l’offerta di gadget che spesso sono di qualità discutibile.
I gadget che dovrebbero incentivare ad abbonarsi sono 2:
- videocamera digitale
- penna laser USB
Sulla seconda non ho granchè da dire, si tratta di una penna a sfera, dotata di puntatore laser e ben 128 Mb di memoria, molto simile a questa che negli USA viene venduta a $18.49 (cioè meno di €12,00); personalmente non ci vedo una grande utilità e soprattutto oggi come oggi 128 Mb sono davvero miseri…
La videocamera digitale (che nel mailing cartaceo è ovviamente "straordinaria") ha un CCD da 300.000 pixel (ovvero 0,3 Mpixel), guardando su Monclick.it la video camera più economica è una Mustek da 3,1 Mpixel (cioè 10 volte il numero dei pixel…) che costa €63,91.
Quindi considerando che  Altroconsumo di questi oggetti ne comprerà diverse migliaia presumibilmente direttamente dal produttore o al limite dall’importatore, è lecito supporre che il reale valore dei 2 gadget è di pochi euro,cosa comunque legittima e giustificata dal fatto che tutto sommato l’abbonamento, almeno al primo anno e per chi ha ricevuto il mailing, è di €21,00.
Le domande che mi faccio sono: ma Altroconsumo si sente veramente di raccomandare questi prodotti? se dovesse recensirli, che giudizio ne darebbe?

3) sul fronte del trattamento dei dati personali a mio avviso Altroconsumo mette in atto delle policy non particolarmente favorevoli per le persone sia sul carteceo che online.
Innanzitutto vorrei sapere in base a quele permission Altroconsuo mi abbia inviato la busta, io sono certo di non avergli mai conferito nè i miei dati nè tantomeno l’autorizzazione a inviarmi alcunchè, quindi si tratta di "spam";
La cosa più fastidiosa però è che, sia online che nel cartaceo, nella "Garanzia di riservatezza" si legge:

Se tu acconsenti, i dati potranno inoltre essere utilizzati da Altroconsumo Nuove Edizioni srl e dall’associazione Altroconsumo per proporti altre pubblicazioni o servizi rivolti ai consumatori. Se non sei interessato a queste iniziative, ti preghiamo di barrare l’apposita casella sul modulo di adesione.

L’espressione del consenso a questo ulteriore trattamento dovrebbe comportare un atto da parte dell’utente e non viceversa essere necessario compiere un atto per non consentire.
Se questa cosa può essere fastidiosa quando viene commessa da un’azienda, lo è ancora di più quando viene commessa da un’associazione che ha come missione la tutela del consumatore.

Ci sarebbe una quarta cosa migliorabile: il mancato inserimento della partita IVA nella homepage del sito, come invece stabilisce la risoluzione n. 60 del 16/05/06 dell’Agenzia delle Entrate [download PDF].

Quindi, non solo non mi abbonerò/associerò ad Altroconsumo, ma questo approccio cheap e dal mio punto di vista poco serio e ai limiti dell’offensivo (la mia reazione è stata "ma non penserete mica che mi abboni per avere una telecamera da 0.3 Mpixel, vero?") mi hanno lasciato una pessima percezione di Altroconsumo, e personalmente non sono disposto a ricevere consigli e in alcuni casi addirittura farmi rappresentare da chi mi approccia in questo modo.

Peccato, perchè io mi ritengo un "consumatore critico" e quindi potenzialmente interessato ad Altroconsumo, però per guadagnarsi il mio interesse prima e la mia adesione dopo ci sarebbe voluto un sobrio pacchetto contenente:
- 1 numero della rivista;
- una dettagliata descrizione dell’associazione, della rivista e dei servizi offerti;
- una chiara descrizione delle condizioni di abbonamento promozionali;
- una password temporanea per accedere ai contenuti del sito riservati agli iscritti/abbonati;
- una dichiarazione sul fatto che questo sarà l’unico contatto a meno di mia esplicita richiesta.

Così non solo avrei percepito meno l’invasione del mailing non richiesto ma avrei potuto anche apprezzare i contenuti (che mgari ci sono anche, ma a questo punto credo non lo saprò mai), e magari mi sarei anche abbonato.

p.s.
guardando il sito di Altroconsumo per scrivere questo post, ho visto che grazie ad una loro segnalazione il garante "ha deciso di aprire un procedimento per pubblicità ingannevole nei confronti di Nabaztag/tag, lo stravagante coniglio Wi-fi".
Cari signori di Atroconsumo, di questi tempi per un consumatore sapere che un’associazione di tutela dei consumatori ha deciso di occuparsi dello "stravagante coniglio Wi-fi" equivale al consiglio di mangiare le brioche che Maria Antonietta diede a chi lamentava la mancanza del pane…

Marketing, SocietàJanuary 18, 2008 6:13 pm

Per chi, come me, lavora nel settore CPG, penso siano molto interessanti questi 2 articoli tratti da eMarketer:

Online To Pass TV Ad Spend in UK
Group M, the media planning and buying agency owned by WPP Group, has forecast that spending on Internet advertising in the UK will surpass spending on TV ads in 2009 - making the UK the first of the world’s major economies to see TV spending overtaken by the Internet.

CPG Starts Thinking Outside the Box
Consumers are going online to search for and research CPG products and then discussing them on blogs and social networks.

A mio avviso si tratta di 2 fenomeni correlati che avranno (non possono non averlo) grande impatto sulle aziende CPG tradizionalmente inclini ad usare i mezzi di massa partendo da 2 convinzioni:
- la TV è l’unico mezzo che permette di raggiungere in poco tempo la massima quantità di persone;
- i consumatori su internet cercano informazioni su altre catogorie di prodotti/servizi.

Ovviamente bisogna capire quando questi fenomeni si estenderanno anche all’Italia che effettivamente ha una situazione ben diversa da UK e USA, sia sul piano del predominio della TV sugli altri mezzi sia su quello dell’utilizzo di internet, ma una cosa è sicura: accadrà e quindi meglio utilizzare bene il tempo da qui a quel momento.

Marketing, SocietàDecember 19, 2007 11:09 pm

La pubblicità come strumento per sensibilizzare le persone su temi quali inquinamento, AIDS, etc. è il tema di Sensibilid(AD), blog che raccoglie numerosi esempi di creatività adottate da organizzazioni come WWF, Amnesty e Greenpeace.

