Web 2.0, Business, Marketing, Bottom-Up Brand MgmtMarch 25, 2008 5:34 pm

Su Advertising Age si legge che: "Chrysler Ready to ‘Listen’ on New Site", ovvero che anche la marca automobilistica americana, recentemente separata da Daimler, ha deciso aprirsi al dialogo con chiunque (purchè residente negli USA) per raccogliere "insights for the automaker’s marketing, product development, vehicle features and engineering."

Il sito non è ancora live, ma si legge che è stato realizzato utilizzando la piattaforma di Passenger, società la cui mission è:

Passenger’s vision is to change the way companies collaborate with their customers, stakeholders and peers across social, geographic and organizational boundaries.
We believe that our customers will help shape the future of our business, and welcome the opportunity to show you why the world’s most innovative brands use Passenger to collaborate with their customers.

Tra le cose notevoli presenti sul sito di Passenger vale la pena menzionare il link ad un articolo che il Wall Street Journal dedica al tema della interazione azienda/consumatore: "The New Focus Groups: Online Networks".

Web 2.0, Business, Marketing, Bottom-Up Brand MgmtMarch 20, 2008 10:32 pm

E allora vieni e parliamone!

E’ questo quello che devono aver pensato Dell e Starbucks quando hanno lanciato rispettivamente "Dellstorm" e "MyStarbucksIdea".
Si tratta di 2 iniziative piuttosto simili con le quali Dell e Starbucks vogliono chiedere ai propri principali stakeholder, ovvero i loro consumatori, come migliorerebbero i prodotti e l’esperienza complessiva.

Nel caso di Dell si capisce che la maggior parte dei partecipanti è gente che di computer ne capisce… molto chiedono che sui PC non siano installate applicazioni di crapware e/o trialware, altri che ci sia l’opzione per avere Ubuntu pre-installato, etc.; in quello di Starbucks molto commenti invece riguardano aspetti quali la possibilità di avere una "carta fedeltà" evoluta che permetta ai regular users di ordinare senza problemi la loro bevanda preferita in tutto il mondo, di saltare la coda, etc.

In entrambi i casi quello che si realizza è un diverso rapporto tra azienda/marca e persone/consumatori, dove i primi riconoscono ai secondi il "diritto" a proporre idee sulla base di una "competenza" acquisita acquistando e utilizzando i prodotti e i servizi offerti.

Non conosco esempi italiani di collaborazione così esplicita e soprattutto paritetica, e per quella che è la mia esperienza personale ho paura che passerà ancora un po’ di tempo prima di vedere qualcosa del genere qui da noi.

[via Web Strategy by Jeremiah]

Web 2.0, Business, MarketingFebruary 5, 2008 1:28 am

Le "associazioni" di cui al titolo sono quelle che ciascuno di noi tende a fare rispetto alle marche alle quali è più legato o che comunque sono in qualche modo rilevanti.
Questo post di David Armano prende lo spunto da questo fatto per dare una particolare lettura della mossa di Microsoft di voler acquistare Yahoo!.

A me però interessa un altro aspetto, ovvero quello, esemplificato dallo stesso autore, per cui alcune marche tendono a perdere una chiara identificazione, pur restando marche senz’altro molto note.
E’ ciò che è accaduto a Yahoo! ma mi sembra ancora più siginificativo vedere i punti interrogativi rispetto ad una serie di marche "brick & mortar" come Ford e Kodak.

La cosa devastante è il pensiero che queste aziende/marche sono state quelle che hanno "iniziato" l’industria automobilistica e quella delle apparecchiature fotografiche, e quindi per decenni sono state l’associazione elettiva con "automobili" e "foto".
Il punto però è proprio qui: se un tempo l’associazione con "auto" e "foto" era sufficiente, anzi era il desiderata, adesso non è più definente di nulla; questo perchè le persone non hanno più alcun bisaogno di un’auto o di una macchina fotografica, ma di estensioni della propria personalità e delle proprie capacità (in pratica di una "protesi proiettiva" e non "sostitutiva", ma questo è un altro discorso) che li portino a vivere esperienze che vadano oltre al puro valore intrinseco di spostarsi e/o di avere un’immagine.

Al di là di queste considerazioni, credo davvero che per molte marche la partita si giochi proprio sulla pssibilità/capacità di avere una associazione forte, univoca, rilevante e positiva, con un "core value" condiviso con un gruppo di persone.
Anche quest’ultimo è un punto importante: essere fortemente associati ad un valore da "un gruppo di persone" siginifica molto probabilmente essere ignorati o addirittura detestati da altre persone e altri gruppi.
Ma anche questo fa parte del gioco: è finito il tempo dei valori universali (spero che Benedetto XVI legga altri blog…), e soprattutto sul mercato, il tentativo di essere qualcosa per tutti, sempre di più porta al risultato non essere niente per nessuno (il classico "nè carne nè pesce"…).

Aggiungo:
dopo aver postato vado sul sito e-commerce di Mediaworld e vedo che nel catalogo alla voce "Computer" compaiono 4 "categorie":
- Notebook
- Desktop
- Desktop con monitor
- Apple

 

E’ fin troppo facile far notare la distintività di "Apple" (che di fatto costruisce "computer" che ricadono nelle 3 categorie merceologiche di cui sopra) rispetto alle altre marche di computer, ma forse è ancora più impietosa la constatazione che la prima voce di "Audio" è "I nuovi iPod"…

Web 2.0, ExperienceJanuary 8, 2008 7:00 pm

I "musei" sono per luoghi epserienziali per definizione, alcuni più di altri (es., l’Exploratorium di San Francisco), ma in effetti si tratta per lo più di esperienze personali o meglio ancora individuali e spesso destinati più alla conservazione dle sapere che non alla generazione.

Nina Simon invece crede che per i musei sia ora di immaginare una versione "2.0", che proprio come per il web si propone come una radicale trasformazione che li veda passare "from static content authorities to dynamic platforms for content generation and sharing."
Un altro punto molto importante è il fatto che secondo Nina "visitors can become users, and museums central to social interactions."

Per trattare questo tema "ovviamente" Nina ha iniziato un blog chiamato appunto Museum 2.0.

[Via Experientia]

Web 2.0, Marketing 5:06 pm

Dell’editore? Della redazione? O dei suoi lettori?

Leggo su L’Unità online un articolo circa il nuovo corso di Airone, storico mensile ambientalista che da pochi mesi ha cambiato decisamente rotta abbandonando i "classici" temi naturalistici per abbracciare quelli tipici di riviste di divulgazione come Focus.

Il punto non è tanto discutere se questa svolta è giusta/corretta o meno (magari lo farà Luca al quale ho segnalato la cosa), quanto rilevare come questo cambiamento di linea editoriale non sia stato apprezzato dai lettori della rivista, che hanno utilizzato il blog di Cairo Editore (nuovo proprietario della rivista) per esprimere tutto il proprio scontento.

La frase che più ho trovato emblematica è questa: "Vi prego, non rovinate il nostro Airone.": evidentemente un giornale "non è" dell’editore, ma dei suoi lettori, e questa levata di scudi mi ricorda molto la reazione dei consumatori all’introduzione della cosidetta "New Coke".