Le campagne sui temi sociali sono contesti molto interessanti dal momento che i creativi possono esprimere al massimo il proprio talento senza i condizionamenti e i tabù delle marche, e soprattutto visto che l’obiettivo è il massimo impatto e la massima memorabilità, obiettivo che spesso viene ottenuto mediante l’effetto "pugno nello stomaco", come in questa campagna per il World AIDS Day:

 

A volte l’effetto viene invece ottenuto in modo meno shocking ma comunque sempre impattante, come in questa campagna del WWF contro l’inquinamento dei fiumi:

 

In altri casi invece è l’ironia o l’inusitatezza a cercare di far imprimere il messaggio, come in questa creatività per Greenpeace:

 

(che tra l’altro è perfettamente in sintonia con il nome del mio blog…). 

Web 2.0, SocietàNovember 15, 2007 12:15 pm

Molto significativa questa notizia apparsa su Repubblica.it:
Il tifoso si compra la squadra e fa la formazione sul web.

In pratica un imprenditore/tifoso inglese ha guidato una "cordata" formata sul web (sito) all’acquisto di una squadra di calcio militante in un campionato minore, e ora offre ai soci la possibilità di incidere anche sulla gestione tecnica della squadra.

Mi sembra un segnale molto interessante della capacità del web (2.0, of course) di aggregare persone attorno ad un interesse anche con presupposti economici e non solamente di affinità.

Altro segnale interessante è che nel sito appare la sponsorizzaizone di EA Sports, divisione di Electronic Arts leader nei videogiochi a carattere sportivo.
Come dire: se finora hai gestito la tua squadra nel "mondo virtuale" della Playstation, ora fallo nel mondo reale!

Business, SocietàOctober 18, 2007 3:00 pm

Breve post ispirato a questa notizia presa dal Corriere:
Rutelli pronto a chiudere il portale Italia

Una domanda: ma davvero il progetto è stato lanciato nel settembre del ‘94?

Personali, SocietàJuly 30, 2007 10:06 pm

I tentativi di estorcere i dati degli utenti di Poste Italiane registrano un salto di qualità, infatti nei messaggi non contengono più la minaccia di sospensione dell conto o addirittura di incorrere in sanzioni, adesso i "phisher" provano a far propria la strategia di tanti direct mailing di una volta: una pseudo-vincita.

Il messaggio giunto il 26/7 ha come subject "Avete vinto 250 Euro dal Bonus di Poste Italiane" e come sempre degno di nota il messaggio:

Gentile cliente,
Avete vinto 250 Euro dal Bonus Poste Italiane
Per ricevere i fondi dovete verificare le vostre informazioni di cliente qui :
Accedi ai qui verifica i tuei dati per ricevere i tuei 250 Euro !
L’Assistenza Clienti, dopo over ricevuto la documentazione e aveme verificato la completezza e la veridicita,
provvedera immediatamente ad attivare i tuei 250 Euro. Verrai informato telefonicamente di tale attivazione.
Importante: ( Per Utenti quale non Verifica quanto 24 ore rischio perde Bonus)
Cordiali saluti.
Poste Italiane S.p.A.

Peccato che essendo trascorsi 4 giorni dal ricevimento io sia un "utente quale non verifica quanto 24 ore" per cui "rischio perde bonus"… fortunatamente me ne sono arrivati altri 3 per cui spero di aver miglior fortuna…

Business, Società, AppleJune 29, 2007 7:09 pm

"Chi non vorrei essere oggi" potrebbe essere il titolo di una rubrica interessante, ma anche nell’ipotesi questa sia l’unica uscita oggi proprio non vorrei essere Denny Strigl, ovvero un VP di Verizon che pare abbia orgogliosamente declinato l’offerta di Apple di essere il distributore elettivo per iPhone, ecco un po’ di articoli al proposito: Cult of Mac, The Register, Gizmodo.

La cosa più bella è che tutti gli articoli sottolineano come secondo il top manager di Verizion "The iPhone product is something we are happy we aren’t the first to market with".

Bravo Denny, questa è innovazione!

p.s.
visto che il nostro non penso sia un co.co.pro. da 1000euro al mese, da domani riprendo ad invidargli la busta paga…

 

Personali, Inutili, SocietàJune 26, 2007 6:19 pm

Pare che l’avvento (termine assai corretto) dell’iPhone di Apple provocherà una moria di telefoni, per cui il consiglio di questo post di Gizmodo è di dare degna sepoltura all’ex amato telefonino.
Per farlo basta andare sul sito di Mopay e scegliere le parole con le quali ci si vuole congedare dall’amato compagno di un pezzo della nostra vita, si otterrà un file PDF da stampare e conservare ad imperitura memoria (questo è il mio relativo ad un non troppo compianto Siemens C35i).

Peccato che manchino un po’ di features "Web 2.0", in primo luogo la creazione di un "cimitero virtuale" contenente tutte le lapidi dei telefonini passati a miglior vita, oppure la possibilità di andare a vedere le parole con le quali altri utenti si sono congedati dalle loro preziose (una volta almeno) appendici tecnologiche…

Personali, Inutili, Società 4:00 pm

Un paio di post su Engadget e Appleinsider segnalano che la coda fuori dall’Apple Store della 5th avenue di New York  per avere i primi iPhone è già iniziata!
Considerando che mancano 4 giorni alla fatidica data (venerdì) direi che si tratta di un discreto segnale di quello che sarà il successo dell’iPhone, ma soprattutto dell’idiozia che può cogliere alcuni techno-freaks…

 

Web 2.0, SocietàJune 14, 2007 12:41 am

Ammetto che conosco poco Second Life e quindi aspetto con molto interesse un incontro che avrò venerdì con Matteo Penzo di Gabetti per approfondire questo argomento.
Intanto per non arrivare proprio digiuno ho rispolverato Sauternes Ducatillon, il mio avatar su SL, e sono andato a visitare l’isola di Gabetti, lì ho incontrato l’affascinante Carmen Gabetti che ha iniziato a spiegarmi alcune cosette, ma adesso mentre scrivo sto assistendo a Carmen che sta cercando di trovare un negozio in affitto per Metal Runo che vuole aprire una attività su SL.

 

Al di là di trovarsi in un ambiente fatto di pixel e non di mattoni tutto il resto è esattamente come nella first life: l’agente mostra (teletrasportando sè stessa e i clienti) varie soluzioni, il cliente chiede il prezzo e se c’è passaggio e poi si tratta il prezzo.
Adesso il cliente, come da prassi ha detto che deve farci un pensiero…

Web 2.0, Marketing, Società, Bottom-Up Brand MgmtJune 7, 2007 10:18 pm

Un brevissimo post per segnalare questo articolo di AdAge dal titolo "Video Report: The Role of User-Generated Content in Advertising".

Design, Società, Bottom-Up Brand MgmtJune 6, 2007 2:53 pm

Si parla molto in molti blog del logo per le Olimpiadi 2012 di Londra e in massima parte i commenti sono negativi, in alcuni casi addirittura il logo viene descritto come più brutto dello sfortunato logo di Italia.it.
In UK è partita una petizione online per la revisione del logo che al momento ha già superato le 40.000 "firme".