Proseguendo nella lettura dei commenti al post con il quale il comitato di redazione sancisce l’approvazione della nuova linea editoriale, è interessante leggere le diverse reazioni:
i più pacati invitano l’editore a cambiare nome alla rivista: "Abbiate il pudore di CAMBIARE NOME ALLA RIVISTA: se volete fare qualcosa di diverso, fatelo, ma senza rovinare un nome che mi ha accompagnato dall’infanzia" oppure addirittura di fare una nuova rivista e chiudere Airone: "Chiudete Airone, se volete. Ma fatelo uscire con la dignità che ha mostrato in 26 anni, in modo che guardando alla libreria dove ho tutti i numeri in fila possa pensarci solo con nostalgia e non rabbia."; fino ad arrivare a consigli piuttosto espliciti: "ma perchè per la rivista non usate carta più morbida? Ne farei almeno un "uso" migliore. A buon intenditore, poche parole."…

Personali, Web 2.0, Experience, MarketingDecember 14, 2007 12:26 am

E’ ormai un bel po’ che non pubblico un "vero" post, la causa è esattamente quella descritta da Mauro: un finale d’anno bello intenso ma con diversi segnali positivi su diversi fronti.

Negli ultimi tempi nella inbox si sono accumulati un bel po’ di spunti per una serie di post che probabilmente non farò mai, però almeno qualcuno di essi credo sia utile citarlo:

The New Advertising Outlet: Your Life
Un bellissimo e illuminante articolo del NYT sul nuovo approccio di Nike ai media, approccio riassumibile in questa frase di Trevor Edwards, corporate VP di Nike for global brand and category management: "We’re not in the business of keeping the media companies alive, we’re in the business of connecting with consumers."

Viral Campaigns Get Personal
Articolo meno illuminante e radicale del precedente, ma comunque un bello spunto su come mettere insieme alcuni temi temi assai caldi: personalizzazione, co-gestione del brand e viralità.

Web Videos Stealing TV Viewers, and Marketers
The Birth of the "Video Web"
Due articoli sulla fruizione di contenuti video sul web, fenomeno molto interessante per tutte le implicazioni su tutti i fronti: dalla fruizione dei contenuti, alle opportunità per gli investitori, fino alle minacce per i content providers (L’artciolo inizia con la domanda/risposta: "WHY are fewer viewers watching the new fall television series? Perhaps because they are too busy watching video online.")

Social Media Goes Mainstream
Ottimo articolo che a mio avviso meriterebbe di essere esteso fino a diventare un libro. Tocca tutti i temi dei "social media" e soprattutto contiene uno schema che esemplifica perfettamente la quantità di attori, interazioni, piattaforme, formati, etc.

Cycle of a Fan
The Traditional Marketing Funnel Is Dead
Due articoli con ottimi spunti sul tema dell’engagement tra marca e persone.

Approach to create experiences
Giuro che i miei progetti del 2008 li affronterò con questo approccio.

The Ten Most-Ignored Email Best Practices
Nessuna rivelazione, ma un’utile check-list per attività di  e-mail marketing (so che non sta bene auto-incensarsi ma l’ultima che ho maato alla user base che gestisco ha avuto un tasso di apertura prossimo al 92%…).

E per finire 2 statement che finirò per stampare e attaccare al muro dell’ufficio:
"Crave input, stay curious"
"I believe advertising is the tax you pay for being unremarkable." Robert Stephens, Founder, Geek Squad (da un post di FC Now, il blog di Fast Company).

Mi sento meglio ad aver smaltito un po’ degli spunti accumulati negli ultimi tempi, certo che adesso ci vuole un buon proponimento per il 2008 per tornare a postare almeno 3 post alla settimana e 1 bookmark al giorno…

Web 2.0, Marketing, Bottom-Up Brand MgmtNovember 29, 2007 10:23 pm

Breve post per segnalare 2 siti che affrontano il discorso "spot su internet" secondo due approccio diametralmente diversi:
- Zooppa.com si propone come una piattaforma in cui le marche chiedono/permettono ai consumatori di creare gli spot;
- Firebrand invece è una vasta galleria online di spot televisivi USA.

La differenza di approccio è evidente: Zooppa.com adotta una logica "bottom-up" o quantomeno di pariteticità tra marca e consumatore, mentre Firebrand è un luogo nel quale gli spot vengono "celebrati" rendendo ancora più evidente la logica totalmente "top-down".
A marcare ulteriormente la differenza vi è il fatto che su Zooppa.com tutto è in mano agli utenti: generano i contenuti, determinano i vincitori dei contest, comnmentano, etc., mentre su Firebrand sono le marche (o le agenzie?) a tenere ben salde le redini, decidendo quali spot sono presenti nella gallery e non permettendo agli utenti di inserire i propri commenti.

Credo che per chi si occupa di marketing siano entrambi risorse interessanti: Zooppa per sperimentare e Firebrand per avere spunti (o anche solo per andarsi a rivedere la strafamosa "1984" di Apple).

Personali, Web 2.0, MarketingNovember 16, 2007 1:20 am

Giorni belli pieni tra il lavoro e qualche evento "mondano".

Cominciamo dallo IAB: ho potuto essere presente solo alla la seconda giornata per cui mi sono perso gli interventi della prima, compreso quello di Weinberger (che ironia della sorte ha tenuto un workshop nella nostra azienda proprio l’8/11), però chi c’era mi ha raccontato di un clima abbastanza euforico perchè anche quest’anno la crescita del mercato c’è e bella cospicua.
Ovviamente sono contento di questa cosa e posso testimoniare che anche un’azienda del largo consumo come quella nella quale lavoro sta forse imboccando la strada giusta: quella degli investimenti seri e non del "piluccamento", secondo la felice definizione di Roberto Binaghi di OMD del comportamento "timido" di molti investitori.
Lo stesso Binaghi però ha detto alcune cosette nel suo intervento che secondo me devono far riflettere:
1) il mercato italiano è per il 50% costituito dagli investimenti dei primi 4 settori
2) il 62% della crescita del mercato è dovuto agli investimenti dei primi 4 settori
3) il mercato cresce ma, rispetto a UK e Germania è comunque poca cosa
E’ chiaro che un mercato del genere non è un mercato "sano", ma è un mercato a rischio, perchè quando i settori trainanti smetteranno di trainare la crescita (e questo prima o poi accadrà), il mercato rallenterà pesantemente.
Potrebbe anche esserci un altro fattore di rallentamento o addirittura di decrescita legato ai "piluccatori" che potrebbero addirittura smettere del tutto di investire online. Questo può accadere perchè facendo sempre e solo investimenti molto tattici e limitati, è possibile, anzi è molto facile, che non ci siano grandi ritorni, per cui c’è il rischio che il "piluccatore" si convinca che "la pubblicità su internet non funziona".
Piuttosto inutili invece le tavole rotonde con gli investitori e con gli operatori: sinceramente soprattutto la prima non è riuscita a sfruttare al meglio la presenza sul palco di 11 tra direttori marketing e media di grandi aziende.
Non avendone frequentato nessuno non ho opinioni sui workshop pomeridiani, mentre nella parte espositiva si sono visti addirittura alcuni riflussi delle "niueconomi": sontuosi buffet, attrazioni con ricchi premi, ragazze in minigonna che consegnavano chissà quale gadget, etc.

Veniamo adesso alla "Cena Lunga" organizzata magistralmente da Giovy a seguito della lecture pomeridiana di Chris Anderson.
E’ stata l’occasione per vedere alcuni amici e per conoscerne di nuovi, in particolare ho avuto la fortuna di sedermi al tavolo con Antonio Tombolini e Vittorio Pasteris che conoscevo di "fama" e non di persona. Ne è uscita una bella conversazione su tanti temi che spero possa essere ripresa in futuro.Volendo sempre fare il maestrino, forse si poteva fare in un posto meno "fescion" ma "usabile", mi riferisco soprattutto all’illluminazione assurda (luci generalmente basse che ogni tanto cambiavano di colore…).

Web 2.0, SocietàNovember 15, 2007 12:15 pm

Molto significativa questa notizia apparsa su Repubblica.it:
Il tifoso si compra la squadra e fa la formazione sul web.