Ecco il logo in 4 varianti di colore:

 

Invece a me il logo piace, ma non tanto come segno grafico, quanto perchè mi sembra che possa funzionare come una specie di tangram e quindi essere riassemblato per rappresentare varie cose: dal profilo del Regno Unito, alle icone delle diverse specialità olimpiche.

Se fosse davvero così (perchè in effetti è una mia supposizione che trova solo parziale conferma sul sito dedicato al design del logo) saremmo di fronte ad un esempio di brandbook "generativo", e infatti sul sito le persone sono invitate a interpretare il logo a partire da un template (che però sinceramente non capisco…).

Altra considerazione è che è molto probabile che il logo evolva da qui al 2012, forse con una sorta di morphing, in qualcosa di diverso, come si legge in questo post del blog del comitato olimpico:
It’s not about the shape. It’s not about the colours. It’s about what we can do with it - there is a lot more to see, and you’ll see it soon.

Staremo a vedere, dal mio punto di vista resta il fatto che se davvero si tratta di un progetto "aperto" quindi pensato per evolvere nel tempo e soprattutto grazie al contributo delle persone, sarà un ottimo esempio di brand management generativo.

Update:
Anche Seth Godin scrive del logo di London 2012, ma più che criticarlo dal punto di vista grafico/estetico lo fa dal punto di vista del processo, definendo "ridicoulous" spendere $800.000, in quanto "a great logo doesn’t mean anything until the brand makes it worth something".
Gli esempi: una certa onda al rovescio, una sirena mezza nuda e una mela che qualcuno ha morsicato… tre icone del nostro tempo che sono costate alle proprie aziende poche centinaia di dollari o addirittura niente!

Personali, SocietàMay 19, 2007 12:27 pm

Un altro post sul phishing legato a Banco Posta per segnalare un messaggio che raggiunge nuove cime di creatività:

 

Il messaggio contiene diverse chicche come "Cliente caro" e "Considerazioni migliori" (sarebbero i "cordiali saluti"), ma la cosa che più mi ha colpito è il subject:
Oggetto: Comunicazione nr. 91258 del Venerdì 16 Maggio 2007 - Leggere con attenzione!

Peccato che ieri fosse venerdì 18 maggio…

Personali, SocietàMay 14, 2007 10:16 pm

Ecco un’altro bel messaggio che mi invita a conferire i dati del mio conto Bancoposta:

 

meno male che Firefox lo ha bloccato se no ci sarei cascato!!!

Update:
guardando su un altro account di posta ne ho trovato un altro fatto abbastanza bene come grammatica:

 

fino a qualche tempo fa li segnalavo sempre, ma di solito mai ricevuta una risposta…

Web 2.0, Business, Marketing, SocietàMay 12, 2007 10:54 pm

Giovedì scorso ho partecipato al workshop "Il nuovo potere dei consumatori sul web" organizzato da  Digital PR rimanendo complessivamente molto soddisfatto (è forse la prima volta che i tempi vengono rispettati al minuto, e il merito di questo va sicuramente a Paolo Guadagni, CEO di Digital PR), immagino che buona parte del merito sia da attribuire a Zeno (o Zemo?).

Nella mattina hanno parlato diversi "addetti ai lavori", e tra tutti gli interventi ho veramente apprezzato quello di Joel Céré che ha parlato di customer review e di come le aziende dovrebbero affrontare questo tema: da come monitorare le review online a come gestire quelle negative.
Nel pomeriggio invece spazio alle aziende con diversi interventi: Gabetti ha illustrato la sua strategia di "sbarco" su Second Life (saranno state davvero tutte rose e fiori come hanno raccontato?), Andrea ha parlato dell’esperienza di Samsung News, Stefano di Quelichebravo di FIAT (ad entrambi non smetterò mai di fare i complimenti per essere stati capaci di far capire la rilevanza di questi progetti al loro management).
Da segnalare anche l’intervento di Marco Montemagno (personalmente ho trovato più interessante la forma che i contenuti, ma non che questi mancassero: era proprio ben fatta e pensata la presentazione) e un "simpatico intermezzo" di Fulvio Zendrini (che ha citato il suo blog che linko volentieri, anche se l’ultimo post è del gennaio 2006…)di Piaggio che ha giustamente sottolineato l’assurdità da parte di 2 aziende del gruppo WPP (GroupM e appunto Digital PR) di organizzare i loro eventi in concomitanza.
Ottima idea quella di regalare all’uscita una copia dell’omonimo libro di Paolo Guadagni e Vincenzo De Tommaso.

Veramente poche le note stonate: il catering non all’altezza del panorama che si poteva godere dalla terrazza dell’Hotel Cavalieri, l’intervento di Pietro Scott Jovine di MSN (o come si chiamano adesso), a mio avviso un po’ troppo alla "venghino siore e siori" (e vogliamo parlare di Doretta82?) e quello di Toni Muzi Falcone, più orientato a dare un quadro dello stato di salute del settore delle PR in Italia che non a contribuire all’argomento del workshop.

Infine ho conosciuto 2 blogstar come Lele Dainesi e Enrico Sola (che a Torino abita a meno di 500 metri da dove abitavo io fino al 1980).

Personali, Società 12:43 pm

Ho ricevuto una simpatica mail che mi avvisa di alcuni problemi con il mio "cliente di Poste.it", in particolare si tratterebbe di un " Accesso non autorizzato al vostro cliente di Poste.it!" e la cosa mi preoccupa parecchio.

E perchè se non ho alcun rapporto con Poste.it?
Perchè guardando il testo della mail mi rendo conto che se anche solo una persona dovesse abboccare a questo tentativo di phishing vorrebbe dire che siamo davvero allo sbando… date un’occhiata al messaggio:

Al phisher risponderei così:
Grazie per avendomi mandato il messaggio, chiediamo che permettete che almeno 72 ore affinchè il conto con Poste.it sia aperto.

Design, Web 2.0, SocietàApril 2, 2007 11:35 pm

Leggo su Core77 (un sito che tratta di design) di Easy Neuf: un computer "semplice" ideato espressamente per collegarsi ad internet e poco più, che viene offerto in affitto assieme all’abbonamento ad internet.
Secondo il post di Core77 si tratta di una riedizione in chiave moderna dello storico Minitel francese (che tra l’altro deve ancora funzionare se vendono i terminali)

L’idea mi sembra buona e il PC ha un design interessante:

 

Invece l’interfaccia (di cui è possibile vedere una demo) non mi sembra granchè, e non ho capito se per navigare è disponibile un vero browser o un accrocchio creato ad hoc.