In pratica un imprenditore/tifoso inglese ha guidato una "cordata" formata sul web (sito) all’acquisto di una squadra di calcio militante in un campionato minore, e ora offre ai soci la possibilità di incidere anche sulla gestione tecnica della squadra.

Mi sembra un segnale molto interessante della capacità del web (2.0, of course) di aggregare persone attorno ad un interesse anche con presupposti economici e non solamente di affinità.

Altro segnale interessante è che nel sito appare la sponsorizzaizone di EA Sports, divisione di Electronic Arts leader nei videogiochi a carattere sportivo.
Come dire: se finora hai gestito la tua squadra nel "mondo virtuale" della Playstation, ora fallo nel mondo reale!

Web 2.0, MarketingJuly 21, 2007 12:24 am

La leggenda vuole che Matt Harding fosse un oscuro programmatore che stanco del suo lavoro e invece innamorato della danza e dei viaggi si sia licenziato e abbia iniziato a girare il mondo per ballare nei posti più disparati (intervista).
I video dei suoi viaggi ballerini sono visibili sul suo sito (che ovviamente include un blog) e soprattutto su quello di Stridegum, una marca di gomme da masticare che lo sponsorizza, naturalmente i video sono anche su YouTube (questo è il suo canale su YT) dove soprattutto ci sono migliaia di video response a quelli di Matt.

Il dubbio che dietro a Matt e alle sue imprese ci sia un’abile regia pubblicitaria rimane, anche se a onor del vero la presenza dello sponsor è molto discreta, comunque sia la cosa più interessante è l’ennesima dimostrazione di come una buona (?) idea e un buon uso di strumenti come YouTube possano creare dal nulla una (quasi)celebrità (dal giugno 2006 il suo video "Where the hell is Matt?" è stato visto quasi 7,5 milioni di volte…), esattamente come la "YouTube star" Gary Broslma.

Web 2.0, Experience, Marketing, Bottom-Up Brand MgmtJuly 4, 2007 11:43 pm

Il sito Have Fun Out There è il modo con il quale Jeep ha chiesto ai propri fans di raccontare cosa significa possedere e soprattutto usare una Jeep.
Per farlo è sufficiente uploadare una foto o un video servendosi di Flickr, YouTube o Facebook allegando una breve didascalia e il gioco è fatto: la propria foto è pronta per esser eusata per comporre un mosaico formato dalla foto dei diversi utenti.

A mio avviso l’idea è molto buona ma non eseguita perfettamente, non fosse altro perchè non permette all’utente di cercare la propria foto magari per inviarla ad un amico. Inoltre mancano strumenti di social networking quali per esmepio la possibilità di vedere chi altri ha la stessa Jeep, oppure di trovare utenti che abitano vicino per organizzare gite in fuoristrada, etc.

Personali, Design, Web 2.0June 15, 2007 12:26 pm

Da buon apassionato di auto e da persona che apprezza l’ironia anche un po’ becera, non posso non essere un fan di Clarkson & Co., ovvero dei protagonisti di Top Gear, la famosissima trasmissione di automobili della BBC.

Scrivo per segnalare che sul sito della trasmissione è disponibile la versione Flash del "CoolWall", ovvero della lavagna magnetica sulla quale Jeremy posiziona le auto secondo una scala che va da "Seriously Uncool" (praticamente tutti i SUV) a "Sub-Zero" (le Aston Martin e poche altre).
Appiccicando le auto sul CoolWall si ottengono i commenti di Jeremy, ovviamente nel suo stile piuttosto colorito (provate a catalogare come "Sub-Zero un’Audi Q7 per avere un assaggio…).
Un’altra feature è la possibilità di andare a vedere cosa altri utenti pensano delle diverse auto anche se i giudizi hanno un evidente sintonia con quelli di Clarkson (e infatti la Q7 è per quasi tutti "Seriously Uncool").

Al di là degli spunti personali, credo che sia un modo interessante per far esprimere agli utenti dei pareri in una modalità interattiva e divertente.

Web 2.0, SocietàJune 14, 2007 12:41 am

Ammetto che conosco poco Second Life e quindi aspetto con molto interesse un incontro che avrò venerdì con Matteo Penzo di Gabetti per approfondire questo argomento.
Intanto per non arrivare proprio digiuno ho rispolverato Sauternes Ducatillon, il mio avatar su SL, e sono andato a visitare l’isola di Gabetti, lì ho incontrato l’affascinante Carmen Gabetti che ha iniziato a spiegarmi alcune cosette, ma adesso mentre scrivo sto assistendo a Carmen che sta cercando di trovare un negozio in affitto per Metal Runo che vuole aprire una attività su SL.

 

Al di là di trovarsi in un ambiente fatto di pixel e non di mattoni tutto il resto è esattamente come nella first life: l’agente mostra (teletrasportando sè stessa e i clienti) varie soluzioni, il cliente chiede il prezzo e se c’è passaggio e poi si tratta il prezzo.
Adesso il cliente, come da prassi ha detto che deve farci un pensiero…

Web 2.0, Marketing, Società, Bottom-Up Brand MgmtJune 7, 2007 10:18 pm

Un brevissimo post per segnalare questo articolo di AdAge dal titolo "Video Report: The Role of User-Generated Content in Advertising".

Personali, Web 2.0, BooksJune 5, 2007 1:10 pm

Non per fare il guru, ma io aNobii l’avevo progettato esattamente così con qualcosina in più che suggerirò al team che lo ha fatto…
A parte questa considerazione devo dire che aNobii è veramente un gran bel servizio: semplicemente inserendo il codice ISBN è possibile catalogare la propria libreria (ovviamente è possibile dare voti, inserire commenti, etc.) e da qui partire alla ricerca di persone con le quali si condividono gli stessi gusti letterari.
Questo è il link alla mia libreria che al momento conta 236 libri.

Web 2.0, Business, Marketing, SocietàMay 12, 2007 10:54 pm

Giovedì scorso ho partecipato al workshop "Il nuovo potere dei consumatori sul web" organizzato da  Digital PR rimanendo complessivamente molto soddisfatto (è forse la prima volta che i tempi vengono rispettati al minuto, e il merito di questo va sicuramente a Paolo Guadagni, CEO di Digital PR), immagino che buona parte del merito sia da attribuire a Zeno (o Zemo?).

Nella mattina hanno parlato diversi "addetti ai lavori", e tra tutti gli interventi ho veramente apprezzato quello di Joel Céré che ha parlato di customer review e di come le aziende dovrebbero affrontare questo tema: da come monitorare le review online a come gestire quelle negative.
Nel pomeriggio invece spazio alle aziende con diversi interventi: Gabetti ha illustrato la sua strategia di "sbarco" su Second Life (saranno state davvero tutte rose e fiori come hanno raccontato?), Andrea ha parlato dell’esperienza di Samsung News, Stefano di Quelichebravo di FIAT (ad entrambi non smetterò mai di fare i complimenti per essere stati capaci di far capire la rilevanza di questi progetti al loro management).
Da segnalare anche l’intervento di Marco Montemagno (personalmente ho trovato più interessante la forma che i contenuti, ma non che questi mancassero: era proprio ben fatta e pensata la presentazione) e un "simpatico intermezzo" di Fulvio Zendrini (che ha citato il suo blog che linko volentieri, anche se l’ultimo post è del gennaio 2006…)di Piaggio che ha giustamente sottolineato l’assurdità da parte di 2 aziende del gruppo WPP (GroupM e appunto Digital PR) di organizzare i loro eventi in concomitanza.
Ottima idea quella di regalare all’uscita una copia dell’omonimo libro di Paolo Guadagni e Vincenzo De Tommaso.