Infine molto interessante il sito dedicato ad appassionati e sviluppatori: oltre a contenere informazioni (in forma di wiki) tecniche sull’oggetto, lancia veri e propri concorsi per sviluppare nuovi software, attualmente il contest è per un visualizzatore di presentazioni, il tutto con un ferreo approccio open source.

Design, Business, SocietàFebruary 16, 2007 10:34 am

Virgin Galactic è l’ennesima società partorita dal genio di Richard Branson, la cui missione è diventare protagonista del nascente settore del turismo spaziale.
E’ già possibile prenotare un biglietto ($200.000) ma i primi fortunati viaggatori non partiranno prima dell’estate del 2009.
Nell’attesa è già possibile provare l’esperienza guardando questo filmato disponibile sul sito di BusinessWeek.

Da segnalare che il design degli interni dell’astronave di Virgin Galactic è opera dello studio britannico SeymourPowell, da leggere questo articolo sempre di BusinessWeek nel quale è spiegato l’approccio tenuto alla progettazione degli interni dell’astronave.

Marketing, Società, AppleFebruary 13, 2007 11:37 am

Federico (che di mele se ne intende…) mi segnala "Green My Apple", un’iniziativa di Greenpeace dedicata a tutti gli appassionati di Apple, per far si che la "mela" diventi più verde.
Secondo Greenpeace Apple non ha verso l’ambiente lo stesso riguardo che ha nei confronti del design dei propri prodotti, in particolare la critica è verso l’uso di alcuni componenti chimici e verso i programmi di riciclaggio che Apple avrebbe introdotto solo in quei paesi in cui è stata costretta a farlo.

La strada scelta da Greenpeace è molto interessante:
1) innanzitutto il sito è "ispirato" al look&feel del sito Apple, stesso design, stesso utilizzo delle immagini, etc., una sorta di "defacing" che sfrutta in modo creativo lo stile e l’iconografia Apple;
2) la pressione su Apple è esercitata facendo leva sugli aspetti positivi dell’azienda stessa: per esempio Greenpeace chiede che Apple non sia "just "good enough." We want Apple to do that "amaze us" thing that Steve does at MacWorld: go beyond the minimum and make Apple a green leader."
3) infine il "call to action" non è diretto ad Apple ma ai consumatori che in questi anni ne stanno decretando il successo: "YOU have to tell Apple to go green to the core — they listen to their customers, not to Greenpeace."
Quest’ultimo punto permette anche a Greenpeace di lanciare una campagna di attivazione "user generated", infatti agli utenti Apple, generalmente creativi, viene chiesto di "pro-creare" materiale di supporto alla campagna: spoof di campagne adv Apple,  idee per T-shirts, etc. fino ad arrivare ad una rieditazione del  keynote di Styeve Jobs in chiave "green".

In definitva, dal mio punto di vista si tratta di un’iniziativa molto ben pensata, giocata sul filo dell’ironia più che sull’attacco diretto, e che sfrutta al 100% le possibilità del "Web 2.0" invitando gli utenti ad essere parte attiva dell’iniziativa; nel mio piccolo faccio si che il mio iMac consumi meno corrente non lasciandolo in stand-by ma spegnendolo completamente.

 

Marketing, Inutili, SocietàFebruary 6, 2007 3:08 pm

Nuovo episodio della serie "Get a Mac", ancora più diretto e tagliente del solito:
Certo che Apple ha davvero scelto una strategia frontale, non mi meraviglia che Gates se la sia un po’ presa

Web 2.0, Business, SocietàFebruary 5, 2007 10:43 am

Continuo ad essere convinto che il modello di business scelto da YouTube (e quindi da Google) non sia del tutto corretto: dal mio punto di vista è troppo facile scaricare sugli utenti del servizio la responsabilità di ciò che viene caricato e al limite riservarsi di eliminare contenuti dietro richiesta dei proprietari del copyright, forze dell’ordine, etc.

So che questa posizione non è condivisa dai liberisti ad oltranza che invece vedono ogni tentativo di regolamentare internet come un tentativo di censura e di diminuzione della libertà, però resto dell’idea che trarre profitto da attività illegali, per quanto effettuate da altri, non sia molto corretto.

A rafforzarmi nella mia convinzione c’è un recente post di Marc Cuban sul suo blog che ipotizza che non solo Google cerchi di guadagnare "scorrettamente" attraverso la pubblicità, ma anche mettendo in atto una sorta di ricatto nei confronti dei titolari dei diritti sui contenuti pubblicati dagli utenti di YouTube.

Infatti secondo Cuban Google è perfettamente in grado di filtrare i contenuti (algoritmicamente e/o con intervento umano) ma lo fa solo per evitare contenuti offensivi (es., video pornografici) oppure, e qui sta il nocciolo del ragionamentop di Cuban, quando siano in corso degli accordi con i titolari (es., Warner).
Quindi, la posizione di Google nei confronti dei titolari di diritti secondo Cuban sarebbe la seguente:
"You can’t stop us. You can’t stop people from uploading your copyrighted materials and if you want us to, you have to do a deal with us".

Naturalmente c’è sempre la possibilità di cercare i propri contenuti e chiederne la rimozione a Google, ma attenzione, perchè non è facile, visto che come appare nei "Terms of Use" del servizio è chiaramente indicato che è necessario utilizzare fax e/o posta ("To file a counter notification with us, you must provide a written communication (by fax or regular mail — not by email, except by prior agreement)").
E occhio a cosa si segnala, perchè "Please note that you will be liable for damages (including costs and attorneys’ fees) if you materially misrepresent that a product or activity is infringing your copyrights. Indeed, in a recent case (please see http://www.onlinepolicy.org/action/legpolicy/opg_v_diebold/ for more information), a company that sent an infringement notification seeking removal of online materials that were protected by the fair use doctrine was ordered to pay such costs and attorneys fees. The company agreed to pay over $100,000. Accordingly, if you are not sure whether material available online infringes your copyright, we suggest that you first contact an attorney."

Sinceramente per un’azienda il cui motto è "Don’t do evil", non mi sembra una policy molto corretta, e mi piacerebbe sapere cosa ne pensano i tanti che giustamente in Italia chiedono alla nostra Registration Authority di rivedere le procedure a partire dalla eliminazione del fax.

Comunque sia io sto con Marc Cuban.

Marketing, SocietàFebruary 1, 2007 6:18 pm

Una campagna di "guerrilla marketing" a Boston per il lancio di un film ha creato allarme e ha portato all’arresto dei due ideatori (CNN, Gizmodo).