Veramente poche le note stonate: il catering non all’altezza del panorama che si poteva godere dalla terrazza dell’Hotel Cavalieri, l’intervento di Pietro Scott Jovine di MSN (o come si chiamano adesso), a mio avviso un po’ troppo alla "venghino siore e siori" (e vogliamo parlare di Doretta82?) e quello di Toni Muzi Falcone, più orientato a dare un quadro dello stato di salute del settore delle PR in Italia che non a contribuire all’argomento del workshop.

Infine ho conosciuto 2 blogstar come Lele Dainesi e Enrico Sola (che a Torino abita a meno di 500 metri da dove abitavo io fino al 1980).

Personali, Web 2.0, Experience, MarketingMay 3, 2007 11:00 am

Tra impegni di lavoro e ponti, è un po’ che non aggiorno il blog e la cosa mi dispiace.
Non che manchino gli spunti, anzi, ecco una lista di post e di articoli che mi sono salvato con l’intenzione prima o poi di parlarne sul blog:
Customer experience definitions: The finale (l’ultimo di una serie di post dedicati a definire la "customer experience")
Social Media Disrupts All Company Communication (un breve post sugli effetti dei social media sulla comunicazione aziendale)
Blinded by the Apple iPod (se avessi tempo e soprattutto ne fossi capace scriverei un libro su quello che io definisco "l’effetto iPod", cioè sugli impatti che questa scatoletta piena di circuiti ha avuto su diversi ambiti, questo post sottolinea come l’iPod sia stato un unicum nella storia dell’affermazione di un prodotto e ciò nonostante sia la chimera alla quale tutti cercano di rifarsi, sia che producano auto che biscotti)
The Conversation Age (un breve post che ha lo scopo di lanciare il progetto di un ebook sulla "conversation economy", l’idea è quella di afere 100 contributi)
Did The Internet Save the Superbowl Ad?
(un post dedicato agli spot "user generated" che sono stati programmati durante l’ultimo SuperBowl)

Web 2.0, MarketingApril 12, 2007 9:57 pm

Oggi ho ricevuto da Giovambattista (il minimo che possa fare qui per ringraziarlo è linkare i suoi blog, Undolog e Pensieri Sottili, e il sito di e-lementi, la società di cui e co-fondatore) un invito per Joost e mentre scrivo sto "testandolo".

Sull’iMac di casa l’installazione e l’utilizzo non hanno dato il minimo problema, sul sontuoso Dell aziendale invece non sono mai riuscito a connettermi, probabilmente il software cerca delle connessioni su porte non autorizzate dal nostro firewall (non funzionanp nemmeno nè Second Life nè Habbo Hotel).

La prima impressione con Joost è positiva: l’interfaccia per quanto spartana è comunque molto intuitiva, e il video anche se non di qualità eccelsa (almeno quelli che ho visto io) appare abbastanza fluido.
A sottolineare che si tratta di una beta ci sono soprattutto i contenuti (relativamente scarsi sia in quantità che in qualità) e le occasionali interruzioni con messaggi molto "naif".

Una cosa molto interessante è che tutti i contenuti sono introdotti da pubblicità nella forma di un cartiglio che comunica che il contneuto che si sta per vedere "is brought to you by" e poi il logo dello sponsor, non ho visto altre forme di pubblicità.
Sensazione positiva anche per i widget, in particolare un sistema di chat basato sul canale che si sta guardando e un ticker in grado di mostrare feed RSS.

Quindi da questo primissimo assaggio devo dire che sembra davvero passo avanti verso una "TV 2.0", alla quale tutti, spettatori, marketer, editori, etc., debbano guardare con molto interesse.

P.S.
Al momento non ho ancora maturato inviti (ma ho già un paio di pretendenti ai quali andranno i primi), richiedete pure nei commenti, cercherò di esaudire man mano che li ricevo (posto che non venga resa pubblica la beta prima).

Design, Web 2.0, SocietàApril 2, 2007 11:35 pm

Leggo su Core77 (un sito che tratta di design) di Easy Neuf: un computer "semplice" ideato espressamente per collegarsi ad internet e poco più, che viene offerto in affitto assieme all’abbonamento ad internet.
Secondo il post di Core77 si tratta di una riedizione in chiave moderna dello storico Minitel francese (che tra l’altro deve ancora funzionare se vendono i terminali)

L’idea mi sembra buona e il PC ha un design interessante:

 

Invece l’interfaccia (di cui è possibile vedere una demo) non mi sembra granchè, e non ho capito se per navigare è disponibile un vero browser o un accrocchio creato ad hoc.

Infine molto interessante il sito dedicato ad appassionati e sviluppatori: oltre a contenere informazioni (in forma di wiki) tecniche sull’oggetto, lancia veri e propri concorsi per sviluppare nuovi software, attualmente il contest è per un visualizzatore di presentazioni, il tutto con un ferreo approccio open source.

Web 2.0, Business, MarketingMarch 21, 2007 12:56 pm

Tre segnalazioni sul tema "blog aziendali":
Playstation Blog: un "vero blog", con tanto di blogger (un dipendente Sony) che oltre a pubblicare news e articoli sul mondo Playstation, cerca e ripubblica articoli pubblicati su altri blog, facendo così di Playstation Blog un vero e proprio "aggregatore attivo" di contenuti sicuramente interessanti per gli appassionati di questa console per videogames. A mio avviso questo approccio è molto interessante perchè dà rilevanza al blog di Playstation in un contesto competitivo sicuramente molto affollato, offrendo al tempo stesso un servizio ai suoi lettori.

Capelli da accarezzare: si tratta di un’iniziativa di Nivea che con questo blog comunica novità di prodotto, partecipazione ad eventi, etc.; anche in questo caso esiste il blogger, l’hair stylist Gianni, ed è possibile commentare i post. L’aspetto a mio avviso più interessante è la modalità scelta per convogliare verso il pubblico un volume piuttosto elevato ed eterogeneo di contenuti, infatti il fomat blog determina un accesso molto più facile e immediato ai contenuti rispetto al classico approccio di sito strutturato in sezioni e sottosezioni.
Eventi ENI: probabilmente qui è imprproprio parlare di blog in quanto non c’è il blogger (quantomeno non è dichiarato come negli altri 2 casi) e non è possibile commentare gli articoli; è comunque un caso interessante di "sito" costruito secondo il format tipico dei blog, e soprattutto è un altro esempio di come la mole di informazioni prodotta in azienda necessiti davvero solo di essere organizzata e convogliata nel modo giusto. Interessante anche il fatto che il porgetto sia dedicato ad un’utenza tipicamente business (in particolari operatori dell’informazione) con forti esigenze di informazione e poco tempo per andarsele a cercare, con il format scelto le news più fresche sono sempre in cima alla lista, inoltre esiste la possibilità di abbonarsi ai feed RSS.

A mio avviso sono 3 esempi di come sia possibile definire approcci sostenibili al "blog aziendale", dove per sostenibile intendo dire innanzitutto sensato, cioè con un chiaro obiettivo di comunicazione e non perchè "di moda", e poi teso a rendere pubblica tutta la quantità di contenuti che molto spesso le azoende generano senza nemmenoi rendersene conto e che con un piccolo sforzo di organizzazione possono costituire un ottimo canale di comunicazione con i propri interlocutori.

Web 2.0, InutiliMarch 15, 2007 11:44 pm

L’ho appena trovato citato qui e sono andato a vedere: Kaneva.com sembra un mix tra SecondLife e MySpace…
Visto che non sono mai stato su SecondLife e se ci vado adesso faccio la figura di quello che arriva ultimo quasi quasi mi creo un avatar su Kaneva.com e faccio quello che è più avanti…

Web 2.0, Business, MarketingMarch 13, 2007 12:35 am

Con l’affermazione dei social network le marche si trovano di fronte alla necessità di definire un proprio approccio a questo fenomeno, e come sempre quando ci si trova in un momento di transizione (ma secondo me niente sarà più definitivo di questo momento di transizione nei media…) tendono a prevalere atteggiamenti che denotano scarsa comprensione del fenomeno e/o presunzione.

Alla fine gli approcci possono essere riassunti in alcune categorie:

0) Social media?
L’azienda non fa niente in quanto non si è ancora accorta che i social media esistono, al momento è l’approccio più diffuso…

1) Stiamo osservando il fenomeno
In questo momento credo che sia tutto sommato un buon atteggiamento, purchè ci sia una reale volontà di rispondere seriamente alla domanda "Cosa c’è per me?"; si spera che da qui al punto 2) e poi al 3) non passi troppo tempo…

2) Stiamo sperimentando
Ottimo approccio, meglio se si è passati dal punto 1) e si vuole andare a vedere se le risposte che ci si è dati (un po’ marzullianamente…) reggono alla prova dei fatti.

3)  We are fishing where the fishes are
Questo secondo me è l’aprroccio più maturo, ovvero rendersi conto che i propri "target" passano un bel po’ di tempo su questi servizi e quindi cercare di essere presenti nel miglior modo possibile (ovvero con i contenuti giusti e con il tono appropriato) nei luoghi frequentati dalle persone con le quali sl’azienda/marca vuole entrare in contatto; un buon esempio è il canale di YouTube "A view of the future" con il    quale Nokia racconta il proprio approccio al design dei prossimi telefoni cellulari.

4) Abbiamo capito tutto e stiamo lanciando la nostra piattaforma di blog/video/etc.
Qui c’è il vero rischio del "Web 2.0": che in preda a deliri di onnipotenza e/o fomentati da consulenti che fiutano la grana, l’azienda/marca decida di scnedere sul terreno di MySpace o YouTube.
Un buon esempio di come questo approccio sia molto difficile è "The Hub": con questo progetto Wal-Mart voleva raggiungere un pubblico di 13-17enni ormai catalizzato da MySpace. Subito dopo il lancio sono iniziate a piovere le critiche legate per lo più alla "falsità" e al linguaggio "ggiovane" (alcuni articoli qui, qui e qui), con una disperata difesa di Wal-Mart del progetto come temporaneo e legato ad un concorso.
Fatto sta che il sito è adesso off-line e nella pagina appare un messaggio che sa molto di "excusatio non petita"…

Personali, Web 2.0, BusinessMarch 12, 2007 10:27 pm

Mercoledì scorso c’è stato l’incontro presso ADCI organizzato da Marco (Hagakure) con Andrea (Samsung), Stefano (Alfa Romeo), Paolo, Luca e Tony. All’incontro si sono poi aggiunti Claudia (Yahoo!) e Maurizio (TestaWeb).
Per fortuna siamo riusciti a schivare il podcast… e questo ha reso ancora più piacevole l’incontro che è filato via senza una vera e propria agenda, ma come piace a me in certe occasioni, seguendo il filo dei temi e dei pensieri che di volta involta venivano buttati sul tavolo dai partecipanti.
Un breve resoconto e qualche foto sono sul blog di ADCI, sicuramente il valore dell’incontro non è stato tanto nelle cose dette (volendo fare una piccola critica mi è sembrato che fossimo un po’ troppo d’accordo su tutto… e questo per em non è per definizione un bene), ma in quello che credo verrà dalle relazioni che si sono instaurate, stiamo a vedere…

Web 2.0, Business, SocietàFebruary 5, 2007 10:43 am

Continuo ad essere convinto che il modello di business scelto da YouTube (e quindi da Google) non sia del tutto corretto: dal mio punto di vista è troppo facile scaricare sugli utenti del servizio la responsabilità di ciò che viene caricato e al limite riservarsi di eliminare contenuti dietro richiesta dei proprietari del copyright, forze dell’ordine, etc.

So che questa posizione non è condivisa dai liberisti ad oltranza che invece vedono ogni tentativo di regolamentare internet come un tentativo di censura e di diminuzione della libertà, però resto dell’idea che trarre profitto da attività illegali, per quanto effettuate da altri, non sia molto corretto.

A rafforzarmi nella mia convinzione c’è un recente post di Marc Cuban sul suo blog che ipotizza che non solo Google cerchi di guadagnare "scorrettamente" attraverso la pubblicità, ma anche mettendo in atto una sorta di ricatto nei confronti dei titolari dei diritti sui contenuti pubblicati dagli utenti di YouTube.

Infatti secondo Cuban Google è perfettamente in grado di filtrare i contenuti (algoritmicamente e/o con intervento umano) ma lo fa solo per evitare contenuti offensivi (es., video pornografici) oppure, e qui sta il nocciolo del ragionamentop di Cuban, quando siano in corso degli accordi con i titolari (es., Warner).
Quindi, la posizione di Google nei confronti dei titolari di diritti secondo Cuban sarebbe la seguente:
"You can’t stop us. You can’t stop people from uploading your copyrighted materials and if you want us to, you have to do a deal with us".

Naturalmente c’è sempre la possibilità di cercare i propri contenuti e chiederne la rimozione a Google, ma attenzione, perchè non è facile, visto che come appare nei "Terms of Use" del servizio è chiaramente indicato che è necessario utilizzare fax e/o posta ("To file a counter notification with us, you must provide a written communication (by fax or regular mail — not by email, except by prior agreement)").
E occhio a cosa si segnala, perchè "Please note that you will be liable for damages (including costs and attorneys’ fees) if you materially misrepresent that a product or activity is infringing your copyrights. Indeed, in a recent case (please see http://www.onlinepolicy.org/action/legpolicy/opg_v_diebold/ for more information), a company that sent an infringement notification seeking removal of online materials that were protected by the fair use doctrine was ordered to pay such costs and attorneys fees. The company agreed to pay over $100,000. Accordingly, if you are not sure whether material available online infringes your copyright, we suggest that you first contact an attorney."

Sinceramente per un’azienda il cui motto è "Don’t do evil", non mi sembra una policy molto corretta, e mi piacerebbe sapere cosa ne pensano i tanti che giustamente in Italia chiedono alla nostra Registration Authority di rivedere le procedure a partire dalla eliminazione del fax.

Comunque sia io sto con Marc Cuban.

Personali, Web 2.0, MarketingJanuary 24, 2007 12:32 pm

Su [mini]marketing Gianluca fa una serie di riflessioni sui "brand nella tempesta della rete" chiedendosi:
"Come condurre un superbrand offline consolidato - che ha tutto da perdere, visto che è già top of mind, arrivato, con una sua identità ben precisa - nel mondo del web 2.0, senza farsi sballottare di qua e di la’ come una barchetta nella tempesta, posto che la direzione del vento non la puoi più dirigere tu?"

Si tratta di un domandone da diversi milioni di dollari (non figurati) perchè la risposta potrebbe in qualche caso significare lo spostamento di sostanziose fette di budget di comunicazione da un media ad un altro, il punto è come sempre capire se spostare, quanto spostare e soprattutto verso dove facendo cosa.