In effetti vedendo "l’impatto ambientale" di alcune campagne mi sono sempre chiesto se esistono limiti (anche legali, oltre che di opportunità o buon gusto), e che ruolo giocano le amministrazioni locali.
Capisco infatti che queste attività abbiano un carattere di "fuori dalle regole", ma queste regole dovrebbero essere a mio avviso quelle del marketing (posto che sia vero) e non quelle della società.
Per esempio molte campagne invitano gli utenti ad attaccare degli adesivi in giro su muri, automobili, etc., personalmente non so se avrei una grande stima del brand che ha avuto al bella idea di farmi attaccare un adesivo sul parabrezza della macchina (quasi meglio i volantini sotto ai tergicristalli).

Design, Web 2.0, SocietàJanuary 24, 2007 12:21 am

Sul blog di Luca Mascaro leggo questo post in cui l’autore stigmatizza il fatto che Lapo Elkann avrebbe definito "Made in Italy 2.0" la sua nuova iniziativa ItalianIndependent.
Come si legge nella sua risposta ad un commento di un lettore, Luca teme che il suffisso "2.0" appiccicato di qua e di là possa portare a conseguenze disastrose: "il problema è che gli uomini di marketing stanno deformando il concetto portandolo nel mondo fisico.. questo è molto pericoloso perchè i modelli di eccellenza che potenzialmente formano il 2.0 funzionano solo online e se vengono portati offline la mia paura è che si formi una bolla speculativa al contrario."
E poi conclude dicendo che "Nella pratica vorrebbe dire sviluppare prodotti fisici con idee di personalizzazione e/o di continua evoluzione che sono insostenibili nel mondo reale".

Non condivido in nessun punto la "paura" di Luca, anzi il fatto di portare nel mondo fisico questi "modelli di eccellenza" credo che sia la cosa migliore che ci possa capitare.
Penso per esempio ad un navigatore satellitare per auto con le mappe di Google (free) che mi permetta di telefonare direttamente (magari via VoIP) al ristorante del quale ho appena letto la recensione (magari grazie a 2spaghi); oppure ad un lettore di codici a barre (o meglio di tag RFID) che mi permetta di leggere le recensioni degli utenti del prodotto che sto decidendo se acquistare o no.
Sono solo esempi di come oggetti di uso comune e soprattutto del mondo "reale" (come se ne esistesse un’altro) potrebbero essere resi migliori dall’impiego di applicazioni tipiche del Web 2.0.

Per quanto riguarda invece "l’insostenibilità" della continua personalizzazione ed evoluzione di prodotti "fisici" mi viene da pensare istintivamente ai faceplate dei telefonini: dal mio punto di vista non sono altro che delle "skin" o dei temi, esattamente come quelli che ciascuno di noi usa per personalizzarsi il proprio desktop e le proprie applicazioni, e non vedo per nulla impossibile immaginare un servizio online che mi permetta di crearmi i miei faceplate personalizzati e unici utilizzando un mio disegno o una mia foto e quindi ricevere l’oggetto a casa. Troppo avanti? No, visto che esiste già qualcosa di molto simile: ifrogz permette di creare le proprie cover personalizzate per l’iPod (ne parlo qui).
Anche l’evoluzione continua non è una chimera: la miniaturizzazione e la "softwarizzazione" di gran parte dei prodotti rende di fatto sempre più possibile l’upgrade (ma anche l’hackeraggio) di oggetti fisici, dai telefoni cellulari alle automobili.
Proprio ieri sera leggevo su it.discussioni.auto che una casa automobilistica che non ricordo sta effettuando un aggiornamento del software della centraline di un suo modello di auto, tra non molto sono sicuro che queste cose verranno fatte con un download satellitare o scaricandosi dal sito delle case gli aggiornamenti sulla chiave dell’automobile.

Per finire un punto sull’espressione "Made in Italy 2.0" usata dal Lapo nazionale: a mio avviso è azzeccatissima, perchè mi viene da pensare ad una proiezione contemporanea del "Made in Italy", ovvero non più (solo) legato a quei concetti un po’ datati e stereotipati di artigianalità, estro artistico etc., ma di ricerca, tecnologia, sperimentazione.

Personali, Inutili, SocietàJanuary 22, 2007 3:40 pm

Non vi sto a dire per quale motivo sono andato sul sito dell’on. Giovanardi, ma mi ha fatto sorridere vedere che cliccando suol bottone "L’agenda politica" si ottiene questo messaggio:
" Sorry… This page doesn’t exist."

 

Gli altri bottoni funzionano correttamente per cui maliziosamente si potrebbe pensare che non sia un caso…
Chi glielo dice ai nostri politici che è meglio non avere un sito che un sito mal fatto e mal gestito?

p.s.
chi vuol fare una lettura politica di questo post faccia pure, comunque avrei evidenziato la cosa anche se l’avessi trovata in altri contesti.

Design, Inutili, Società 10:04 am

Segnalo da Fosfor Gadget un bellissimo post che mette a confronto i più sofisticati gadget di oggi con i loro antesignani di qualche decennio fa.

Questo è un esempio legato ai videogames (Activision contro XBox):

 

Comunque ricordo che ci si divertiva anche con il pong… 

Business, Marketing, Società, Bottom-Up Brand MgmtJanuary 16, 2007 6:17 pm

Raccolgo il (non)invito di Maurizio a definire "Cosa è la pubblicità oggi".

Premessa: io lavoro come web marketing manager in una grande azienda "marketing oriented" che spende grandi cifre in comunicazione, principalmente in TV, per cui la domanda di Maurizio in realtà me la faccio e la faccio ai miei colleghi tutti i giorni. Per ora la risposta ha a che fare con qualcosa che dura 30"…

Comunque nella mia definizione non parlerò dell’approccio della azienda nella quale lavoro, ma di 2 sensazioni ben distinte e per adesso "non-cooperanti":
- l’aumento dell’interruption marketing e soprattuitto la sempre maggiore pervasività;
- i timidi tentativi di definire dei processi di marketing che includano le persone.

Nel primo caso la sensazione è che le persone di marketing e i loro consulenti stiano facendo di tutto per diventare sempre più pervasivi, con il risultato che ogni pezzettino della nostra realtà sta diventando un "media" nel tentativo di aumentare le opportunità di visione (OTS) di un messaggio.
A questo proposito trovo magistrale questo articolo del "New York Times" dal titolo "Anywhere the Eye Can See, It’s Likely to See an Ad" e dal quale traggo questa foto molto esplicativa della pervasività dei messaggi pubblicitari nel mondo reale:

 

Riprendendo un mio post di qualche mese fa, si tratta di una forma estrema di quel processo di marketing contro il quale, più che contro la pubblicità, sempre più persone stanno maturando un senso di avversione che può portare a delle forme di repulsione sia "passive" (innalzamento delle soglie di attenzione per cui immessaggi formano un unico indistinto "rumore") che "attive" (nei casi estremi boicottaggio delle aziende più intrusive).
Per inciso, dal mio punto di vista i text-ads di Google appartengono a questo approccio alla pubblicità, magari la percezione da parte delle persone non è così negativa perchè tutto sommato l’invasività è bassa e c’è comunque una base di rilevanza con l’esigenza di ricerca.