Ovviamente non esiste una risposta che va bene per tutti, però avendo letto il post subito dopo una riunione nella quale si è parlato proprio di questo tema, riporto il mio commento al post di Gianluca:
"vengo da una riunione in cui abbiamo proprio parlato di questo…
non ho soluzioni ma abbiamo definito un approccio alla relazione con le persone:
0) la mission, l’architettura e gli obiettivi della marca devono essere estremamente chiari
1) bisogna mappare i needs/wills della amrca con quelli delle eprsone
2) analizzando gli incroci della matrice di cui al punto 1 bisogna individuare degli ambiti interessanti per entrambi
3) ciascun ambito deve essere analizzato e approfondito allo scopo di definire uno o più "driver di relazione"
4) individuati i driver questi devono essere analizzati in due direzioni: verso l’alto ai fini della loro compliancy con la strategia complessiva di cui al punto 0, verso il basso in termini di possibilità di sviluppo progettuale.
tutto questo approccio deve essere assolutamente laico (cioè non anteponendo le soluzioni tipo "bisogna fare un blog") e "media neutral".
facile, no?"

No, non è per niente facile anche perchè, almeno per la mia esperienza personal/professionale, non saprei bene a chi "dare il brief", nel senso che la mia percezione è che, almeno in Italia, non esistano agenzie in grado di approcciare il tema nella sua complessità, ma si limitano appunto a proporre soluzioni puntuali (podcast, blog, etc.) a problemi che invece richiedono un approccio più comprensivo.

Design, Web 2.0, Bottom-Up Brand Mgmt 1:22 am

Ancora in tema di personalizzazione segnalo il sito Customsnkr.com interamente dedicato ad una forma estrema di "sneaker culture": la personalizzaizone di scarpe da ginnastica.
Oltre a tanti contenuti su come customizzare le proprie sneaker propone anche una piattaforma di blogging dedicata a chi voglia mostrare le proprie creazioni.
Chiaramente si tratta anche di un fenomeno riconsucibile al tema del "Bottom-up brand management", in quanto si tratta pur sempre di scarpe di marca (generalmente Nike, ma anche Adidas, Puma e Converse) che pur "reinterpretate" continuanoi ad avere i segni distintivi (per es., lo "swoosh" di Nike) della marca.

Altra cosa interesante è che come sempre su internet un singolo sito fa scoprire un intero universo di siti dedicati al tema, tra i tanti segnalo quello di Metamphibian, interessante anche perchè le creazioni (non solo scarpe ma anche T-shirts e altri capi d’abbigliamento) sono in vendita.

Design, Web 2.0, Società 12:21 am

Sul blog di Luca Mascaro leggo questo post in cui l’autore stigmatizza il fatto che Lapo Elkann avrebbe definito "Made in Italy 2.0" la sua nuova iniziativa ItalianIndependent.
Come si legge nella sua risposta ad un commento di un lettore, Luca teme che il suffisso "2.0" appiccicato di qua e di là possa portare a conseguenze disastrose: "il problema è che gli uomini di marketing stanno deformando il concetto portandolo nel mondo fisico.. questo è molto pericoloso perchè i modelli di eccellenza che potenzialmente formano il 2.0 funzionano solo online e se vengono portati offline la mia paura è che si formi una bolla speculativa al contrario."
E poi conclude dicendo che "Nella pratica vorrebbe dire sviluppare prodotti fisici con idee di personalizzazione e/o di continua evoluzione che sono insostenibili nel mondo reale".

Non condivido in nessun punto la "paura" di Luca, anzi il fatto di portare nel mondo fisico questi "modelli di eccellenza" credo che sia la cosa migliore che ci possa capitare.
Penso per esempio ad un navigatore satellitare per auto con le mappe di Google (free) che mi permetta di telefonare direttamente (magari via VoIP) al ristorante del quale ho appena letto la recensione (magari grazie a 2spaghi); oppure ad un lettore di codici a barre (o meglio di tag RFID) che mi permetta di leggere le recensioni degli utenti del prodotto che sto decidendo se acquistare o no.
Sono solo esempi di come oggetti di uso comune e soprattutto del mondo "reale" (come se ne esistesse un’altro) potrebbero essere resi migliori dall’impiego di applicazioni tipiche del Web 2.0.

Per quanto riguarda invece "l’insostenibilità" della continua personalizzazione ed evoluzione di prodotti "fisici" mi viene da pensare istintivamente ai faceplate dei telefonini: dal mio punto di vista non sono altro che delle "skin" o dei temi, esattamente come quelli che ciascuno di noi usa per personalizzarsi il proprio desktop e le proprie applicazioni, e non vedo per nulla impossibile immaginare un servizio online che mi permetta di crearmi i miei faceplate personalizzati e unici utilizzando un mio disegno o una mia foto e quindi ricevere l’oggetto a casa. Troppo avanti? No, visto che esiste già qualcosa di molto simile: ifrogz permette di creare le proprie cover personalizzate per l’iPod (ne parlo qui).
Anche l’evoluzione continua non è una chimera: la miniaturizzazione e la "softwarizzazione" di gran parte dei prodotti rende di fatto sempre più possibile l’upgrade (ma anche l’hackeraggio) di oggetti fisici, dai telefoni cellulari alle automobili.
Proprio ieri sera leggevo su it.discussioni.auto che una casa automobilistica che non ricordo sta effettuando un aggiornamento del software della centraline di un suo modello di auto, tra non molto sono sicuro che queste cose verranno fatte con un download satellitare o scaricandosi dal sito delle case gli aggiornamenti sulla chiave dell’automobile.

Per finire un punto sull’espressione "Made in Italy 2.0" usata dal Lapo nazionale: a mio avviso è azzeccatissima, perchè mi viene da pensare ad una proiezione contemporanea del "Made in Italy", ovvero non più (solo) legato a quei concetti un po’ datati e stereotipati di artigianalità, estro artistico etc., ma di ricerca, tecnologia, sperimentazione.

Personali, Web 2.0, InutiliJanuary 11, 2007 6:06 pm

Non che sia particolarmente in ansia di compiere gli anni (anche perchè saranno 42…) però l’imminenza di questa fatidica data mi ha dato modo di testare e segnalare un’applicazioncina molto semplice ma davvero ben pensata e ben realizzata che ho scoperto grazie a Designerblog.it.
Si tratta di GreyCountdown, un sito realizzato dall’agenzia Grey che permette agli utenti di definire il countdown ad un evento e quindi di condividerlo con amici e parenti.

Per sapere quanto manca al mio compleanno cliccate qui.

Web 2.0, Marketing, Bottom-Up Brand Mgmt 12:28 pm

Gli esempi di "consumer generated advertising", almeno negli USA, si stanno stanno moltiplicando: oltre a Doritos (vedi questo post a proposito), anche Dove lancia una iniziativa del genere.

Le analogie con l’iniziativa di Doritos sono molte:
- gli utenti devono realizzare un film pubblicitario da 30";
- il migliore sarà trasmesso in TV e i vincitori vivranno "una esperienza memorabile" (parteciperanno alla cerimonia di premiazione degli Academy Awards);
- il regolamento contiene un vero e proprio brief creativo (in realtà un po’ meno tecnico e più user-friendly);
- l’iniziativa è in partnership con un portale (in questo caso AOL).

Ci sono però un paio di aspetti peculiari e piuttosto importanti:
- con il pretesto di mettere il consumatore nella condizione migliore per realizzare il film, il brief contiene una dettagliata descrizione dei benefits di prodotto e soprattutto un invito a provare il prodotto;
- Dove mette a disposizione dei partecipanti il "Director’s Toolkit", ovvero una serie di elementi (immagini, clip video, musiche, etc.) utili per creare il proprio film, a mio avviso si tratta di un esempio di "Brandbook Generativo", ovvero di uno strumento che la marca mette a disposizione delle persone che intendono appropriarsi del brand e manipolarlo (vedi questo post a proposito);
- non è chiaro come nel caso di Doritos come avvenga la selezione, nel regolamento si parla di una giuria di "Real People", ma la gallery dei contributi (realizzata all’interno della seizone video di AOL) permette comunque ai visitatori di votare per i propri film preferiti.