L’altra sensazione è che stiano iniziando i primi timidi tentativi di far entrare le persone nel processo di marketing affinchè svolgano un ruolo attivo nella definizione dei prodotti (co-design, mass-customization) e delle strategie di marca "bottom-up brand management).
Io credo molto in questa strada con alcuni distinguo:
- questa strada non è per tutte le aziende/brand;
- questa strada non è per tutte le persone;
- su questa strada gli errori e le furbate si pagano caro;
- non esistono scorciatoie.

Uscendo dalla metafora stradale, il punto è che includere le persone nel processo di marketing è un processo difficile, sia per le aziende (paradigm shift culturale) sia per i consumatori (ai quali verrà chiesto di "lavorare" per avere i prodotti e le campagne che desiderano).
Ci sono comunque tante modalità di esecuzione: se da un lato avremo sempre più esperimenti più o meno complessi di "user generated advertising" come quelli descritti in questo post, dall’altro avremo forme più semplici e immediate, per esempio, la possibilità di scegliere da quale sponsor farsi offrire la visione di un programma TV.

Il punto di sintesi tra queste due tendenze secondo me è la user experience complessiva, cioè un approccio "design driven" dove anche nei processi di marketing venga al centro dell’attenzione ci sia la persona e non il "target".

Marketing, Società, AppleJanuary 10, 2007 11:08 pm

Concordo al 110% con questo post di Seth Godin sul nuovo iPhone, è brevissimo per cui lo riporto per intero:
Two kinds of people in the world…
The folks that want (need!) an iPhone, and those that couldn’t care less. And of course it’s not just Apple and it’s not just phones. It’s every single industry in the world.
You’re not likely to convert one group into the other. What you can do is decide which group you’d like to market to. You can’t do both at the same time, not particularly well, anyway.

Credo che andrebbe appeso nell’ufficio di ogni persona di marketing: è inutile, anzi fortememte dannoso, cercare di essere qualcosa di "abbastanza buono" per tutti, il rischio è quello di essere irrilevante per tutti, se vuoi aver successo o quantomeno sopravvivere devi essere irrinunciabile per qualcuno.

Business, Marketing, Società, AppleJanuary 9, 2007 11:56 pm

"Vaporware" è un termine che è stato spesso associato ad un certo tipo di dichiarazioni "strategiche" di Bill Gates: quando un concorrente annuncia(va) un nuovo prodotto, subito Gates subito faceva presente che di lì a poco sarebbe uscita la nuove versione del prodotto Micorosft corrispondente, con l’effetto immediato di disincentivare l’acquisto del nuovo prodotto concorrente e generare attesa per il futuro (spesso molto futuro…) prodotto MS.

Ovviamente l’iPhone è diverso: il prodotto c’è, e se negli USA verrà venduto solo tra un paio di mesi è solo per ottenere le necessarie autorizzazioni burocratiche. Al limite si potrebbe parlare di vaporware strategy per i rumors di fine 2006: in un periodo caldo per l’acquisto di gadget elettronici personalmente se fossi stato nelle spese per uno smartphone, sicuramente questi rumors mi avrebbero indotto ad aspettare il MacWorld, e adesso dopo la presentazione di Jobs, il budget stanziato sarebbe definitivamente rientrato nel salvadanaio in attesa dell’uscita dell’iPhone.

Che questo ragionamento sia stato fatto da tante altre persone, tra cui gli analisti dei mercati finanziari, secondo me è provato dall’andamento odierno delle azioni Apple rispetto a quelle RIM (produttore del Blackberry) e Palm (produttore dei Treo): Apple (AAPL) è salita del 7,10%, RIM (RIMM) è scesa del 7,85% e Palm (PALM) del 5,69%.

 

Non male Steve! 

Web 2.0, Marketing, Società 5:17 pm

Visto che per Times l’uomo dell’anno sei "tu" (o meglio "noi" come scrive Mauro), per Advertising Age tu/noi siamo anche "The Agency of the Year" (qui le motivazioni).

Attenzione, non è effetto di una moda o pura piaggeria, si tratta di una scleta basata su parametri di business: infatti grazie ai "nostri" film e a alla "nostra" pianificazione ($0 per una media exposure valutabile in $100mln) abbiamo garantito a Mentos un picco di vendite del 15%!!!

Web 2.0, Business, SocietàJanuary 8, 2007 6:11 pm

Segnalo questo post dal blog di Dion Hincliffe in cui l’autore traccia una classifica categorizzata dei migliori "software" web 2.0.
Posto che non sono un amante delle classifiche e tantomeno di quelle che vengono fatte a fine anno ritengo che la classifica sia molto interessante perchè continene alcune sorprese (almeno per me).
Va detto che il blog di Dion ha un taglio puittosto tecnico, quindi è probabile che nel giudizio abbia prevalso in qualche misura la volontà di "premiare" questo aspetto, e quindi mi spiego anche perchè si parli di "software" anzichè di "servizi".

Ecco comunque la lista delle "sorprese":
nella categoria "Social Network" non c’è traccia delle più note piattaforme di blogging (es., Blogger) forse a siginificare come il blog di fatto non è che una feature (e in alcuni casi nemmeno la più importante) tra le molte presenti nelle più diffuse piattaforme di soaicl networking;
nella categoria "Social Bookmarking" del.icio.us (al primo posto nel 2005) è stato scalzato da StumbleUpon, e anche qui la motivazione che si evince è che quest’ultimo va oltre il concetto di "semplice" bookmark in favore di un approccio impronatto alla "content discovery";
nella categoria "Peer Production News" (e perchè non "Social Journalism"?) il vincitore è Nescape che supera Digg e NetVines; qui la mia sorpresa non è tanto dal punto della qualità del "software" (ammetto di non essere un grande utente di questi servizi), quanto perchè, da "vetero-internettiano", per me Netscape è tutt’ora sinonimo di browser e quindi mi fa specie trovarmelo come "servizio" e per di più in questa categoria;
nella categoria "Social Media Sharing" non è presente Flickr ma solo applicazioni di video online (al primo posto chi se non YouTube?), tra cui Jumpcut, un’applicazione che ho scoperto pochi giorni fa (qui il post dove ne parlo) e che mi ha sinceramente impressionato.

Da questa lista possono venire tante considerazioni, ma la principale è che davvero, come dice l’autore, questo trend di spostamento sul web dei nostri dati e delle nostre attività sociali è davvero un fiume in piana, e come tale sta sempre più spostando l’attenzione dal PC ad Internet, e da qui si capisce il senso degli annunci che stanno arrivando dal CES di Las Vegas (es., Microsoft) e che presumibilmente arriveranno dal MacWorld di San Francisco: la competizione "do or die" non è più (solo) per essere sulla scrivania della persone, ma è per essere nel loro salotto, nella loro auto, nella loro tasca e così via.

Experience, SocietàJanuary 6, 2007 2:06 am

Leggo su "La Repubblica" online che il MIT ha deciso di rendere pubblici e accessibili via internet i materiali didattici dei propri corsi.
Bella iniziativa, non c’è che dire, ma perchè nell’articolo di Repubblica non c’è nessun link?
Forse perchè l’articolo è nato per la versione cartacea ed è stato pubblicato online pari pari senza che nessuno si premurasse di integrarlo con i link ai siti citati?

Tra l’altro nell’articolo il nome del progetto è scritto erroneamente: "Open Corse Ware", mentre in realtà è "Open Course Ware", un altro elemento che sa di trasandatezza e che non aiuta nella ricerca su Google della fonte (che per chi è interessato è qui).

Vittorio: se sono ancora nei tuoi feed (lo avevi detto sul blog di Mauro che mi ci avresti messo) puoi dare qualche spiegazione?

Web 2.0, SocietàJanuary 4, 2007 10:39 pm

Leggo sul sito inglese dell’agenzia Reuters che un tribunale brasiliano ha imposto a YouTube la "chiusura" fino a quando non provvederà a rimuovere un video che ritrae Daniela Cicarelli (una ex di Ronaldo) mentre amoreggia sulla spiaggia:
"A Brazilian court ordered the popular video sharing service YouTube, a unit of Internet search provider Google Inc., to be shut down until it removes a celebrity sex video from its site, a judicial clerk said on Thursday."

Il fatto era già noto da settembre e YouTube si era impegnata a cancellare il video che però continua a riemergere ripostato sempre da nuovi utenti, adesso la novità è l’inginzione da parte della corte brasiliana che chiede anche a YouTube il pagamento di un’ammenda di $116.000 per ogni giorno di permanenza del video.

p.s.
su YouTube il video è presente, così come Google Video e su DailyMotion (non metto il link ma penso che non vi sarà difficile trovarlo…)

Design, Marketing, Società, AppleDecember 14, 2006 11:18 pm

Personalmente sono molto affascinato da un oggetto come l’iPod:

  • reintepretando il Walkman ha soffiato a Sony la leadership nel lettori musicali portatili (20 anni fa ci si chiedeva "di che marca è il tuo Walkman?" adesso "di che marca è il tuo iPod?");
  • ha permesso ad Apple di configurarsi come un’azienda attiva nel settore consumer electronics e allo stesso tempo ha funzionato come "cavallo di Troia" nella conversione da PC a Mac;
  • ha contribuito ad accelerare la digitalizzazione del mercato musicale (probabilmente godendo anche degli aspetti meno leciti di questo fenomeno) facendo di iTunes il music store più di successo;
  • ha fatto nascere un’economia basata sul "Made for iPod" che ha permesso a tante aziende di prosperare facendo prosperare al tempo stesso Apple.

Quest’ultimo punto è molto importante perchè mediante la scelta della cover preferita l’utente compie un vero e proprio atto di customizzazione del suo iPod superandone così la tanto acclamata "neutralità" del design.
Per avere ancora una maggior possibilità di personalizzazione iFrogz ha inventato un sistema di case componibili basato su 3 elementi liberamente combinabili che permette un numero virtualmente infinito di combinazioni, inoltre la possibilità, pagando un extra, di avere uno dei 3 elementi creato a partire da un’immagine fornita dall’utente garantisce l’unicità della customizzazione.
Il tutto costa attrono a 20 dollari, qualcuno in più se si decide di inviare la propria immagine (più le spese di spedizione).
Un’alternativa più economica (praticamente free) e ancora più customizzata è quella offerta da iPaperCraft: si tratta di un servizio online che permette di costruirsi una busta di carta per il proprio iPod a partire da una immagine caricata dall’utente.
Dopo aver specificato il proprio iPod e aver caricato l’immagine preferita, il servizio genera un file .pdf che oltre all’immagine riporta le linee da ritagliare e piegare per ottenere la bustina su misura per il proprio iPod.

Web 2.0, Business, SocietàDecember 7, 2006 11:50 am

Dal sempre interessante Trendwatching segnalo questi 3 post, che consiglio di leggere nell’ordine:
- Generation C
- Generation C(ash)
- Customer Made

Generation C
L’appartenenza alla "Generation C", non è, come di solito avviene, su base anagrafica, ma è in base all’attitudine verso la "generazione di contenuto", infatti la "C" sta proprio per "Content".
Chiaramente appartengono alla "Generation C" i bloggers, ma anche coloro che postano le proprie foto su Flickr, che rispondono alle domande su Y! Answers, che pubblicano i propri video su YouTube, etc.

Generation C(ash)
Secondo Trendwatching.com questo fenomeno ha due driver: uno "sociale", e cioè la voglia di far vedere quanto siamo creativi, e uno "tecnologico" cioè la disponibilità di strumenti (fotocamere digitali, software creativo, piattaforme web di pubblicazione, etc.) per farlo.
Poichè questo trend sta arricchendo diverse aziende (da Google a Canon a Apple), secondo Trendwatching.com presto vedremo affermarsi un nuovo fenomeno: quello di conumatori pagati dalle aziende per produrre e pubblicare i loro contenuti.
Di fatto il fenomeno è già in atto: basta vedere i concorsi nei quali la meccanica prevede che a vincere sia la foto più bella o la ricetta più gustosa, o ancora meglio il sistema di revenue sharing con gli AdSense di Google che ciascuno può inserire sul proprio blog (secondo me l’antesignano di questo fenomeno è stata Amazon con il suo programma di affiliazione), per finire con l’esempio, molto 2.0, di FON.

Customer-Made
L’attitudine a dimostrare al mondo la propria capacità di creare deve per forza interessare le aziende, in quanto rappresenta sia una minaccia (mette infatti in discussione il loro ruolo storico di uniche "creatrici" di prodotti, di comunicazione, etc.) sia una opportunità (produrre prodotti disegnati dai consumatori potrebbe essere un buon motivo per venderglieli…).
Prima di entusiasmarsi e far decidere ai consumatori anche la carta intestata, consiglio "alle aziende" di leggere attentamente questo warning:
What is Cusotmer-Made not?
It’s NOT plain feedback without an answer, it’s not Do-It-Yourself, it’s not customization, it’s not even personalization, as all of these actions take place after companies have decided what the basics are, which products and services and experiences they’re willing to hand over to consumers.