Oltre agli esempi di Doritos e Dove ne segnalo altri 2 leggermente diversi ripresi da un post di Random Culture.
Il primo è relativo alla NFL (National Football League, ovvero l’ente organizzatore del campionato USA di footbal americano che culmina con il SuperBowl) che dà la possibilità ai fan di questo sport di presentare di persona alla commissione giudicante il proprio "concept" per un film che promuova la lega e in generale il football americano.
Il concept vincente verrà utilizzato per realizzare un film che verrà mandato in onda nel periodo precedente il SuperBowl.
Rispetto alle altre iniziative c’è il fatto che i partecipanti devono inviare un concept e non un film (il quale verrà quindi prodotto in modo "classico") e che il concept vincente verrà individuato associando i giudizi della commissione (70%) e quello dei visitatori del sito NFL.com (30%).
Il secondo caso invece riguarda la rete televisiva USA CBS ed è piuttosto differente: CBS chiede ai propri utenti "If you had 15 seconds to tell the world whatever you want to, what would you say?".
In questo caso è quindi improprio parlare di "User generated advertising" in quanto è a tutti gli effetti un caso di "User generated contents", tanto più che CBS selezionerà 5 messaggi da pubblicare sul suo sito e da far passare in TV.
L’attività è in partnership con YouTube che mette a disposizione dell’iniziativa un’area dedicata del proprio sito.

Adesso sarà interessante capire se questa attenzione verso la creatività degli utenti/consumatori è solo un fenomeno di moda o è qualcosa in grado di diventare un elemento stabile nella strategia di comunicazione delle aziende, e naturalmente vedere se attecchirà anche qui da noi.

Web 2.0, Marketing, SocietàJanuary 9, 2007 5:17 pm

Visto che per Times l’uomo dell’anno sei "tu" (o meglio "noi" come scrive Mauro), per Advertising Age tu/noi siamo anche "The Agency of the Year" (qui le motivazioni).

Attenzione, non è effetto di una moda o pura piaggeria, si tratta di una scleta basata su parametri di business: infatti grazie ai "nostri" film e a alla "nostra" pianificazione ($0 per una media exposure valutabile in $100mln) abbiamo garantito a Mentos un picco di vendite del 15%!!!

Web 2.0, Marketing 2:08 am

Segnalo questo post dal blog di Organic (web agency USA) relativo all’apertura di un profilo su MySpace da parte dell’editore Condé Nast dedicato a fornire contenuti sulle nozze (abiti, fiori, etc.).
In realtà lo spazio su MySpace contiene per lo più "strilli" a contenuti che si trovano sul sito ufficiale di Condé Nast.
Comunque dal mio punto di vista la cosa è molto interessante perchè l’editore evidentemente ha pensato che il mantra dei pescatori "fish where the fishes are" è sempre valido, e quindi ha ritenuto che questa iniziativa avrebbe portato sul sito proprietario (che a sua volta fa capo a 3 riviste a tema matrimonio) un’utenza qualificata in modo più efficiente rispetto alla "classica" campagna di internet advertising.
Questa cosa può sembrare banale, ma chi di voi lavora in azienda come web manager, provi a dire ai suoi capi che anzichè investire ogni euro nel sito "proprietario" vale la pena investire una quota del budget in una partnership con qualche traffic hub coerente con le persone da raggiungere: si sentirà rispondere che una grande azienda deve avere un grande sito in grado di attrarre in modo naturale un pubblico sterminato (per poi magari lamentarsi che il traffico non è granchè).
Purtroppo internet e il web hanno fatto credere a tutti che fare l’editore sia una passeggiata e che sia sufficiente mettere online un po’ di contenuti in una pagina con il marchio dell’azienda in alto a sinistra per attrarre frotte di consumatori.
Questa iniziativa di Condé Nast, che editore lo è davvero, mi sembra un’ottima dimostrazione che forse le cose non stanno proprio così e che un approccio un po’ meno "superbo" potrebbe aiutare.

Il secondo punto è contenuto nel post e rimanda ad una press release di Comscore (una società di ricerca che ha come claim "Measuring the Digital Age") che inizia con:
"More than Half of MySpace Visitors are Now Age 35 or Older, as the Site’s Demographic Composition Continues to Shift".
Cosa significa questo? che almeno negli USA internet è davvero un mezzo mainstream al punto che nel comunicato si legge che ormai sono mainstream anche i servizi di social networking come appunto MySpace.

Web 2.0, Business, SocietàJanuary 8, 2007 6:11 pm

Segnalo questo post dal blog di Dion Hincliffe in cui l’autore traccia una classifica categorizzata dei migliori "software" web 2.0.
Posto che non sono un amante delle classifiche e tantomeno di quelle che vengono fatte a fine anno ritengo che la classifica sia molto interessante perchè continene alcune sorprese (almeno per me).
Va detto che il blog di Dion ha un taglio puittosto tecnico, quindi è probabile che nel giudizio abbia prevalso in qualche misura la volontà di "premiare" questo aspetto, e quindi mi spiego anche perchè si parli di "software" anzichè di "servizi".

Ecco comunque la lista delle "sorprese":
nella categoria "Social Network" non c’è traccia delle più note piattaforme di blogging (es., Blogger) forse a siginificare come il blog di fatto non è che una feature (e in alcuni casi nemmeno la più importante) tra le molte presenti nelle più diffuse piattaforme di soaicl networking;
nella categoria "Social Bookmarking" del.icio.us (al primo posto nel 2005) è stato scalzato da StumbleUpon, e anche qui la motivazione che si evince è che quest’ultimo va oltre il concetto di "semplice" bookmark in favore di un approccio impronatto alla "content discovery";
nella categoria "Peer Production News" (e perchè non "Social Journalism"?) il vincitore è Nescape che supera Digg e NetVines; qui la mia sorpresa non è tanto dal punto della qualità del "software" (ammetto di non essere un grande utente di questi servizi), quanto perchè, da "vetero-internettiano", per me Netscape è tutt’ora sinonimo di browser e quindi mi fa specie trovarmelo come "servizio" e per di più in questa categoria;
nella categoria "Social Media Sharing" non è presente Flickr ma solo applicazioni di video online (al primo posto chi se non YouTube?), tra cui Jumpcut, un’applicazione che ho scoperto pochi giorni fa (qui il post dove ne parlo) e che mi ha sinceramente impressionato.

Da questa lista possono venire tante considerazioni, ma la principale è che davvero, come dice l’autore, questo trend di spostamento sul web dei nostri dati e delle nostre attività sociali è davvero un fiume in piana, e come tale sta sempre più spostando l’attenzione dal PC ad Internet, e da qui si capisce il senso degli annunci che stanno arrivando dal CES di Las Vegas (es., Microsoft) e che presumibilmente arriveranno dal MacWorld di San Francisco: la competizione "do or die" non è più (solo) per essere sulla scrivania della persone, ma è per essere nel loro salotto, nella loro auto, nella loro tasca e così via.

Web 2.0, Marketing, Bottom-Up Brand MgmtJanuary 6, 2007 12:25 am

Su RandomCulture leggo di "Crash the SuperBowl", un’iniziativa molto interessante di Doritos (marchio USA di chips e affini): si tratta di un concorso nel quale ai partecipanti è stato chiesto di realizzare e inviare un film pubblicitario (il classico 30").
I 5 finalisti (selezionati da una giuria "tecnica"), oltre ad intascare $10.000, andranno tutti al SuperBowl di Miami ospiti di Doritos, mentre il vincitore finale, scelto da una giuria "popolare" (ovvero i visitatori del sito ) vedrà il suo film trasmesso in uno degli spazi pubblicitari del SuperBowl, notoriamente tra gli spot più costosi del mondo (vedi il regolamento ufficiale per tutti i dettagli).