Quindi: questi fenomeni sembrano molto interessanti per un capovolgimento o meglio un nuovo assetto più "simmetrico" dei rapporti azienda-consumatore, però come sempre bisogna stare attenti all’over-hyping e per le aziende il consiglio è di individuare delle aree test nelle quali iniziare a testare la reale attitudine e le reali possibilità di interagire con i consumatori.

SocietàDecember 4, 2006 12:18 am

Saltabeccando di qua e di là ho trovato un bellissimo blog: The Sartorialist.

Non che io mi interessi di moda, però trovo che questo blog sia molto interessante per due motivi:
prima di tutto ha una proposizione forte e si attiene a quella, in una parola "ha un progetto"; in secondo luogo è una formidabile galleria di ritratti e a ogni foto mi scopro a immaginare chi sarà la persona ritratta, perché ha scelto qulla giacca, etc.
Mi affascina il fatto che per un istante quelle persone siano entrate, anche se solo virtualmente, nella mia vita e in quella di tante altre persone, e secondo me molti di loro mentre vengono fotografati pensano proprio a quello.

Web 2.0, SocietàNovember 29, 2006 1:48 am

Sempre nel contesto del "caso YouTube" stavo commentando il post di Mauro nel quale si associa alla proposta di Layla di istituire "un Comitato permanente per l’informazione su Internet che possa essere il punto di riferimento per far conoscere alle istituzioni giudiziarie, politiche e agli organi di informazione il valore e le peculiarità della rete", poi siccome mi stava venendo un po’ lunghetto ho deciso di farne un post.
Premetto che sulla carta l’idea di Layla mi pare sensata: creare un punto di riferimento per la classe politica sulle questioni legate all’utilizzo delle nuove tecnologie di informazione, una sorta di "lobby civica" che abbia come interlocutore la classe politica e l’obiettiva di mettere quest’ultima di legiferare con la dovuta conoscenza e competenza.

Però all’atto pratico vedo molti problemi:
Rappresentatività: chi assicura che questo "comitato" faccia davvero gli interessi di tutti gli utenti della rete? non rischiamo di creare un "MOIGE" di internet? ovvero che qualcuno si dichiari "rappresentante" degli utenti di intenret (che più si va avanti e più tebderanno a comprendere fette sempre maggiori della popolazione) e venendo riconosciuto come tale vada a parlare a nome di milioni di persone che non l’hanno mai autorizzato in alcun modo a fare ciò.
Autoreferenzialità 1: in Italia attorno ad internet io vedo ancora tanta voglia di affermare delle diversità, quasi che internet non fosse parte della realtà (l’unica, per quanto mi concerne), ma si configurasse come una "realtà alternativa", dotata di proprie regole (qualcuno in un post indignato citava la Netiquette, che sarebbe come dire che non servono le leggi perchè abbiamo il galateo…) e non assoggettabile alle leggi del mondo reale (semmai il punto è che il mondo reale non si è ancora dotato delle leggi necessarie a normare un fenomeno nuovo).
Autoreferenzialità 2: Mauro nel sottoscrivere la proposta di Layla afferma che "prima di parlare di internet uno dovrebbe dimostrare di saperne qualcosa o di essersi informato prima"; posto che la conoscenza non è mai troppa, a chi si dovrebbe dimostrare di poterne parlare? questa persona a sua volta a chi lo dovrà aver dimostrato? e così via con il rischio che ci sia una sorta oligarchia autoeletta e autocertificata che assegna le patenti di "esperto a sufficienza" di internet?

Io prima di creare questo "comitato", vorrei capire cosa hanno fatto e cosa intendono fare da questo punto di vista quelle associazioni industriali che già adesso operano con la rete: IAB, AIIP, Assocomunicazione, etc.
Forse il punto sta proprio qui: un po’ per la giovane età, un po’ per quella voglia di "essere molto avanti" molto ben descritta da Maurizio Sala allo IAB Forum, forse queste associazioni non hanno considerato opportuno avere questo genere di interlocutori, se non in modo superficiale, come nel caso del ministro Gentiloni al recente IAB Forum ("superficiale" è da prendere non come giudizio negativo ma come contrario di "non approfondito").
Mi rendo conto che questa opera non sia nella loro missione, per lo meno non in modo prioritario, ma in fin dei conti sono associaizoni che già esistono, sono formate da persone "esperte" e soprattutto hanno interesse a far si che internet venga regolata con loro seduti al tavolo.

Forse la cosa migliore sarebbe che esponenti di queste associazioni aderissero al progetto dmin.it, che, come appare sul sito, "è un gruppo interdisciplinare, aperto, senza scopo di lucro, che si propone di definire aree di interventi che consentano all’Italia di acquisire un ruolo primario nello sfruttamento del fenomeno globale Digital Media.

Web 2.0, Business, SocietàNovember 25, 2006 7:15 pm

Come tanti (veramente tanti) sto seguendo il caso dei video postati su YouTube relativi ad un episodio di bullismo e alle folli corse di un imbecille in moto su una strada aperta al pubblico.

Ovviamente non penso che bullismo, pedofilia, gare in macchina/moto, etc., siano nati con internet (per la moto chi vuole può leggersi il 6° capitolo di "Racers" scritto da Michele Lupi), e anzi in questi casi va ascritto ad internet il merito di averli fatti emergere e di aver permesso alle forze dell’ordine di rintracciare i presunti colpevoli.
Sono un po’ meno certo del fatto che la possibilità di vantarsi di certe bravate non solo con gli amici del bar ma con tutti il mondo (sia le botte al ragazzo di Torino che le impennate in autostrada sono stai video "Most Viewed") non abbia in qualche modo incentivato alcuni comportamenti, ma questo ragionamento è rischioso perchè allora andrebbe esteso a tanti prodotti/servizi (per esempio le telecamere digitali con le quali sono stati girati questi video, i computer, etc.).

Quello che però ho notato in diversi post è l’insofferenza verso la necessità di un sistema di regole che normi non tanto internet (anche perchè come dice giustamente Marco "Internet è come l’aria: non è responsabile di quello che trasporta") ma chi, al di là di tutti i romanticismi, chi con internet fa business o anche solo è utente di internet.

Venendo a Google (che vorrei ricordare NON è internet ed è proprietaria di YouTube) per me nei casi in oggetto non può dichiararsi "neutra" rispetto ai contenuti (e quindi del tutto non responsabile) per una serie di motivi.

Tecnologia
A differenza della sua funzione primigenia di search, Google (cioè YouTube) non "cerca" nè "indicizza" i video, ma invita gli utenti a caricarli sui propri server dove questi vengono conservati e da dove questi vengono erogati a chi ne fa richiesta.
Quindi YouTube è parte attiva nell’accesso a questi contenuti molto più di quanto non lo sia Google (inteso come motore di ricerca) verso eventuali siti web "illegali".

Business
Questo per me è il punto più importan