L’iniziativa mi sembra molto interessante e ci sono vari aspetti che vanno menzionati:
- innanzitutto ovviamente il fatto di trattarsi di una forma di User Generated Advertising molto più compiuta rispetto ad iniziative come ad esempio quella di Aquarius che permetteva di scegliere quale mandare in onda tra due diverse creatività (il sito era qui, ma adesso non c’è più…);
- il brief molto tecnico ("Creative Assignment") contenuto nel regolamento, il che può essere letto come un riconoscimento della "competenza" dei consumatori in qualità di veri e propri "addetti ai lavori", ovvero reali brand manager;
- il fatto di avere un doppio livello di selezione delle creatività rappresentato dalla giuria tecnica e da quella popolare, e il fatto che a determinare quale film mandare in onda sia quest’ultima, in pratica il "target" stesso della comunicazione;
- la partnership con Yahoo! e soprattutto il fatto che sembra che l’iniziativa non preveda nessuna agenzia di comunicazione nè tradizionale nè interactive/web (cosa che sembra provata da questo articolo di AdWeek).

In realtà la qualità dei 5 film finalisti lascia trasparire una mano ideativa ed esecutiva non proprio amatoriale: casting, location, shooting e post-produzione, per quanto non faraonici, sono comunque di buon livello, e infatti leggendo le biografie dei 5 filmaker si vede che nel peggiore dei casi si tratta di "prosumer", fino ad arrivare ad un esponente di una casa di produzione di film pubblicitari (che tra l’altro ha documentato con un apposito blog la realizzazione del film).

Il concorso mi ha anche fatto scoprire Jumpcut, una piattaforma di editing video online molto interessante: in pratica disponendo solo del browser è possibile montare video digitali utizzando un’interfaccia simile a iMovie di Apple o a Adobe Premiere.
I film così realizzati possono poi essere scaricati oppure condivisi sulla stessa piattaforma in una modalità più simile a Flickr che a YouTube (non a caso anche Jumpcut fa parte della galassia Yahoo!).

Web 2.0, SocietàJanuary 4, 2007 10:39 pm

Leggo sul sito inglese dell’agenzia Reuters che un tribunale brasiliano ha imposto a YouTube la "chiusura" fino a quando non provvederà a rimuovere un video che ritrae Daniela Cicarelli (una ex di Ronaldo) mentre amoreggia sulla spiaggia:
"A Brazilian court ordered the popular video sharing service YouTube, a unit of Internet search provider Google Inc., to be shut down until it removes a celebrity sex video from its site, a judicial clerk said on Thursday."

Il fatto era già noto da settembre e YouTube si era impegnata a cancellare il video che però continua a riemergere ripostato sempre da nuovi utenti, adesso la novità è l’inginzione da parte della corte brasiliana che chiede anche a YouTube il pagamento di un’ammenda di $116.000 per ogni giorno di permanenza del video.

p.s.
su YouTube il video è presente, così come Google Video e su DailyMotion (non metto il link ma penso che non vi sarà difficile trovarlo…)

Web 2.0, MarketingDecember 20, 2006 11:58 pm

Segnalo questo impietoso paragone tra i copy per la stampa e quelli per i text ads fatto da Seth Godin.

Web 2.0, Business, SocietàDecember 7, 2006 11:50 am

Dal sempre interessante Trendwatching segnalo questi 3 post, che consiglio di leggere nell’ordine:
- Generation C
- Generation C(ash)
- Customer Made

Generation C
L’appartenenza alla "Generation C", non è, come di solito avviene, su base anagrafica, ma è in base all’attitudine verso la "generazione di contenuto", infatti la "C" sta proprio per "Content".
Chiaramente appartengono alla "Generation C" i bloggers, ma anche coloro che postano le proprie foto su Flickr, che rispondono alle domande su Y! Answers, che pubblicano i propri video su YouTube, etc.

Generation C(ash)
Secondo Trendwatching.com questo fenomeno ha due driver: uno "sociale", e cioè la voglia di far vedere quanto siamo creativi, e uno "tecnologico" cioè la disponibilità di strumenti (fotocamere digitali, software creativo, piattaforme web di pubblicazione, etc.) per farlo.
Poichè questo trend sta arricchendo diverse aziende (da Google a Canon a Apple), secondo Trendwatching.com presto vedremo affermarsi un nuovo fenomeno: quello di conumatori pagati dalle aziende per produrre e pubblicare i loro contenuti.
Di fatto il fenomeno è già in atto: basta vedere i concorsi nei quali la meccanica prevede che a vincere sia la foto più bella o la ricetta più gustosa, o ancora meglio il sistema di revenue sharing con gli AdSense di Google che ciascuno può inserire sul proprio blog (secondo me l’antesignano di questo fenomeno è stata Amazon con il suo programma di affiliazione), per finire con l’esempio, molto 2.0, di FON.

Customer-Made
L’attitudine a dimostrare al mondo la propria capacità di creare deve per forza interessare le aziende, in quanto rappresenta sia una minaccia (mette infatti in discussione il loro ruolo storico di uniche "creatrici" di prodotti, di comunicazione, etc.) sia una opportunità (produrre prodotti disegnati dai consumatori potrebbe essere un buon motivo per venderglieli…).
Prima di entusiasmarsi e far decidere ai consumatori anche la carta intestata, consiglio "alle aziende" di leggere attentamente questo warning:
What is Cusotmer-Made not?
It’s NOT plain feedback without an answer, it’s not Do-It-Yourself, it’s not customization, it’s not even personalization, as all of these actions take place after companies have decided what the basics are, which products and services and experiences they’re willing to hand over to consumers.

Quindi: questi fenomeni sembrano molto interessanti per un capovolgimento o meglio un nuovo assetto più "simmetrico" dei rapporti azienda-consumatore, però come sempre bisogna stare attenti all’over-hyping e per le aziende il consiglio è di individuare delle aree test nelle quali iniziare a testare la reale attitudine e le reali possibilità di interagire con i consumatori.

Web 2.0, MarketingDecember 6, 2006 3:22 pm

ClausBusters è una bella iniziativa di ViviLastminute.it con Blogo.it.

 

Si tratta di pubblicare sul loro blog una letterina a Babbo Natale, quindi di pubblicarla anche sul proprio blog mettendoci l’opportuno trackback.
I lettori di Blogo.it determineranno i fortunati vincitori che si recheranno in Lapponia sulla tracce del simpatico ubriacone (quel naso non ti viene solo con il freddo).

La mia è questa:

caro Babbo Natale,
non ho niente in particolare da chiederti per me e per la mia famiglia se non di permetterci di continuare a vivere come stiamo facendo.
quindi prendi la tua slitta e vedi di portare un sorriso a quelle persone che per un motivo o per l’altro non possono affermare lo stesso.
poi se ti resta del tempo vedi tu se seppellire nel carbone (o nel polonio, che è più "2.0") quelli che vogliono la pace nel mondo a suon di bombardamenti e idiozie del genere, ma davvero, solo se ti resta del tempo.

buon lavoro, salutami le renne.
ciao
andrea

——————— 

Peccato che gli ideatori non abbiano predefinito delle categorie, anche perchè guardando il blog si sono comunque già delineati dei filoni: i comico/ironici, gli egoisti (come quello che ha chiesto una Bugatti Veyron), quelli che cercano l’anima gemella, e naturalmente quelli che vorrebbero un mondo migliore e quelli che vorrebbero una vita migliore.

Ultima nota: sembra che il posting sia moderato, evidentemente vogliono evitare i famosi "desideri inconfessabili"…